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Il premier Giuseppe Conte (lapresse)

L’economia nel 2020, peggio dell’anno bellissimo

La piattezza del 2019 rischia di ripetersi nell'anno che verrà. D'altra parte, come potremmo stupirci?
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Giuseppe Conte è un inguaribile ottimista. Lo scorso febbraio, il premier annunciò che il 2019 sarebbe stato "un anno bellissimo". A giudicare dai dati economici, però, i 12 mesi appena trascorsi sono stati assolutamente mediocri. Quel che è peggio, il 2020 si preannuncia altrettanto deprimente.

Nel 2019 la crescita italiana dovrebbe assestarsi intorno allo 0,1%. Si tratterebbe del dato peggiore dal 2014 e del più basso tra tutti gli Stati membri della zona euro. Grecia e Portogallo, a lungo gli anelli deboli dell'unione monetaria, dovrebbero vedere la loro economia espandersi dell'1,8% e del 2%.

L'altra nota dolente è il debito pubblico, che ha quasi toccato i 2.500 miliardi a ottobre, secondo i dati della Banca d'Italia. In un contesto di bassa crescita, il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo è destinato ad aumentare anche quest'anno, passando dal 134,8% del 2018 al 135,7%, secondo le prevision…
Giuseppe Conte è un inguaribile ottimista. Lo scorso febbraio, il premier annunciò che il 2019 sarebbe stato "un anno bellissimo". A giudicare dai dati economici, però, i 12 mesi appena trascorsi sono stati assolutamente mediocri. Quel che è peggio, il 2020 si preannuncia altrettanto deprimente.

Nel 2019 la crescita italiana dovrebbe assestarsi intorno allo 0,1%. Si tratterebbe del dato peggiore dal 2014 e del più basso tra tutti gli Stati membri della zona euro. Grecia e Portogallo, a lungo gli anelli deboli dell'unione monetaria, dovrebbero vedere la loro economia espandersi dell'1,8% e del 2%.

L'altra nota dolente è il debito pubblico, che ha quasi toccato i 2.500 miliardi a ottobre, secondo i dati della Banca d'Italia. In un contesto di bassa crescita, il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo è destinato ad aumentare anche quest'anno, passando dal 134,8% del 2018 al 135,7%, secondo le previsioni del governo. Si allarga così la distanza dal resto dell'eurozona, che nel suo complesso dovrebbe vedere il debito pubblico scendere dall'87,9% all'86,4%.

Qualche buona notizia arriva invece sul fronte del mondo del lavoro. Il tasso di occupazione ha toccato il 59,2% a ottobre, il più alto dall'inizio della serie storica nel 1977. Tuttavia, la qualità del lavoro rimane insoddisfacente: nel terzo trimestre di quest'anno si contavano 35.000 occupati a tempo pieno in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. C'erano invece 187.000 lavoratori in più a tempo parziale, e per due terzi di questi si è trattato di part-time involontario. Un aumento degli occupati maggiore rispetto agli incrementi di Pil non è poi una buona notizia. Potrebbe essere un preludio a un nuovo calo della produttività dopo quello del 2018.

Sul fronte dei conti pubblici, la buona notizia è sicuramente quella del calo dei tassi d'interesse sul debito. A inizio gennaio, i Btp a 10 anni avevano un rendimento del 2,7% circa. Oggi sono praticamente dimezzati, all'1,4%. Lo spread con i Bund tedeschi si è ridotto di un terzo: da circa 250 punti base a 165.

Il merito è da dividersi tra l'ultima fase del governo gialloverde, in cui è stata varata una manovra correttiva dopo gli azzardi iniziali di Lega e 5 Stelle, e l'avvio del governo giallorosso. Tuttavia, lo spread è in risalita in queste settimane, a causa dell'indebolimento del nuovo governo Conte. L'Italia ha oggi una credibilità sui mercati simile a quella della Grecia: non accadeva da prima della grande crisi.

Anche nel mondo del credito, il 2019 si è mostrato dai due volti. Il sistema bancario nel suo complesso è certamente più solido: a giugno, la quota lorda del totale dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti si attestava intorno all'8%, la metà rispetto al 2016 e comunque in calo rispetto a un anno prima. Il cambio di passo nella vigilanza, grazie alla spinta della Banca centrale europea, continua dunque a dare i suoi frutti. Tuttavia, la crisi della Banca popolare di Bari ha riportato alla luce delle sacche di vulnerabilità, soprattutto tra gli istituti più piccoli.
 
La piattezza del 2019 rischia di ripetersi nell'anno che verrà. Secondo il governo l'Italia dovrebbe crescere di appena lo 0,6% nel 2020, mentre il debito pubblico dovrebbe restare sui suoi stessi, elevatissimi, livelli. D'altra parte, come potremmo stupirci? I cambiamenti - come dimostrano i dati sullo spread o sui crediti deteriorati - avvengono soltanto quando c'è una volontà di cambiamento, e politiche che agiscano di conseguenza. Su crescita e debito, ci muoviamo nello stesso modo ormai da anni - cercando solo un po' di flessibilità sui conti per aumentare al margine la spesa corrente. La bellezza è spesso difficile da definire. La follia, invece, è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.

L'autore è editorialista di Bloomberg Opinion