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L'ex assessore regionale piemontese Roberto Rosso, arrestato per voto di scambio (ansa)

Se i boss abitano al Nord

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Facciamo finta di scoprire che adesso, oggi, la mafia calabrese ha un suo peso significativo nelle vicende amministrative e politiche in regioni del Paese distanti dalle faide e dal sangue delle fiumare solo perché per tutti noi è conveniente e rassicurante
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La mafia calabrese ha finalmente unito l'Italia anche politicamente. Soprattutto politicamente. Quando si parla di 'ndrangheta è bene sapere che ormai non esiste più un Sud e un Nord. Troppo facile mostrare sorpresa se un assessore regionale del Piemonte come Roberto Rosso comprava voti da quei galantuomini, troppo comodo manifestare "stupore" e "sconcerto" se un presidente della Val d'Aosta come Antonio Fasson annuncia le dimissioni per l'indagine sulle preferenze elettorali che lo compromettono.

Facciamo finta di scoprire che adesso, oggi, la mafia calabrese ha un suo peso significativo nelle vicende amministrative e politiche in regioni del Paese distanti dalle faide e dal sangue delle fiumare solo perché per tutti noi è conveniente e rassicurante. È un gioco di specchi che riflette paure ma anche desideri. È la voglia di 'ndrangheta dell'Italia e della politica italiana che ha radici profonde.

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La mafia calabrese ha finalmente unito l'Italia anche politicamente. Soprattutto politicamente. Quando si parla di 'ndrangheta è bene sapere che ormai non esiste più un Sud e un Nord. Troppo facile mostrare sorpresa se un assessore regionale del Piemonte come Roberto Rosso comprava voti da quei galantuomini, troppo comodo manifestare "stupore" e "sconcerto" se un presidente della Val d'Aosta come Antonio Fasson annuncia le dimissioni per l'indagine sulle preferenze elettorali che lo compromettono.

Facciamo finta di scoprire che adesso, oggi, la mafia calabrese ha un suo peso significativo nelle vicende amministrative e politiche in regioni del Paese distanti dalle faide e dal sangue delle fiumare solo perché per tutti noi è conveniente e rassicurante. È un gioco di specchi che riflette paure ma anche desideri. È la voglia di 'ndrangheta dell'Italia e della politica italiana che ha radici profonde.

Sono almeno trenta gli anni che si possono contare, il tempo necessario a quell'organizzazione criminale per insediarsi in Lombardia e a Torino, a Bologna e nella pianura padana, nel Veneto, in Liguria. La 'ndrangheta, come hanno dimostrato le inchieste di Ilda Boccassini, è una mafia che si è "strutturata" per governare anche al Nord, grazie a consiglieri comunali e regionali, per controllare il territorio.

Qualche anno fa una sentenza della Cassazione l'ha definita "la mafia silente" che è approdata al Nord, le inchieste giudiziarie più recenti ci svelano collusioni con la politica come quelle - identiche - raccontate a Reggio o nella Locride, un "dare" e un "avere" che finisce sempre con un governo locale che si rivela a servizio. Nel maggio scorso il consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella è rimasto incagliato in una maxi indagine con i "don", sul confine a Ventimiglia si è assistito ad "inchini" veri o presunti alla Madonna dei Polsi come fra gli ulivi di Gioia Tauro, a Brescello è toccato il primato nel 2016 del primo comune dell'Emilia sciolto per mafia.

E ogni volta recitiamo. Come davanti a quel prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, quando nel 2010 disse che la 'ndrangheta in Lombardia non esisteva. I pubblici ministeri Alberto Nobili e Armando Spataro ci fornirono subito dopo qualche dato: fra il 1993 e il 1995 erano stati arrestati su ordine della procura milanese 2104 'ndranghetisti, in un solo processo 80 di loro furono condannati all'ergastolo. Punti di vista, dice qualcuno.

Come quelli che s'incrociano sull'assessore Rosso e su altri esponenti di Fratelli d'Italia pizzicati in questi ultimi mesi. Tanti, al Nord come il presidente del consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso e al Sud come l'ex sottosegretario Giancarlo Pittelli. E se poi Giorgia Meloni usa l'immagine di Paolo Borsellino, come ha fatto il 17 dicembre scorso nel piacentino, per uno spot elettorale, questo è un altro discorso che poi è sempre lo stesso. Propaganda.