Salvini imita Trump ma rischia di più
Stefano Folli , di STEFANO FOLLILa nave Gregoretti è lo strumento del duello tra un M5S al tramonto e una Lega sempre maggioranza relativa nel Paese, ma in calo da circa un mese. E quindi i processi sono un tentativo di mordere la Lega per via giudiziaria ora che Salvini sta un po' arretrando
Salvini come Trump? È lo stesso leader della Lega a suggerire, modestia a parte, il parallelo. Non si può negare, in effetti, qualche analogia nei tempi e modi dell'operazione. Nel merito, come sappiamo, gli addebiti non sono paragonabili, ma non è qui il punto. Più interessanti sono i risvolti politici. Le accuse al presidente degli Stati Uniti sono pesanti, tra le peggiori che si possono rivolgere al "comandante in capo", ma a sostenerle sono solo i democratici: i repubblicani sono compatti in difesa del loro leader e non sembrano esistere argomenti abbastanza convincenti da far cambiare loro idea. Nemmeno gli addebiti all'ex ministro dell'Interno sarebbero da prendere sotto gamba, se fossero provati: ma si tratta comunque di una vicenda minore rispetto al grande spettacolo politico-giudiziario che va in scena in America.
Oltreoceano Trump può persino trarre vantaggio da un "impeachment" tentato e non riuscito, simb…
Oltreoceano Trump può persino trarre vantaggio da un "impeachment" tentato e non riuscito, simb…
Salvini come Trump? È lo stesso leader della Lega a suggerire, modestia a parte, il parallelo. Non si può negare, in effetti, qualche analogia nei tempi e modi dell'operazione. Nel merito, come sappiamo, gli addebiti non sono paragonabili, ma non è qui il punto. Più interessanti sono i risvolti politici. Le accuse al presidente degli Stati Uniti sono pesanti, tra le peggiori che si possono rivolgere al "comandante in capo", ma a sostenerle sono solo i democratici: i repubblicani sono compatti in difesa del loro leader e non sembrano esistere argomenti abbastanza convincenti da far cambiare loro idea. Nemmeno gli addebiti all'ex ministro dell'Interno sarebbero da prendere sotto gamba, se fossero provati: ma si tratta comunque di una vicenda minore rispetto al grande spettacolo politico-giudiziario che va in scena in America.
Oltreoceano Trump può persino trarre vantaggio da un "impeachment" tentato e non riuscito, simbolo di una debolezza dei democratici che sfruttano la carta giudiziaria per interrompere la stagione trumpiana, non avendo certezze di poter ribaltare i rapporti di forza attraverso il percorso elettorale. Machiavelli diceva che l'errore imperdonabile per il principe consiste nel ferire il proprio nemico senza ucciderlo. Il principe collettivo, in questo caso il partito democratico degli Stati Uniti, rischia di ritrovarsi un Trump ferito, ma tutt'altro che morto e anzi rinsaldato nel suo rapporto con l'opinione pubblica che vedrebbe in lui la vittima di un certo "establishment".
Tuttavia l'Italia, come sappiamo, non è l'America e certe analogie reggono fino a un certo punto. Qualcuno sostiene che l'eventuale autorizzazione a procedere contro Salvini per il "sequestro" della nave Gregoretti darebbe al leghista lo slancio per vincere in Emilia Romagna e in Calabria. In altre parole, un mini-Trump che si giova degli autogol dei suoi avversari. È possibile che questo accada, ma per ora la vicenda della nave sembra soprattutto una resa dei conti tra Lega e Cinque Stelle. È piuttosto disorientante sapere che Di Maio sostiene il processo a Salvini in quanto il caso della Gregoretti, a suo dire, è diverso rispetto a quello della nave Diciotti, quando i 5S votarono contro l'autorizzazione a procedere per il loro alleato di allora. L'argomento di Di Maio, peraltro appoggiato dal presidente del Consiglio, è che il blocco della Diciotti fu una decisione condivisa da tutto il governo giallo-verde, mentre sulla Gregoretti ha deciso il solo Salvini.
È raro assistere a un esercizio così banale di piccolo cinismo: una realpolitik in versione "discount" che dimostra l'affanno di un movimento che gli ultimi sondaggi danno al 16 per cento, la metà dei voti raccolti nelle elezioni del 2018. È comprensibile che Di Maio ricorra a qualsiasi mezzo per delegittimare il suo ex socio, nella speranza di recuperare qualche voto. Se non altro questo sviluppo cancella l'ipotesi di un legame sotterraneo, pronto a emergere, tra l'esponente "grillino" e Salvini. La verità è più semplice: Di Maio cerca di salvare se stesso e di evitare che il leghista gli smonti il movimento un pezzo alla volta. La nave Gregoretti è lo strumento del duello tra un M5S al tramonto e una Lega sempre maggioranza relativa nel Paese, ma in calo da circa un mese, come dice un sondaggio di "Otto e mezzo". E quindi i processi sono un tentativo di mordere la Lega per via giudiziaria ora che Salvini sta un po' arretrando. Un anno fa una simile procedura lo avrebbe aiutato sul piano elettorale, in pieno stile Trump. Oggi nessuno può dirlo.
Oltreoceano Trump può persino trarre vantaggio da un "impeachment" tentato e non riuscito, simbolo di una debolezza dei democratici che sfruttano la carta giudiziaria per interrompere la stagione trumpiana, non avendo certezze di poter ribaltare i rapporti di forza attraverso il percorso elettorale. Machiavelli diceva che l'errore imperdonabile per il principe consiste nel ferire il proprio nemico senza ucciderlo. Il principe collettivo, in questo caso il partito democratico degli Stati Uniti, rischia di ritrovarsi un Trump ferito, ma tutt'altro che morto e anzi rinsaldato nel suo rapporto con l'opinione pubblica che vedrebbe in lui la vittima di un certo "establishment".
Tuttavia l'Italia, come sappiamo, non è l'America e certe analogie reggono fino a un certo punto. Qualcuno sostiene che l'eventuale autorizzazione a procedere contro Salvini per il "sequestro" della nave Gregoretti darebbe al leghista lo slancio per vincere in Emilia Romagna e in Calabria. In altre parole, un mini-Trump che si giova degli autogol dei suoi avversari. È possibile che questo accada, ma per ora la vicenda della nave sembra soprattutto una resa dei conti tra Lega e Cinque Stelle. È piuttosto disorientante sapere che Di Maio sostiene il processo a Salvini in quanto il caso della Gregoretti, a suo dire, è diverso rispetto a quello della nave Diciotti, quando i 5S votarono contro l'autorizzazione a procedere per il loro alleato di allora. L'argomento di Di Maio, peraltro appoggiato dal presidente del Consiglio, è che il blocco della Diciotti fu una decisione condivisa da tutto il governo giallo-verde, mentre sulla Gregoretti ha deciso il solo Salvini.
È raro assistere a un esercizio così banale di piccolo cinismo: una realpolitik in versione "discount" che dimostra l'affanno di un movimento che gli ultimi sondaggi danno al 16 per cento, la metà dei voti raccolti nelle elezioni del 2018. È comprensibile che Di Maio ricorra a qualsiasi mezzo per delegittimare il suo ex socio, nella speranza di recuperare qualche voto. Se non altro questo sviluppo cancella l'ipotesi di un legame sotterraneo, pronto a emergere, tra l'esponente "grillino" e Salvini. La verità è più semplice: Di Maio cerca di salvare se stesso e di evitare che il leghista gli smonti il movimento un pezzo alla volta. La nave Gregoretti è lo strumento del duello tra un M5S al tramonto e una Lega sempre maggioranza relativa nel Paese, ma in calo da circa un mese, come dice un sondaggio di "Otto e mezzo". E quindi i processi sono un tentativo di mordere la Lega per via giudiziaria ora che Salvini sta un po' arretrando. Un anno fa una simile procedura lo avrebbe aiutato sul piano elettorale, in pieno stile Trump. Oggi nessuno può dirlo.