"Il ridicolo dramma a Roma a proposito delle proposte di riforma del trattato Mes": è il titolo di un'analisi apparsa martedì sul sito della facoltà di Legge dell'Università di Oxford.
Lo svolgimento è coerente con la tesi annunciata e non risparmia strali alla Lega, ma anche ai Cinque Stelle che stanno in maggioranza - addirittura esprimendo il ministro degli Esteri - ma occhieggiano agli argomenti critici dell'opposizione. In sostanza gli autori (Arnold, Panizza e Gulati) sostengono che qualcuno, in particolare Salvini, non conosce nemmeno la questione su cui polemizza. E non è il solo. Per cui l'articolo si conclude con una citazione in italiano: "As they say in Naples: ci sono o ci fanno".
Non sembra dunque che il tira-e-molla sul Mes abbia accresciuto la credibilità del governo all'estero, benché a Londra da stasera potrebbero avere altri temi a cui prestare attenzione, visto che si …
Lo svolgimento è coerente con la tesi annunciata e non risparmia strali alla Lega, ma anche ai Cinque Stelle che stanno in maggioranza - addirittura esprimendo il ministro degli Esteri - ma occhieggiano agli argomenti critici dell'opposizione. In sostanza gli autori (Arnold, Panizza e Gulati) sostengono che qualcuno, in particolare Salvini, non conosce nemmeno la questione su cui polemizza. E non è il solo. Per cui l'articolo si conclude con una citazione in italiano: "As they say in Naples: ci sono o ci fanno".
Non sembra dunque che il tira-e-molla sul Mes abbia accresciuto la credibilità del governo all'estero, benché a Londra da stasera potrebbero avere altri temi a cui prestare attenzione, visto che si …
"Il ridicolo dramma a Roma a proposito delle proposte di riforma del trattato Mes": è il titolo di un'analisi apparsa martedì sul sito della facoltà di Legge dell'Università di Oxford.
Lo svolgimento è coerente con la tesi annunciata e non risparmia strali alla Lega, ma anche ai Cinque Stelle che stanno in maggioranza - addirittura esprimendo il ministro degli Esteri - ma occhieggiano agli argomenti critici dell'opposizione. In sostanza gli autori (Arnold, Panizza e Gulati) sostengono che qualcuno, in particolare Salvini, non conosce nemmeno la questione su cui polemizza. E non è il solo. Per cui l'articolo si conclude con una citazione in italiano: "As they say in Naples: ci sono o ci fanno".
Non sembra dunque che il tira-e-molla sul Mes abbia accresciuto la credibilità del governo all'estero, benché a Londra da stasera potrebbero avere altri temi a cui prestare attenzione, visto che si dà per molto probabile la vittoria del premier pro-Brexit, Boris Johnson.
Nel frattempo a Roma il "ridicolo dramma" si sta confermando tale. Nel senso che i Cinque Stelle hanno dovuto piegare il capo e accettare gli accordi raggiunti in sede europea. Il mancato automatismo delle procedure e i chiarimenti ottenuti sulla valutazione dei titoli di Stato sono aspetti molto tecnici che vanno a merito di chi ha spuntato tali miglioramenti - in primo luogo il ministro Gualtieri - rispetto a un accordo già chiuso da tempo nei suoi termini generali.
S'intende che a tali risultati si sarebbe arrivati lo stesso anche senza il dramma romano. Ma proprio quest'ultimo, nonostante le ironie inglesi, fa parte del dibattito pubblico e mai come nelle ultime settimane la polemica sul Mes ha fatto da specchio alle inquietudini e contraddizioni di una classe politica messa di fronte a un tema troppo grande per essere trattato con le armi solite della propaganda. Nessuno pensava che il governo potesse inciampare sulle astruserie del salva-Stati, troppo complicate per diventare argomento di campagna elettorale.
Ciò non toglie che il Parlamento ha perso un'occasione per dimostrarsi all'altezza del ruolo. L'immagine dell'aula di Montecitorio semi-vuota ieri mattina, mentre parlava il presidente del Consiglio, sembrava rafforzare il pregiudizio di chi vede il lato ridicolo della vicenda. Peraltro i Cinque Stelle hanno deciso di rinunciare alla loro retorica tradizionale pur di aggrapparsi all'esecutivo.
Naturalmente chi ha buona memoria ricorda l'anatema di Beppe Grillo l'estate scorsa sul blog, quando proclamava che il Movimento era compatto nel dire "no" al Mes.
Oggi i Cinque Stelle preferiscono divorziare da una parte della loro base e di conseguenza accettano il patto europeo attraverso non poche contorsioni verbali. Quanto a Conte, sempre più uomo della connessione con il Pd, ha fatto del suo meglio per tenere compatta la maggioranza scagliando frecce di fuoco contro la destra leghista e meloniana. Diciamo che ha ripetuto lo schema di pochi mesi fa, quando mise sulla graticola Salvini disponendosi al cambio di alleanze. Restano i dubbi sul Mes derivanti dalla debolezza dell'Italia, Paese indebitato e stagnante. E restano le incertezze di una coalizione che sopravvive in modo comunque precario. Non sono i tre senatori dei 5S che si sono staccati in Senato; è piuttosto il senso di frustrazione che si respira alla vigilia di un gennaio che si annuncia decisivo.
Lo svolgimento è coerente con la tesi annunciata e non risparmia strali alla Lega, ma anche ai Cinque Stelle che stanno in maggioranza - addirittura esprimendo il ministro degli Esteri - ma occhieggiano agli argomenti critici dell'opposizione. In sostanza gli autori (Arnold, Panizza e Gulati) sostengono che qualcuno, in particolare Salvini, non conosce nemmeno la questione su cui polemizza. E non è il solo. Per cui l'articolo si conclude con una citazione in italiano: "As they say in Naples: ci sono o ci fanno".
Non sembra dunque che il tira-e-molla sul Mes abbia accresciuto la credibilità del governo all'estero, benché a Londra da stasera potrebbero avere altri temi a cui prestare attenzione, visto che si dà per molto probabile la vittoria del premier pro-Brexit, Boris Johnson.
Nel frattempo a Roma il "ridicolo dramma" si sta confermando tale. Nel senso che i Cinque Stelle hanno dovuto piegare il capo e accettare gli accordi raggiunti in sede europea. Il mancato automatismo delle procedure e i chiarimenti ottenuti sulla valutazione dei titoli di Stato sono aspetti molto tecnici che vanno a merito di chi ha spuntato tali miglioramenti - in primo luogo il ministro Gualtieri - rispetto a un accordo già chiuso da tempo nei suoi termini generali.
S'intende che a tali risultati si sarebbe arrivati lo stesso anche senza il dramma romano. Ma proprio quest'ultimo, nonostante le ironie inglesi, fa parte del dibattito pubblico e mai come nelle ultime settimane la polemica sul Mes ha fatto da specchio alle inquietudini e contraddizioni di una classe politica messa di fronte a un tema troppo grande per essere trattato con le armi solite della propaganda. Nessuno pensava che il governo potesse inciampare sulle astruserie del salva-Stati, troppo complicate per diventare argomento di campagna elettorale.
Ciò non toglie che il Parlamento ha perso un'occasione per dimostrarsi all'altezza del ruolo. L'immagine dell'aula di Montecitorio semi-vuota ieri mattina, mentre parlava il presidente del Consiglio, sembrava rafforzare il pregiudizio di chi vede il lato ridicolo della vicenda. Peraltro i Cinque Stelle hanno deciso di rinunciare alla loro retorica tradizionale pur di aggrapparsi all'esecutivo.
Naturalmente chi ha buona memoria ricorda l'anatema di Beppe Grillo l'estate scorsa sul blog, quando proclamava che il Movimento era compatto nel dire "no" al Mes.
Oggi i Cinque Stelle preferiscono divorziare da una parte della loro base e di conseguenza accettano il patto europeo attraverso non poche contorsioni verbali. Quanto a Conte, sempre più uomo della connessione con il Pd, ha fatto del suo meglio per tenere compatta la maggioranza scagliando frecce di fuoco contro la destra leghista e meloniana. Diciamo che ha ripetuto lo schema di pochi mesi fa, quando mise sulla graticola Salvini disponendosi al cambio di alleanze. Restano i dubbi sul Mes derivanti dalla debolezza dell'Italia, Paese indebitato e stagnante. E restano le incertezze di una coalizione che sopravvive in modo comunque precario. Non sono i tre senatori dei 5S che si sono staccati in Senato; è piuttosto il senso di frustrazione che si respira alla vigilia di un gennaio che si annuncia decisivo.