Putin nel Mediterraneo
Paolo Garimberti , di PAOLO GARIMBERTIIl presidente russo sta facendo rinascere l'Urss, reincarnata nella Russia neo-imperiale, come potenza globale, capace di indirizzare e condizionare, nel vuoto di quello che resta dell'Occidente, lo sviluppo geopolitico di aree chiave del mondo, dal Medio Oriente al Mediterraneo
Vladimir Putin non è riuscito a ricreare l'Unione Sovietica, la cui fine ha più volte definito "la più grande tragedia della Storia". Impresa impossibile, anche se alcune delle ex repubbliche sovietiche, governate da dinastie post-comuniste, sono rimaste politicamente ed economicamente delle province di Mosca. Ma quello che sta invece riuscendo appieno allo zar è di far rinascere l'Urss, reincarnata nella Russia neo-imperiale, come potenza globale, capace di indirizzare e condizionare, nel vuoto di quello che resta dell'Occidente, lo sviluppo geopolitico di aree chiave del mondo, dal Medio Oriente al Mediterraneo.
Vincenzo Nigro ha raccontato nei giorni scorsi come la presenza di mercenari russi in Libia, in appoggio alle milizie di Khalifa Haftar, sia ampiamente documentata da intercettazioni telefoniche in russo, telefonini e passaporti lasciati sul terreno da quelli uccisi dai droni forniti dalla Turchia al governo di Fayez al Serr…
Vincenzo Nigro ha raccontato nei giorni scorsi come la presenza di mercenari russi in Libia, in appoggio alle milizie di Khalifa Haftar, sia ampiamente documentata da intercettazioni telefoniche in russo, telefonini e passaporti lasciati sul terreno da quelli uccisi dai droni forniti dalla Turchia al governo di Fayez al Serr…
Vladimir Putin non è riuscito a ricreare l'Unione Sovietica, la cui fine ha più volte definito "la più grande tragedia della Storia". Impresa impossibile, anche se alcune delle ex repubbliche sovietiche, governate da dinastie post-comuniste, sono rimaste politicamente ed economicamente delle province di Mosca. Ma quello che sta invece riuscendo appieno allo zar è di far rinascere l'Urss, reincarnata nella Russia neo-imperiale, come potenza globale, capace di indirizzare e condizionare, nel vuoto di quello che resta dell'Occidente, lo sviluppo geopolitico di aree chiave del mondo, dal Medio Oriente al Mediterraneo.
Vincenzo Nigro ha raccontato nei giorni scorsi come la presenza di mercenari russi in Libia, in appoggio alle milizie di Khalifa Haftar, sia ampiamente documentata da intercettazioni telefoniche in russo, telefonini e passaporti lasciati sul terreno da quelli uccisi dai droni forniti dalla Turchia al governo di Fayez al Serraj. Mai gli scarponi dei russi si erano allungati fino alle spiagge del Mediterraneo, ampliando l'influenza di Mosca in una striscia senza soluzione di continuità che va dalla Siria fino alla Libia, passando per i Balcani, con una fitta ragnatela di alleanze dove spicca quella recentemente consolidata con l'Arabia Saudita di Mohammed bin Salman.
È vero che in Libia le mimetiche dei russi non hanno mostrine o altri simboli che riportano direttamente all'Armata russa. Sono "contractors" della Wagner, un'agenzia gestita da Evgenyj Prigozhin. Sono gli stessi "omini verdi" (come furono ironicamente definiti perché non avevano un nome, un'insegna, neppure un volto spesso) che combattono da anni in Ucraina per sostenere la secessione del Donbass. In una guerra che, è sempre bene ricordarlo, ha già fatto 14 mila morti.
Ufficialmente Prigozhin è titolare di un'agenzia di catering di alto livello. Lo chiamano "il cuoco di Putin" perché ha l'esclusiva della ristorazione nei ricevimenti al Cremlino. Un alibi perfetto, cui Putin ricorre quando parla di lui: "Veramente pensate - ha detto una volta - che una persona che è nel business della ristorazione possa davvero influenzare le elezioni negli Stati Uniti o in alcuni Paesi europei?". In realtà Prigozhin incarna (e gestisce con somma fedeltà) i due canali di ingerenza, che Putin ha usato per espandere l'influenza di Mosca in un'area così vasta dal Medio Oriente alle sponde del Mediterraneo. Il primo è l'"hard power", lo strumento militare dei mercenari e della vendita di armi, attraverso l'agenzia Wagner, che toglie al Cremlino ogni responsabilità diretta (dall'Ucraina alla Libia, ma anche in Siria). Il secondo canale è quello che due studiosi americani hanno chiamato "sharp power", la capacità di "tagliare, come un rasoio, il tessuto di una società". È l'attività principale di un'altra agenzia del multiforme Prigozhin, l'Internet Research Agency, basata a San Pietroburgo (non dimentichiamolo, la città di Putin), specializzata in diffusione di "fake news".
E quando questi due canali non bastano Putin non disdegna di ricorrere a un terzo, meno sofisticato, più da guerra fredda d'altri tempi: l'Unità 29155, una sezione del Gru (i servizi segreti militari), che secondo fonti concordanti dell'intelligence occidentale è responsabile di tutta una serie di assassinii e azioni di destabilizzazione, da un mancato golpe in Montenegro all'uccisione di un trafficante d'armi in Bulgaria fino al tentativo di avvelenamento dell'ex spia russa Skripal in Inghilterra.
Ma l'ombra lunga dell'influenza di Mosca va ben oltre il Medio Oriente e il Mediterraneo. Si estende al continente africano ben più dell'Unione Sovietica ai tempi in cui aveva sostenuto i movimenti di liberazione nazionale in Angola, Mozambico e Guinea-Bissau. Il 23 ottobre quaranta leader africani sono volati a Sochi, la residenza estiva che Putin usa ormai come location per i suoi show di forza e di ammaliamento. Oggi un bel numero di Paesi africani è ai piedi della Russia. Il commercio di Mosca nell'Africa sub-sahariana è aumentato del 336 per cento negli ultimi dieci anni. Dal 2015 le visite di capi di Stato africani a Mosca sono state una dozzina.
E quando la situazione è molto complicata ecco che arriva il solito Prigozhin. I suoi mercenari hanno salvato il regime di Faustin Archange Touadéra nella Repubblica Centrafricana, sgominando le milizie che cercavano di spodestarlo. Meno di un anno dopo una società fondata sul posto dal "cuoco di Putin" ha vinto la concessione per lo sfruttamento dei giacimenti di oro e diamanti. Tre giornalisti investigativi russi, che stavano lavorando a un'inchiesta su queste operazioni nella Repubblica Centrafricana, sono stati misteriosamente uccisi.
Con la complicità di Erdogan, la compiacenza di Trump, l'impotenza dell'Europa, Putin sta creando una sfera d'influenza che neppure l'Urss aveva raggiunto. C'è solo la Cina di Xi a fargli concorrenza. Ma per noi non è un motivo di sollievo. Anzi, è una preoccupazione in più.
Vincenzo Nigro ha raccontato nei giorni scorsi come la presenza di mercenari russi in Libia, in appoggio alle milizie di Khalifa Haftar, sia ampiamente documentata da intercettazioni telefoniche in russo, telefonini e passaporti lasciati sul terreno da quelli uccisi dai droni forniti dalla Turchia al governo di Fayez al Serraj. Mai gli scarponi dei russi si erano allungati fino alle spiagge del Mediterraneo, ampliando l'influenza di Mosca in una striscia senza soluzione di continuità che va dalla Siria fino alla Libia, passando per i Balcani, con una fitta ragnatela di alleanze dove spicca quella recentemente consolidata con l'Arabia Saudita di Mohammed bin Salman.
È vero che in Libia le mimetiche dei russi non hanno mostrine o altri simboli che riportano direttamente all'Armata russa. Sono "contractors" della Wagner, un'agenzia gestita da Evgenyj Prigozhin. Sono gli stessi "omini verdi" (come furono ironicamente definiti perché non avevano un nome, un'insegna, neppure un volto spesso) che combattono da anni in Ucraina per sostenere la secessione del Donbass. In una guerra che, è sempre bene ricordarlo, ha già fatto 14 mila morti.
Ufficialmente Prigozhin è titolare di un'agenzia di catering di alto livello. Lo chiamano "il cuoco di Putin" perché ha l'esclusiva della ristorazione nei ricevimenti al Cremlino. Un alibi perfetto, cui Putin ricorre quando parla di lui: "Veramente pensate - ha detto una volta - che una persona che è nel business della ristorazione possa davvero influenzare le elezioni negli Stati Uniti o in alcuni Paesi europei?". In realtà Prigozhin incarna (e gestisce con somma fedeltà) i due canali di ingerenza, che Putin ha usato per espandere l'influenza di Mosca in un'area così vasta dal Medio Oriente alle sponde del Mediterraneo. Il primo è l'"hard power", lo strumento militare dei mercenari e della vendita di armi, attraverso l'agenzia Wagner, che toglie al Cremlino ogni responsabilità diretta (dall'Ucraina alla Libia, ma anche in Siria). Il secondo canale è quello che due studiosi americani hanno chiamato "sharp power", la capacità di "tagliare, come un rasoio, il tessuto di una società". È l'attività principale di un'altra agenzia del multiforme Prigozhin, l'Internet Research Agency, basata a San Pietroburgo (non dimentichiamolo, la città di Putin), specializzata in diffusione di "fake news".
E quando questi due canali non bastano Putin non disdegna di ricorrere a un terzo, meno sofisticato, più da guerra fredda d'altri tempi: l'Unità 29155, una sezione del Gru (i servizi segreti militari), che secondo fonti concordanti dell'intelligence occidentale è responsabile di tutta una serie di assassinii e azioni di destabilizzazione, da un mancato golpe in Montenegro all'uccisione di un trafficante d'armi in Bulgaria fino al tentativo di avvelenamento dell'ex spia russa Skripal in Inghilterra.
Ma l'ombra lunga dell'influenza di Mosca va ben oltre il Medio Oriente e il Mediterraneo. Si estende al continente africano ben più dell'Unione Sovietica ai tempi in cui aveva sostenuto i movimenti di liberazione nazionale in Angola, Mozambico e Guinea-Bissau. Il 23 ottobre quaranta leader africani sono volati a Sochi, la residenza estiva che Putin usa ormai come location per i suoi show di forza e di ammaliamento. Oggi un bel numero di Paesi africani è ai piedi della Russia. Il commercio di Mosca nell'Africa sub-sahariana è aumentato del 336 per cento negli ultimi dieci anni. Dal 2015 le visite di capi di Stato africani a Mosca sono state una dozzina.
E quando la situazione è molto complicata ecco che arriva il solito Prigozhin. I suoi mercenari hanno salvato il regime di Faustin Archange Touadéra nella Repubblica Centrafricana, sgominando le milizie che cercavano di spodestarlo. Meno di un anno dopo una società fondata sul posto dal "cuoco di Putin" ha vinto la concessione per lo sfruttamento dei giacimenti di oro e diamanti. Tre giornalisti investigativi russi, che stavano lavorando a un'inchiesta su queste operazioni nella Repubblica Centrafricana, sono stati misteriosamente uccisi.
Con la complicità di Erdogan, la compiacenza di Trump, l'impotenza dell'Europa, Putin sta creando una sfera d'influenza che neppure l'Urss aveva raggiunto. C'è solo la Cina di Xi a fargli concorrenza. Ma per noi non è un motivo di sollievo. Anzi, è una preoccupazione in più.