Quei rifugiati cacciati senza colpa
Luigi Manconi , di LUIGI MANCONIGentile ministro Lamorgese, migliaia di persone finiranno per strada. Ripristini lo Sprar riconducendo l'accoglienza, compresa quella dei richiedenti asilo, nel sistema pubblico dei Comuni. Per una volta, tornare al vecchio può rappresentare una significativa novità
Nei giorni della festività religiosa più sentita, alcune migliaia di persone, la cui sola colpa è quella di non essere cittadini italiani, finiranno per strada. Non è una vaga ipotesi, ma quanto prevede una circolare del Viminale del 19 dicembre scorso. Ed è la diretta conseguenza dell'abrogazione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, voluta dal primo decreto sicurezza dell'ottobre 2018. Si prevedeva, in quel decreto, il ridimensionamento del programma di accoglienza per i profughi denominato Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, oggi Siproimi), gestito dai Comuni, attraverso strutture di piccole dimensioni, diffuse sul territorio, controllate e in grado di offrire percorsi efficaci di inclusione.
A seguito di quel decreto, oggi, in tali strutture possono essere ospitati solo rifugiati e minori non accompagnati, mentre ne vengono esclusi richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Sono questi …
A seguito di quel decreto, oggi, in tali strutture possono essere ospitati solo rifugiati e minori non accompagnati, mentre ne vengono esclusi richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Sono questi …
Nei giorni della festività religiosa più sentita, alcune migliaia di persone, la cui sola colpa è quella di non essere cittadini italiani, finiranno per strada. Non è una vaga ipotesi, ma quanto prevede una circolare del Viminale del 19 dicembre scorso. Ed è la diretta conseguenza dell'abrogazione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, voluta dal primo decreto sicurezza dell'ottobre 2018. Si prevedeva, in quel decreto, il ridimensionamento del programma di accoglienza per i profughi denominato Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, oggi Siproimi), gestito dai Comuni, attraverso strutture di piccole dimensioni, diffuse sul territorio, controllate e in grado di offrire percorsi efficaci di inclusione.
A seguito di quel decreto, oggi, in tali strutture possono essere ospitati solo rifugiati e minori non accompagnati, mentre ne vengono esclusi richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Sono questi ultimi, che a partire dal prossimo 31 dicembre, dovrebbero essere definitivamente allontanati e privati di ogni forma di tutela.
Gentile signora ministro Luciana Lamorgese, quando, nel settembre scorso, prese avvio il governo Conte II, molte aspettative suscitate nell'opinione pubblica si potevano riassumere nel termine (quasi un imperativo morale) "discontinuità". Ciò risultava ancora più urgente proprio relativamente al Dicastero affidatole, dove il suo predecessore, Matteo Salvini, diciamo così, ne aveva combinate di tutti i colori.
In particolare, con i decreti sicurezza, e non solo con quelli, ha incrementato il numero di stranieri privi di qualunque forma di stabilità e di relazioni con il territorio, le istituzioni, i servizi. Migliaia e migliaia di persone ricacciate nella condizione di marginalità, dalla quale erano faticosamente emerse grazie al sistema Sprar, all'attività degli enti locali, al lavoro prezioso dell'associazionismo e del volontariato. Oggi la circolare che prevede l'esclusione di tanti rischia di portare alle estreme conseguenze quell'effetto di precarizzazione degli stranieri, che è tra le cause primarie dell'insicurezza pubblica.
Molti cittadini che hanno creduto possibile, grazie al nuovo governo, l'abolizione dei decreti sicurezza I e II o, più prudentemente, la loro revisione, tutt'ora aspettano con inesausta pazienza (e qualche molesto principio di scetticismo) che questo infine accada. Intanto, c'è da correre ai ripari e da porre rimedio, già nelle prossime ore, a una situazione di massima sofferenza, come sarebbe quella della sottrazione di ogni garanzia (e di ogni servizio) a quanti sono stati privati della protezione umanitaria e potrebbero trovarsi entro pochi giorni senza un tetto e senza più un'opportunità di vita dignitosa. Un simile pericolo è stato denunciato dall'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, dall'Arci di Filippo Miraglia, da molti Comuni, dagli enti gestori e dalla rete D.i.Re.
Il Viminale ha replicato con una nota in cui sostiene che "nessun rifugiato perderà l'assistenza"; e ha ribadito questo impegno, dopo un incontro con l'Associazione nazionale Comuni italiani. La soluzione indicata è quella di attribuire agli enti locali la responsabilità di ricorrere ai fondi europei e di realizzare progetti capaci di includere coloro che verranno allontanati dai centri. Una via parziale e dilatata nei tempi, che non offre certezze sulla continuità dell'accoglienza e dei relativi servizi per persone e famiglie assai vulnerabili. Oltretutto c'è un dato giuridico che la circolare e le note del ministero sembrano ignorare: le disposizioni del decreto sicurezza, quale appunto l'uscita dei titolari del permesso umanitario dal sistema Sprar, non sono retroattive. E dunque non sono applicabili a quanti hanno potuto accedere a quel sistema prima dell'entrata in vigore del decreto stesso.
Per questo mi rivolgo a lei, signora ministro, che so sensibile alle questioni di diritto, ancor più quando esse incidono sul bene essenziale della libertà della persona. Nel ruolo di ministro dell'Interno lei ha saputo distinguersi dal suo predecessore non solo per una questione di linguaggio e di stile, ma anche per la qualità di una politica più attenta al rispetto dei diritti fondamentali. Questo è stato apprezzato da tutti, anche dalle stesse Ong con le quali ha saputo intrattenere un non facile rapporto di interlocuzione. Ora si tratta di dare un segnale inequivocabile. Ritiri quella sgangherata circolare del 19 dicembre e ripristini lo Sprar riconducendo tutta l'accoglienza, compresa quella dei richiedenti asilo, nel sistema pubblico dei Comuni. Per una volta, tornare al vecchio può rappresentare una significativa novità.
A seguito di quel decreto, oggi, in tali strutture possono essere ospitati solo rifugiati e minori non accompagnati, mentre ne vengono esclusi richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Sono questi ultimi, che a partire dal prossimo 31 dicembre, dovrebbero essere definitivamente allontanati e privati di ogni forma di tutela.
Gentile signora ministro Luciana Lamorgese, quando, nel settembre scorso, prese avvio il governo Conte II, molte aspettative suscitate nell'opinione pubblica si potevano riassumere nel termine (quasi un imperativo morale) "discontinuità". Ciò risultava ancora più urgente proprio relativamente al Dicastero affidatole, dove il suo predecessore, Matteo Salvini, diciamo così, ne aveva combinate di tutti i colori.
In particolare, con i decreti sicurezza, e non solo con quelli, ha incrementato il numero di stranieri privi di qualunque forma di stabilità e di relazioni con il territorio, le istituzioni, i servizi. Migliaia e migliaia di persone ricacciate nella condizione di marginalità, dalla quale erano faticosamente emerse grazie al sistema Sprar, all'attività degli enti locali, al lavoro prezioso dell'associazionismo e del volontariato. Oggi la circolare che prevede l'esclusione di tanti rischia di portare alle estreme conseguenze quell'effetto di precarizzazione degli stranieri, che è tra le cause primarie dell'insicurezza pubblica.
Molti cittadini che hanno creduto possibile, grazie al nuovo governo, l'abolizione dei decreti sicurezza I e II o, più prudentemente, la loro revisione, tutt'ora aspettano con inesausta pazienza (e qualche molesto principio di scetticismo) che questo infine accada. Intanto, c'è da correre ai ripari e da porre rimedio, già nelle prossime ore, a una situazione di massima sofferenza, come sarebbe quella della sottrazione di ogni garanzia (e di ogni servizio) a quanti sono stati privati della protezione umanitaria e potrebbero trovarsi entro pochi giorni senza un tetto e senza più un'opportunità di vita dignitosa. Un simile pericolo è stato denunciato dall'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, dall'Arci di Filippo Miraglia, da molti Comuni, dagli enti gestori e dalla rete D.i.Re.
Il Viminale ha replicato con una nota in cui sostiene che "nessun rifugiato perderà l'assistenza"; e ha ribadito questo impegno, dopo un incontro con l'Associazione nazionale Comuni italiani. La soluzione indicata è quella di attribuire agli enti locali la responsabilità di ricorrere ai fondi europei e di realizzare progetti capaci di includere coloro che verranno allontanati dai centri. Una via parziale e dilatata nei tempi, che non offre certezze sulla continuità dell'accoglienza e dei relativi servizi per persone e famiglie assai vulnerabili. Oltretutto c'è un dato giuridico che la circolare e le note del ministero sembrano ignorare: le disposizioni del decreto sicurezza, quale appunto l'uscita dei titolari del permesso umanitario dal sistema Sprar, non sono retroattive. E dunque non sono applicabili a quanti hanno potuto accedere a quel sistema prima dell'entrata in vigore del decreto stesso.
Per questo mi rivolgo a lei, signora ministro, che so sensibile alle questioni di diritto, ancor più quando esse incidono sul bene essenziale della libertà della persona. Nel ruolo di ministro dell'Interno lei ha saputo distinguersi dal suo predecessore non solo per una questione di linguaggio e di stile, ma anche per la qualità di una politica più attenta al rispetto dei diritti fondamentali. Questo è stato apprezzato da tutti, anche dalle stesse Ong con le quali ha saputo intrattenere un non facile rapporto di interlocuzione. Ora si tratta di dare un segnale inequivocabile. Ritiri quella sgangherata circolare del 19 dicembre e ripristini lo Sprar riconducendo tutta l'accoglienza, compresa quella dei richiedenti asilo, nel sistema pubblico dei Comuni. Per una volta, tornare al vecchio può rappresentare una significativa novità.