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Grazie ai custodi di Auschwitz per aver mostrato a tutti la vergogna di Marione

Solo dopo l'intervento del Museo della Memoria la sindaca di Roma Raggi si è mossa per revocare l'incarico al disegnatore Improta. Ma dove sono gli indignati che si scandalizzavano per Charlie Hebdo?
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È servito che qualcuno ci guardasse da fuori. Da Auschwitz, precisamente.

È stato necessario che il Museo della Memoria scrivesse un tweet prima in inglese e poi in italiano, visto mai che in Campidoglio mancassero di traduttori, per dire che quella vignetta di Marione Improta, il disegnatore ufficiale di Virginia Raggi, ex grillino, ora aedo del sedicente filosofo Diego Fusaro - che peraltro nella circostanza gli ha pure fatto da autore - lo schizzo malriuscito in cui l’Unione Europea veniva paragonata ai campi di concentramento, venisse commentata come si deve: “Arbeit macht frei" era un'illusione cinica che le SS davano ai prigionieri di #Auschwitz. Quelle parole sono diventate una delle icone dell'odio umano. È doloroso per la memoria di Auschwitz e delle sue vittime vedere questo simbolo strumentalizzato e vergognosamente abusato”.

Solo allora la sindaca ha revocato il danno già fatto, cioè affidare a un odiatore…
È servito che qualcuno ci guardasse da fuori. Da Auschwitz, precisamente.

È stato necessario che il Museo della Memoria scrivesse un tweet prima in inglese e poi in italiano, visto mai che in Campidoglio mancassero di traduttori, per dire che quella vignetta di Marione Improta, il disegnatore ufficiale di Virginia Raggi, ex grillino, ora aedo del sedicente filosofo Diego Fusaro - che peraltro nella circostanza gli ha pure fatto da autore - lo schizzo malriuscito in cui l’Unione Europea veniva paragonata ai campi di concentramento, venisse commentata come si deve: “Arbeit macht frei" era un'illusione cinica che le SS davano ai prigionieri di #Auschwitz. Quelle parole sono diventate una delle icone dell'odio umano. È doloroso per la memoria di Auschwitz e delle sue vittime vedere questo simbolo strumentalizzato e vergognosamente abusato”.

Solo allora la sindaca ha revocato il danno già fatto, cioè affidare a un odiatore seriale l’incarico di “promuovere la cultura della legalità e lo sviluppo della coscienza civile tra i giovani romani”. Prima, aveva scelto un aedo dell’intolleranza, della violenza verbale, uno che sta alla satira come un bazooka sta alla penicillina, per ritrarla come in una specie di manga, distribuito – non gratis – ai romani, nel quale, con una qualità comunicativa sciatta e arcaica persino rispetto alle pitture rupestri, si invitavano i giovani lettori a combattere sporcizia, degrado, bullismo. Marione, uno specializzato in disegni sessisti su Laura Boldrini, per combattere il bullismo.
Probabilmente la Raggi pensava a una cura omeopatica.

Prima di revocare l’Improta, la sindaca, cui qualcuno vaticina addirittura la guida del braccio politico di Casaleggio Associati, aveva affidato ai social una blanda dissociazione. Poi l’hanno tirata per le orecchie dalla Germania, un posto in cui certe cose hanno un peso concreto e inestinguibile, e s’è svegliata. Tardi.

E tardi, anzi mai, si sono svegliati i professionisti dell’indignazione. Quelli che non capivano le vignette di Charlie Hebdo (rispetto a Marione, una congrega di impressionisti, l’atelier di Picasso, il Prado della battuta) e gridavano all’italico vilipendio. Per gli ebrei no. Per l’Europa no. Per le nostre patrie culturali e civili, no. Da noi, da questa parte delle Alpi, vale lo spirito di bottega, la lamentazione in malafede, l’indicazione di bersagli per quattro voti in più. Ci sono professori per cui Hitler in fondo era un buontempone. Bacioni.

Grazie, davvero, ai custodi di Auschwitz per averci dipinti come siamo, in troppi, da troppo tempo. Cattivi, senza talento, rancorosi. Incapaci di essere comunità e di avere una memoria condivisa.
Al massimo, come insegna Marione col suo contratto “di area”, con divisa.