Pietro Terracina, l’importanza del testimone
Marco Belpoliti , di MARCO BELPOLITI
Se anche ritornerete, e racconterete quello che vi è successo, nessuno vi crederà, così dicevano le SS agli ebrei deportati negli ultimi mesi di guerra quando il Terzo Reich si stava progressivamente disfacendo davanti ai loro occhi. L'incubo di non essere creduti è quello che più ha tormentato i sopravvissuti ai campi della morte nazisti.
Primo Levi ancora a Auschwitz-Monowitz, nel Lager collegato alla grande fabbrica di gomma sintetica, racconta di aver sognato d'essere tornato, d'essere finalmente nella sua casa e di parlare con sua sorella e con gli amici. Ma nel sogno-incubo la sorella si alza e se ne va. Non resta nessuno ad ascoltare le sue parole. Ancora immerso nel sonno gli sopravviene allora un dolore allo stato puro, come quello che si prova da bambini, "non temperato dal senso di realtà". Questo hanno temuto e poi provato i reduci dai Lager nel 1945 e negli anni seguenti.
Pietro Terracina, scomparso oggi a …
Primo Levi ancora a Auschwitz-Monowitz, nel Lager collegato alla grande fabbrica di gomma sintetica, racconta di aver sognato d'essere tornato, d'essere finalmente nella sua casa e di parlare con sua sorella e con gli amici. Ma nel sogno-incubo la sorella si alza e se ne va. Non resta nessuno ad ascoltare le sue parole. Ancora immerso nel sonno gli sopravviene allora un dolore allo stato puro, come quello che si prova da bambini, "non temperato dal senso di realtà". Questo hanno temuto e poi provato i reduci dai Lager nel 1945 e negli anni seguenti.
Pietro Terracina, scomparso oggi a …
Se anche ritornerete, e racconterete quello che vi è successo, nessuno vi crederà, così dicevano le SS agli ebrei deportati negli ultimi mesi di guerra quando il Terzo Reich si stava progressivamente disfacendo davanti ai loro occhi. L'incubo di non essere creduti è quello che più ha tormentato i sopravvissuti ai campi della morte nazisti.
Primo Levi ancora a Auschwitz-Monowitz, nel Lager collegato alla grande fabbrica di gomma sintetica, racconta di aver sognato d'essere tornato, d'essere finalmente nella sua casa e di parlare con sua sorella e con gli amici. Ma nel sogno-incubo la sorella si alza e se ne va. Non resta nessuno ad ascoltare le sue parole. Ancora immerso nel sonno gli sopravviene allora un dolore allo stato puro, come quello che si prova da bambini, "non temperato dal senso di realtà". Questo hanno temuto e poi provato i reduci dai Lager nel 1945 e negli anni seguenti.
Pietro Terracina, scomparso oggi a 91 anni, ha detto di essersi trovato solo e disperato al ritorno da Auschwitz, nessuno voleva ascoltare quanto gli era accaduto.
Perché i testimoni sono così importanti per noi? Perché recano impressa nel loro corpo e nella loro psiche l'esperienza incancellabile della deportazione. Il testimone è colui che ha diretta esperienza di un fatto, dicono i dizionari. La testimonianza è fondamentale proprio per questo: perché immediata, senza mediazioni di sorta. Proprio perché personale e individuale, reca con sé qualcosa di unico, che non si troverà mai nelle pagine di storia o nelle cronache successive scritte a distanza di tempo. Insieme al dolore inestinguibile, i testimoni hanno la coscienza di ciò che è avvenuto, dei suoi tempi e modi. Ricordano in modo incontrovertibile. La loro esperienza non è rimuovibile o rinviabile, non può essere emendata o corretta, perché impressa nella loro carne.
In un mondo che tutto o quasi viene presto dimenticato, il testimone porta con sé il suo inalienabile modo d'essere. Il testimone non sempre parla, non sempre riesce a verbalizzare quanto è accaduto là nel campo. Lo blocca sovente la vergogna, quella che non ebbero i carnefici e che invece morde la coscienza di chi ha assistito alla degradazione dell'uomo, alla sua distruzione: vergogna del giusto davanti all'azioni degli ingiusti.
Il peso specifico della testimonianza sta in questa esperienza indelebile. Come ha scritto Levi, l'uomo che ha parlato e scritto della sua esperienza nel campo, "distruggere l'uomo è difficile quanto crearlo". Il testimone reca in sé la traccia della contro-creazione di cui sono stati capaci i carnefici.
Primo Levi ancora a Auschwitz-Monowitz, nel Lager collegato alla grande fabbrica di gomma sintetica, racconta di aver sognato d'essere tornato, d'essere finalmente nella sua casa e di parlare con sua sorella e con gli amici. Ma nel sogno-incubo la sorella si alza e se ne va. Non resta nessuno ad ascoltare le sue parole. Ancora immerso nel sonno gli sopravviene allora un dolore allo stato puro, come quello che si prova da bambini, "non temperato dal senso di realtà". Questo hanno temuto e poi provato i reduci dai Lager nel 1945 e negli anni seguenti.
Pietro Terracina, scomparso oggi a 91 anni, ha detto di essersi trovato solo e disperato al ritorno da Auschwitz, nessuno voleva ascoltare quanto gli era accaduto.
Perché i testimoni sono così importanti per noi? Perché recano impressa nel loro corpo e nella loro psiche l'esperienza incancellabile della deportazione. Il testimone è colui che ha diretta esperienza di un fatto, dicono i dizionari. La testimonianza è fondamentale proprio per questo: perché immediata, senza mediazioni di sorta. Proprio perché personale e individuale, reca con sé qualcosa di unico, che non si troverà mai nelle pagine di storia o nelle cronache successive scritte a distanza di tempo. Insieme al dolore inestinguibile, i testimoni hanno la coscienza di ciò che è avvenuto, dei suoi tempi e modi. Ricordano in modo incontrovertibile. La loro esperienza non è rimuovibile o rinviabile, non può essere emendata o corretta, perché impressa nella loro carne.
In un mondo che tutto o quasi viene presto dimenticato, il testimone porta con sé il suo inalienabile modo d'essere. Il testimone non sempre parla, non sempre riesce a verbalizzare quanto è accaduto là nel campo. Lo blocca sovente la vergogna, quella che non ebbero i carnefici e che invece morde la coscienza di chi ha assistito alla degradazione dell'uomo, alla sua distruzione: vergogna del giusto davanti all'azioni degli ingiusti.
Il peso specifico della testimonianza sta in questa esperienza indelebile. Come ha scritto Levi, l'uomo che ha parlato e scritto della sua esperienza nel campo, "distruggere l'uomo è difficile quanto crearlo". Il testimone reca in sé la traccia della contro-creazione di cui sono stati capaci i carnefici.