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(ansa)

Renzi e Salvini, intrecci giudiziari

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C'è un filo invisibile che intreccia i destini di Matteo Renzi e Matteo Salvini. Entrambi sono sfiorati in vario modo da indagini della magistratura. Entrambi devono fare i conti con questa variabile giudiziaria per tornare o per restare al centro della scena politica. È chiaro che nel merito i due casi non possono essere granché assimilati: Renzi è alle prese con gli aspetti opachi, o supposti tali, dei finanziamenti affluiti all'ex fondazione Open e da lì fuoriusciti attraverso un certo numero di rivoli.

Questioni da chiarire e interrogativi a cui rispondere, alcuni posti con veemenza dallo stesso Renzi in Senato. Il primo riguarda, ad avviso dell'ex premier, la definizione degli ambiti in cui devono agire la magistratura e la politica. Dibattito antico e in sé legittimo che dominò, spesso strumentalizzato, gli anni di Berlusconi.

Quanto a Salvini, l'ex ministro dell'Interno è sospettato di uso improprio e…
C'è un filo invisibile che intreccia i destini di Matteo Renzi e Matteo Salvini. Entrambi sono sfiorati in vario modo da indagini della magistratura. Entrambi devono fare i conti con questa variabile giudiziaria per tornare o per restare al centro della scena politica. È chiaro che nel merito i due casi non possono essere granché assimilati: Renzi è alle prese con gli aspetti opachi, o supposti tali, dei finanziamenti affluiti all'ex fondazione Open e da lì fuoriusciti attraverso un certo numero di rivoli.

Questioni da chiarire e interrogativi a cui rispondere, alcuni posti con veemenza dallo stesso Renzi in Senato. Il primo riguarda, ad avviso dell'ex premier, la definizione degli ambiti in cui devono agire la magistratura e la politica. Dibattito antico e in sé legittimo che dominò, spesso strumentalizzato, gli anni di Berlusconi.

Quanto a Salvini, l'ex ministro dell'Interno è sospettato di uso improprio e reiterato degli aerei di Stato. Qui si sente l'eco della vituperata prima Repubblica contro la quale per anni si è scagliato il populismo leghista: utilizzare un aereo o un elicottero di servizio per farsi accompagnare a un comizio elettorale o anche solo per tornare a casa. Al giorno d'oggi, se fossero provate, sarebbero accuse insidiose. Valgono quelle, peraltro differenti, su cui Renzi è chiamato a dare qualche spiegazione e che da giorni riempiono le cronache e i talk show televisivi. Per Salvini poi non finisce qui: sullo sfondo c'è sempre la vicenda dei 49 milioni.

In definitiva, due tra i personaggi più in vista della scena pubblica sono incalzati dalle procure. Sono innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, naturalmente. Ma sono e saranno condizionati nella loro azione politica mentre entrambi vivono un passaggio cruciale: Renzi combatte per non essere ricacciato nelle retrovie insieme al suo piccolo partito personale; Salvini vorrebbe riscuotere il dividendo della sua leadership nella destra. Ognuno reagisce secondo il proprio carattere. Salvini sembra impacciato e teme di commettere un passo falso se alza la voce contro la magistratura; probabilmente si rende conto che d'ora in poi il suo cammino verso il potere politico subirà il contrappunto dalle inchieste giudiziarie, alle quali non è stato saggio offrire materiale d'indagine (come le decine di voli di Stato).

Renzi invece, assecondando un temperamento che non gli fa difetto, è corso in Senato e ha pronunciato un discorso che i suoi seguaci si sono affrettati a definire storico. Ha attaccato le inchieste giornalistiche e l'accanimento delle procure, evocando la famosa frase di Aldo Moro al tempo dello scandalo Lockheed (la Dc "non si farà processare nelle piazze") e citando il Bettino Craxi del '92, il tentativo di arginare la valanga di Tangentopoli. In verità le due citazioni sono apparse fuori contesto e troppo strumentali. Il passato di Renzi non è esente da punte giustizialiste, anzi: qualcuno ha ricordato la sua perentoria richiesta di dimissioni dell'allora ministro Cancellieri, che non aveva nemmeno ricevuto un avviso di garanzia. Oggi che si trova in crescenti difficoltà, Renzi si scopre garantista e si propone come erede di figure molto diverse da loro e assai differenti da lui: Moro e Craxi. Nelle stesse ore Salvini si accorge che il suo cammino sarà in salita. Proprio quando il suo messaggio si fa involuto e meno efficace di prima.