Cannabis light, propaganda allucinogena
Sebastiano Messina , di SEBASTIANO MESSINAAlla destra interessa solo quel nome, cannabis, che è un formidabile bersaglio. E nel fatto che la forma diventi più importante della sostanza non c'è purtroppo nulla di stupefacente
La prova provata che la propaganda sia ormai il vero allucinogeno che - purtroppo legalmente - viene spacciato nel nostro Parlamento è nel resoconto stenografico della seduta del Senato. È infatti rimasto agli atti che secondo l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini il nostro Paese ha appena evitato "la vergogna dello Stato spacciatore", e subito dopo il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa si è rivolto a un senatore del Movimento 5 Stelle chiamandolo "drogato", mentre nell'aula scoppiava il parapiglia. Quella decina di cittadini che assistevano a questo sconcertante dibattito dalle tribune del pubblico, ma anche quei milioni di telespettatori che ne hanno udito l'eco nei tg della sera, avranno probabilmente capito che era in corso uno scontro sulla distribuzione dell'eroina nelle farmacie, o sulla vendita della cocaina nei tabaccai.
Pochi, pochissimi sanno che si parlava d'altro, ovvero dell'autorizzazione …
Pochi, pochissimi sanno che si parlava d'altro, ovvero dell'autorizzazione …
La prova provata che la propaganda sia ormai il vero allucinogeno che - purtroppo legalmente - viene spacciato nel nostro Parlamento è nel resoconto stenografico della seduta del Senato. È infatti rimasto agli atti che secondo l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini il nostro Paese ha appena evitato "la vergogna dello Stato spacciatore", e subito dopo il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa si è rivolto a un senatore del Movimento 5 Stelle chiamandolo "drogato", mentre nell'aula scoppiava il parapiglia. Quella decina di cittadini che assistevano a questo sconcertante dibattito dalle tribune del pubblico, ma anche quei milioni di telespettatori che ne hanno udito l'eco nei tg della sera, avranno probabilmente capito che era in corso uno scontro sulla distribuzione dell'eroina nelle farmacie, o sulla vendita della cocaina nei tabaccai.
Pochi, pochissimi sanno che si parlava d'altro, ovvero dell'autorizzazione al commercio di "canapa a basso contenuto di tetraidrocannabinolo", che i più autorevoli farmacologi hanno definito "una camomilla molto forte, una tisana potente, un infuso di erbe particolarmente calmante". Che però ha nel suo nome il difetto che la rende una preda ambitissima dagli addetti alla propaganda, essendo nota come "cannabis light".
Se la stessa sostanza si fosse chiamata, per dire, "genziana strong", la norma sarebbe passata pacificamente, serenamente, placidamente. Ma poiché si chiama cannabis, venendo ricavata dalla stessa pianta che può diventare marijuana, alla destra leghista e meloniana non è parso vero di poter partire all'assalto, accusando il governo giallo-rosso di voler aprire le porte a tutte le droghe, come se l'Italia stesse per sprofondare nell'abisso della perdizione e del peccato. Al punto che Salvini si è rivolto alla presidente Casellati - che ha chiuso la battaglia di Palazzo Madama dichiarando inammissibile la proposta per "estraneità di materia" rispetto alla legge di bilancio - ringraziandola "a nome delle comunità di recupero e a nome delle famiglie italiane", manco se avesse evitato la distribuzione gratuita di crack, ecstasy e Lsd davanti alle elementari.
Tutti sanno che da decenni si discute in Italia se sia meglio, per combattere la droga, sottoporre la sua vendita al controllo dello Stato, sottraendo questo mercato alle mafie e alla criminalità organizzata ed evitando ai tossicodipendenti di restare intrappolati in una spirale di illegalità. È un dibattito che divide i medici, gli esperti, i criminologi, i politici e gli intellettuali. Ma che non c'entra nulla, proprio nulla, con l'emendamento presentato dal senatore pentastellato Matteo Mantero (che pure ha una posizione chiarissima: "Libera cannabis in libero Stato").
La norma incriminata avrebbe infatti permesso la produzione e la vendita di "canapa industriale con contenuto di Thc non superiore allo 0,5 per cento", ricavata sì dalla stessa pianta da cui si ottiene la marijuana, ma con una percentuale cinquanta volte inferiore di quella sostanza che dà euforia e altera le percezioni spazio-temporali, insomma provoca lo sballo. E con una dose assai più alta di cannabidiolo, che ha effetti rilassanti, favorisce il sonno e aiuta a combattere ansia e panico. Il contrario della droga.
A Salvini e a Meloni questi dettagli non interessano. Non interessa neppure che sia in ballo la sorte di 2500 aziende agricole e di altrettanti negozi.
A loro interessa quel nome, "cannabis", che è un formidabile bersaglio per la propaganda della Bestia. E nel fatto che la forma - il nome - diventi per la destra più importante della sostanza, ormai non c'è purtroppo nulla di stupefacente.
Pochi, pochissimi sanno che si parlava d'altro, ovvero dell'autorizzazione al commercio di "canapa a basso contenuto di tetraidrocannabinolo", che i più autorevoli farmacologi hanno definito "una camomilla molto forte, una tisana potente, un infuso di erbe particolarmente calmante". Che però ha nel suo nome il difetto che la rende una preda ambitissima dagli addetti alla propaganda, essendo nota come "cannabis light".
Se la stessa sostanza si fosse chiamata, per dire, "genziana strong", la norma sarebbe passata pacificamente, serenamente, placidamente. Ma poiché si chiama cannabis, venendo ricavata dalla stessa pianta che può diventare marijuana, alla destra leghista e meloniana non è parso vero di poter partire all'assalto, accusando il governo giallo-rosso di voler aprire le porte a tutte le droghe, come se l'Italia stesse per sprofondare nell'abisso della perdizione e del peccato. Al punto che Salvini si è rivolto alla presidente Casellati - che ha chiuso la battaglia di Palazzo Madama dichiarando inammissibile la proposta per "estraneità di materia" rispetto alla legge di bilancio - ringraziandola "a nome delle comunità di recupero e a nome delle famiglie italiane", manco se avesse evitato la distribuzione gratuita di crack, ecstasy e Lsd davanti alle elementari.
Tutti sanno che da decenni si discute in Italia se sia meglio, per combattere la droga, sottoporre la sua vendita al controllo dello Stato, sottraendo questo mercato alle mafie e alla criminalità organizzata ed evitando ai tossicodipendenti di restare intrappolati in una spirale di illegalità. È un dibattito che divide i medici, gli esperti, i criminologi, i politici e gli intellettuali. Ma che non c'entra nulla, proprio nulla, con l'emendamento presentato dal senatore pentastellato Matteo Mantero (che pure ha una posizione chiarissima: "Libera cannabis in libero Stato").
La norma incriminata avrebbe infatti permesso la produzione e la vendita di "canapa industriale con contenuto di Thc non superiore allo 0,5 per cento", ricavata sì dalla stessa pianta da cui si ottiene la marijuana, ma con una percentuale cinquanta volte inferiore di quella sostanza che dà euforia e altera le percezioni spazio-temporali, insomma provoca lo sballo. E con una dose assai più alta di cannabidiolo, che ha effetti rilassanti, favorisce il sonno e aiuta a combattere ansia e panico. Il contrario della droga.
A Salvini e a Meloni questi dettagli non interessano. Non interessa neppure che sia in ballo la sorte di 2500 aziende agricole e di altrettanti negozi.
A loro interessa quel nome, "cannabis", che è un formidabile bersaglio per la propaganda della Bestia. E nel fatto che la forma - il nome - diventi per la destra più importante della sostanza, ormai non c'è purtroppo nulla di stupefacente.