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(ansa)

Un’intesa fantasma senza futuro

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Esistono intese politiche che riflettono un'idea condivisa del governo del Paese. Ne esistono altre che non esprimono alcunché se non il timore del salto nel buio e la convenienza a fare quadrato contro il rischio di scivolare nell'abisso.

È facile capire che l'accordo sulla legge di Bilancio, e in particolare sulle cosiddette micro-tasse, appartiene alla seconda specie. È un mini-patto obbligato perché non sarebbe concepibile il collasso della maggioranza proprio sul passaggio legislativo più importante dell'anno.

Il terreno era propizio per qualche escursione corsara del partito renziano - contro le tasse che colpiscono la plastica e le bevande zuccherate - e così è stato. Ma è meglio non illudersi che l'accordicchio di ieri sera segni un cambio di passo per l'esecutivo Conte-2. L'equilibrio rimane precario e soprattutto privo di orizzonte. Lo si vede anche nel contorto compromesso sulla prescrizio…
Esistono intese politiche che riflettono un'idea condivisa del governo del Paese. Ne esistono altre che non esprimono alcunché se non il timore del salto nel buio e la convenienza a fare quadrato contro il rischio di scivolare nell'abisso.

È facile capire che l'accordo sulla legge di Bilancio, e in particolare sulle cosiddette micro-tasse, appartiene alla seconda specie. È un mini-patto obbligato perché non sarebbe concepibile il collasso della maggioranza proprio sul passaggio legislativo più importante dell'anno.

Il terreno era propizio per qualche escursione corsara del partito renziano - contro le tasse che colpiscono la plastica e le bevande zuccherate - e così è stato. Ma è meglio non illudersi che l'accordicchio di ieri sera segni un cambio di passo per l'esecutivo Conte-2. L'equilibrio rimane precario e soprattutto privo di orizzonte. Lo si vede anche nel contorto compromesso sulla prescrizione, un tema che peraltro né i 5S né il Pd hanno mai giudicato degno di una crisi di governo.

La novità, semmai, è quella descritta ieri da Annalisa Cuzzocrea su questo giornale: il risentimento crescente dei Cinque Stelle filo-governativi contro la turbolenza del "capo politico" Di Maio, in particolare per via dell'intransigenza sul Mes, il meccanismo salva-Stati.

È un governismo ispirato, come è noto, da Grillo, del tutto in sintonia con il destino che attende presto o tardi il Movimento: scindersi in due tronconi, uno più grande che diventerà con Conte e altri una sorta di corrente esterna del Pd zingarettiano; e un altro più piccolo che troverà la sua ragion d'essere nel ritorno al "movimentismo" fino alla probabile alleanza con la Lega.

Ora è chiaro che nessun Parlamento può sostenere senza traumi la lacerazione del partito di maggioranza relativa (tale è il M5S per numeri e seggi, in virtù delle elezioni del 2018). Se questa avviene in un contesto drammatico, non c'è alternativa al voto. I giochi tattici non possono nascondere a lungo la progressiva perdita di senso dell'alleanza con il Pd messa a punto l'estate scorsa senza sufficiente ponderazione.

L'altra novità è la nuova strategia da cui sembra tentato il capo-corsaro Renzi. Fino a pochi giorni fa l'ex premier si considerava il salvatore della legislatura in quanto regista del Conte-2, il governo "che ha evitato l'aumento dell'Iva". Arrivare al 2023 era l'obiettivo dichiarato, così da consentire tra l'altro l'elezione di un capo dello Stato anti-sovranista: operazione in cui Renzi naturalmente vedeva se stesso come burattinaio. Ma le circostanze sono cambiate e il capo di "Italia Viva" si sta adeguando. Come è ovvio egli dichiara la sua preferenza per il percorso originario: stabilità, rilancio degli investimenti e nel 2022 elezione del successore di Mattarella. Ma qualcosa è cambiato: ora non esclude più il voto, anzi lo considera abbastanza probabile. Segno che Renzi si è reso conto che questa maggioranza non ha futuro.

Non solo: la speranza di una rapida crescita del suo partito personale è già svanita, complici anche le polemiche sui finanziamenti della fondazione Open. Il Renzi di oggi, con uno dei salti ai quali ci ha abituati, tenta di salvare il salvabile accettando l'ipotesi delle urne. Nella speranza di avere un po' di filo da tessere nella prossima legislatura, anche e soprattutto se fosse la destra a governare.