Governo, la finta tregua di Natale
Stefano Folli , di STEFANO FOLLIL'anno finisce con l'impressione che la maggioranza sia inesistente e il governo si affidi all'astuzia per sopravvivere, in un clima senza pace e senza vera guerra
Non è il tempo delle sorprese nel finale d'anno del governo Conte-2. Tutto scorre su binari scontati e soprattutto senza traccia di un'emozione civile. La manovra di bilancio scivola in porto dopo un dibattito asfittico che mortifica soprattutto Montecitorio, ma così almeno limita l'assalto delle mille corporazioni alle casse pubbliche. Il nuovo vertice di maggioranza non produce né una rottura né un accordo, proprio come previsto: un incontro abbastanza piatto - in attesa delle future "verifiche" di gennaio - e non perché il presidente del Consiglio avesse adombrato il giorno prima le sue dimissioni, secondo un rituale che si ripete di tanto in tanto senza che nessuno vi presti troppa attenzione e soprattutto senza che ne derivi una più salda coesione dell'alleanza Pd-5S-ItaliaViva-LeU.
Il caso della Banca di Bari viene affrontato più o meno con i medesimi strumenti che Renzi aveva usato a suo tempo per la Ba…
Il caso della Banca di Bari viene affrontato più o meno con i medesimi strumenti che Renzi aveva usato a suo tempo per la Ba…
Non è il tempo delle sorprese nel finale d'anno del governo Conte-2. Tutto scorre su binari scontati e soprattutto senza traccia di un'emozione civile. La manovra di bilancio scivola in porto dopo un dibattito asfittico che mortifica soprattutto Montecitorio, ma così almeno limita l'assalto delle mille corporazioni alle casse pubbliche. Il nuovo vertice di maggioranza non produce né una rottura né un accordo, proprio come previsto: un incontro abbastanza piatto - in attesa delle future "verifiche" di gennaio - e non perché il presidente del Consiglio avesse adombrato il giorno prima le sue dimissioni, secondo un rituale che si ripete di tanto in tanto senza che nessuno vi presti troppa attenzione e soprattutto senza che ne derivi una più salda coesione dell'alleanza Pd-5S-ItaliaViva-LeU.
Il caso della Banca di Bari viene affrontato più o meno con i medesimi strumenti che Renzi aveva usato a suo tempo per la Banca Etruria e le popolari venete che furono la sua condanna. Allora i Cinque Stelle erano scatenati all'opposizione, oggi sono al governo e applicano ricette analoghe per salvare l'istituto pugliese (forse ancora più penalizzanti per il contribuente). Inoltre polemizzano con la Banca d'Italia ricorrendo ad argomenti altrettanto pretestuosi di quelli che furono rimproverati al presidente del Consiglio dell'epoca. Il quale ha ragione di dolersene, se non fosse che ha contribuito in modo decisivo, pochi mesi fa, a portare al governo il partito "grillino". Lo stesso partito, o movimento che sia, intenzionato a riesumare la Commissione sulle banche al fine di usarla come arma demagogica e bandiera mediatica. Per giunta con l'idea di affidarne la presidenza a una figura controversa come poche.
Così finisce l'anno. Con l'impressione che la maggioranza sia inesistente e il governo si affidi all'astuzia (il "crono programma"...) per sopravvivere da una settimana all'altra. È in questo clima senza pace e senza vera guerra che rotolano sul tavolo dichiarazioni e proposte che meriterebbero ben altro pathos per essere credibili. Giorni fa Renzi scomodava l'ombra di Aldo Moro per ripetere una frase drammatica ("non ci faremo processare nelle piazze") che naturalmente oggi, essendo fuori contesto, è caduta nell'indifferenza più totale. Nel frattempo Salvini si è scoperto salvatore della patria e continua a suggerire una maggioranza di unità nazionale per affrontare alcune "emergenze" e poi andare a votare.
Probabilmente il leader della Lega vuole mostrare un volto responsabile e soprattutto desidera non ripetere il pasticcio dell'estate scorsa. Per cui se la crisi di governo dovesse aprirsi in gennaio (per stanchezza, estenuazione o per un qualsiasi incidente di percorso), la Lega avrebbe due carte da giocare: le elezioni subito o in alternativa, se l'Europa e le circostanze imponessero un altro esecutivo, la partecipazione a eventuali "larghe intese", magari dietro lo scudo di una presidenza tecnica. Tutto tranne l'emarginazione, specie in periodi di sondaggi non esaltanti. Come si è visto, anche questa proposta - articolata nei dettagli da Giorgetti - è finita quasi per inerzia nel tritacarne quotidiano. Giorgia Meloni l'ha subito rinnegata e gli altri, tranne i renziani, non l'hanno presa in considerazione. Del resto, un governo del presidente contro le emergenze lo decide per definizione solo il presidente della Repubblica. E per adesso è tutto prematuro.
Il caso della Banca di Bari viene affrontato più o meno con i medesimi strumenti che Renzi aveva usato a suo tempo per la Banca Etruria e le popolari venete che furono la sua condanna. Allora i Cinque Stelle erano scatenati all'opposizione, oggi sono al governo e applicano ricette analoghe per salvare l'istituto pugliese (forse ancora più penalizzanti per il contribuente). Inoltre polemizzano con la Banca d'Italia ricorrendo ad argomenti altrettanto pretestuosi di quelli che furono rimproverati al presidente del Consiglio dell'epoca. Il quale ha ragione di dolersene, se non fosse che ha contribuito in modo decisivo, pochi mesi fa, a portare al governo il partito "grillino". Lo stesso partito, o movimento che sia, intenzionato a riesumare la Commissione sulle banche al fine di usarla come arma demagogica e bandiera mediatica. Per giunta con l'idea di affidarne la presidenza a una figura controversa come poche.
Così finisce l'anno. Con l'impressione che la maggioranza sia inesistente e il governo si affidi all'astuzia (il "crono programma"...) per sopravvivere da una settimana all'altra. È in questo clima senza pace e senza vera guerra che rotolano sul tavolo dichiarazioni e proposte che meriterebbero ben altro pathos per essere credibili. Giorni fa Renzi scomodava l'ombra di Aldo Moro per ripetere una frase drammatica ("non ci faremo processare nelle piazze") che naturalmente oggi, essendo fuori contesto, è caduta nell'indifferenza più totale. Nel frattempo Salvini si è scoperto salvatore della patria e continua a suggerire una maggioranza di unità nazionale per affrontare alcune "emergenze" e poi andare a votare.
Probabilmente il leader della Lega vuole mostrare un volto responsabile e soprattutto desidera non ripetere il pasticcio dell'estate scorsa. Per cui se la crisi di governo dovesse aprirsi in gennaio (per stanchezza, estenuazione o per un qualsiasi incidente di percorso), la Lega avrebbe due carte da giocare: le elezioni subito o in alternativa, se l'Europa e le circostanze imponessero un altro esecutivo, la partecipazione a eventuali "larghe intese", magari dietro lo scudo di una presidenza tecnica. Tutto tranne l'emarginazione, specie in periodi di sondaggi non esaltanti. Come si è visto, anche questa proposta - articolata nei dettagli da Giorgetti - è finita quasi per inerzia nel tritacarne quotidiano. Giorgia Meloni l'ha subito rinnegata e gli altri, tranne i renziani, non l'hanno presa in considerazione. Del resto, un governo del presidente contro le emergenze lo decide per definizione solo il presidente della Repubblica. E per adesso è tutto prematuro.