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(agf)

Sardine, la mia piazza liberata dall'odio

“Sono passato anche io, sono tornato anche io, e non mi aspetto niente. Forse ad aspettarsi qualcosa è soprattutto chi non c’è. Chi c’è sa che basta esserci, stavolta, guardarsi attorno”.
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Il bello è farsi domande. Vecchie: che significa scendere in piazza? Nuove: qual è stata l’ultima volta? Arrivo in piazza San Giovanni e subito incontro una militante storica; mi dice: ma tu c’eri nel 2002? No, non c’ero, però c’ero nel 2003, contro la guerra in Iraq. Che giornata meravigliosa: quel senso di pienezza, quell’emozione condivisa. Avevo vent’anni. Nel 2001 avevo visto, da lontano, incupirsi l’estate di inizio secolo su Genova, piazza Alimonda. E poi? Tornare a manifestare, tornare per esserci - senza rivendicazioni, senza risentimento, senza rabbia - fa un effetto curioso.

Tanto più che è un tornare quasi in punta di piedi, lieve; un senso di beata disappartenenza, una partecipazione soft. Mordi e fuggi, mi verrebbe da dire, e non per sminuirla, ma perché conta più esserci che dire (“Chi pensa è muto come un pesce” si legge su un cartello), più l’ess…
Il bello è farsi domande. Vecchie: che significa scendere in piazza? Nuove: qual è stata l’ultima volta? Arrivo in piazza San Giovanni e subito incontro una militante storica; mi dice: ma tu c’eri nel 2002? No, non c’ero, però c’ero nel 2003, contro la guerra in Iraq. Che giornata meravigliosa: quel senso di pienezza, quell’emozione condivisa. Avevo vent’anni. Nel 2001 avevo visto, da lontano, incupirsi l’estate di inizio secolo su Genova, piazza Alimonda. E poi? Tornare a manifestare, tornare per esserci - senza rivendicazioni, senza risentimento, senza rabbia - fa un effetto curioso.

Tanto più che è un tornare quasi in punta di piedi, lieve; un senso di beata disappartenenza, una partecipazione soft. Mordi e fuggi, mi verrebbe da dire, e non per sminuirla, ma perché conta più esserci che dire (“Chi pensa è muto come un pesce” si legge su un cartello), più l’essere passati di qua che il sostare a lungo - le sardine stanno strette però si muovono, non s’intruppano per fermarsi ma per muoversi, per andare. La piazza è liquida come il secolo nuovo, è mobile.

Tutto sommato, non mi dispiace questa leggerezza: post-novecentesca si dirà, e forse è così. “Movimento” è la definizione antica ma esatta, da prendere davvero alla lettera. Lo stupore reciproco è il primo collante. Ci sei anche tu, anziano signore che trascrivi con cura, su un cartello, l’articolo 3 della Costituzione italiana. Ci sei anche tu, bambina che agiti una sardina vestita da Superman. Non è incredibile? Così eccomi, sono passato anche io, sono tornato anche io, e non mi aspetto niente. Forse ad aspettarsi qualcosa è soprattutto chi non c’è. Chi c’è sa che basta esserci, stavolta, guardarsi attorno; e anche se le parole dal palco non arrivano bene non importa, conta di più la sorpresa. Dove eravamo tutti, fino a ieri? L’odio non ci ha intossicato. Facciamo l’appello, poi andiamo.