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Le Sardine e la via visionaria alla politica

Un nugolo d'iniziative s'addensa al centro che fu democristiano, ma non è detto che questo rimestio procuri solo danni. Non sull'antifascismo delle sardine, non sulla Costituzione che loro leggono e rileggono nelle piazze italiane. Perché la nostra carta è antifascista
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Il nuovo film della politica italiana è Ghostbusters, l'Acchiappafantasmi. Sabato scorso Matteo Salvini ha (ri)fondato il suo partito con un presepe in mano, dichiarandosi apostolo del "popolo cristiano dell'Occidente". Come lui Giorgia Meloni ("sono una donna, sono cristiana, sono italiana"). È in nome di questo sentimento religioso che l'uno e l'altra ci chiamano alle armi contro l'invasore. Sennonché la cristianità non rappresenta più il perno della cultura occidentale, l'ha ammesso - quello stesso giorno - pure il papa. Dunque qualcuno ha le traveggole, ed è difficile pensare che il visionario sia papa Francesco.

Nel frattempo un nugolo d'iniziative s'addensa al centro che fu democristiano: Italia Viva di Renzi, Azione di Calenda, Cambiamo! di Toti, Voce Libera di Carfagna. Parrebbero correnti della vecchia Dc, che si sfidano al congresso. Ma non c'è un congresso, non c'&e…
Il nuovo film della politica italiana è Ghostbusters, l'Acchiappafantasmi. Sabato scorso Matteo Salvini ha (ri)fondato il suo partito con un presepe in mano, dichiarandosi apostolo del "popolo cristiano dell'Occidente". Come lui Giorgia Meloni ("sono una donna, sono cristiana, sono italiana"). È in nome di questo sentimento religioso che l'uno e l'altra ci chiamano alle armi contro l'invasore. Sennonché la cristianità non rappresenta più il perno della cultura occidentale, l'ha ammesso - quello stesso giorno - pure il papa. Dunque qualcuno ha le traveggole, ed è difficile pensare che il visionario sia papa Francesco.

Nel frattempo un nugolo d'iniziative s'addensa al centro che fu democristiano: Italia Viva di Renzi, Azione di Calenda, Cambiamo! di Toti, Voce Libera di Carfagna. Parrebbero correnti della vecchia Dc, che si sfidano al congresso. Ma non c'è un congresso, non c'è uno spazio politico di centro, non c'è più nemmeno la Democrazia cristiana, pace all'anima sua. Ci sono invece, in ogni piazza, le sardine, popolo di sinistra che canta "Bella ciao", che chiama sul palco i partigiani, che sventola le bandiere della Resistenza. Anche se Mussolini è morto da un bel pezzo, e non ha lasciato eredi. Insomma, un antifascismo senza fascismo, così parrebbe all'apparenza. Come d'altronde l'anticomunismo che brandì a suo tempo Silvio Berlusconi. Nel 1994, quando Forza Italia nacque per arginare i comunisti, il Muro di Berlino era caduto già da cinque anni, il Pci era stato sciolto da tre anni. Eppure Berlusconi ebbe successo, come ora Salvini e gli altri Ghostbusters della serie.

Due riflessioni possono abbozzarsi su questi singolari accadimenti. La prima: il Novecento non è mai trascorso. Non in Italia, quantomeno. Dove l'ombra del passato è più grande, più potente dei riflessi incerti del futuro. La tragica grandezza del fascismo, le masse raccolte attorno ai due partiti egemoni del dopoguerra, quello cattolico e quello comunista. Non c'è confronto con i partiti leggeri come piume d'uccello che poi sono subentrati, spesso per un attimo, per lo svolazzo d'una legislatura. Sarà per questo che continuiamo a misurarci con le ombre, anziché tendere lo sguardo verso l'orizzonte. Sarà perché il nostro tempo non ha saputo produrre alcuna nuova idea, se non proprio un ideale. E allora risciacquiamo le idee passate, le riascoltiamo come una canzone, ne ripetiamo il suono pur senza più capirne le parole.

Due: l'identità. In politica come nella vita, esprime il senso stesso del nostro stare al mondo. Ma identità vuol dire posizione, e il posto di ciascuno si misura rispetto al posto altrui. La posizione è dunque opposizione, è spazio contrapposto. Specialmente nell'agire politico, come insegnò Carl Schmitt. Dove opera la distinzione fra amico e nemico, in luogo di quella fra buono e cattivo che vale per l'etica, o fra bello e brutto che funziona per l'estetica. Sicché l'identità politica si lascia racchiudere in un motto: dimmi chi è il tuo nemico, e ti dirò chi sei. Un bel problema, se ti muovi in un paesaggio d'identità sfocate, d'avversari che si somigliano l'uno con l'altro come soldatini di piombo. E allora meglio, molto meglio, riesumare i giganti del passato, sperando di guadagnarne qualche centimetro in altezza.

Però non è detto che questo rimestio procuri solo danni, che ottunda le coscienze. Non in un caso, perlomeno. Non sull'antifascismo delle sardine, non sulla Costituzione che loro leggono e rileggono nelle piazze italiane. Perché la nostra carta è antifascista, così dichiara la sua XII disposizione. Perché richiamarla alla memoria rappresenta un merito, oltre che un obbligo civile. E perché può ben darsi un sentimento antifascista, anche se nessun Duce s'affaccia da Palazzo Venezia. Dopotutto, l'antifascismo - scrisse Vittorio Foa - significa opporsi al dominio degli altri su noi stessi, significa resistere alle nuove forme d'oppressione. Ce n'è bisogno, oggi come ieri.