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C’è vita fuori dal Palazzo

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Il 2019 scivola via, nel nostro solito tran tran da "stato d'eccezione" permanente. Per una coalizione che scommette su una "ripresa sprint" a gennaio, c'è già Italia Viva che promette sfracelli sulla prescrizione. Per un Conte che celebra il suo apprendistato da leader, c'è un Zingaretti beato e un Di Maio irrequieto, un Renzi furente e un Salvini dolente. Così, con la logora cerimonia cannibale, finisce un anno bruttissimo.

L'Italia ne esce malconcia, ma viva. Non era scontato, dopo una delle fasi più critiche della storia repubblicana. Per carità di patria, va detto che siamo in buona compagnia. La lista delle democrazie mondiali in crisi è lunghissima: dalla Spagna al Portogallo, dalla Germania a Israele, dalla Tunisia al Libano, dal Perù al Cile. Ovunque ingovernabilità politica e proteste sociali. Ma l'Italia resta un caso a parte. L'instabilità è ormai strut…
Il 2019 scivola via, nel nostro solito tran tran da "stato d'eccezione" permanente. Per una coalizione che scommette su una "ripresa sprint" a gennaio, c'è già Italia Viva che promette sfracelli sulla prescrizione. Per un Conte che celebra il suo apprendistato da leader, c'è un Zingaretti beato e un Di Maio irrequieto, un Renzi furente e un Salvini dolente. Così, con la logora cerimonia cannibale, finisce un anno bruttissimo.

L'Italia ne esce malconcia, ma viva. Non era scontato, dopo una delle fasi più critiche della storia repubblicana. Per carità di patria, va detto che siamo in buona compagnia. La lista delle democrazie mondiali in crisi è lunghissima: dalla Spagna al Portogallo, dalla Germania a Israele, dalla Tunisia al Libano, dal Perù al Cile. Ovunque ingovernabilità politica e proteste sociali. Ma l'Italia resta un caso a parte. L'instabilità è ormai strutturale.

E l'alternanza traumatica da un governo di destra a uno di centrosinistra, senza passare per elezioni, è l'ennesimo primato da Paese anormale. Siamo immersi nella "società del disagio": l'esplosione delle disuguaglianze, la devastazione del ceto medio, l'odio per lo straniero. Ma in Italia più che altrove, come dicono il Censis e Ilvo Diamanti, il virus della sfiducia si annida nelle pieghe della tessuto sociale. Stato, Parlamento e partiti sono stabilmente agli ultimi posti nella fiducia dei cittadini. La "società ansiosa di massa" nasce così. Ma gli italiani - ed e questa la prima novità di Capodanno - sembrano ormai "stanchi di guerra". Come ha scritto Carlo Verdelli, il Paese per l'anno che verrà non coltiva sogni impossibili, manifesta bisogni minimi: una guida stabile e un governo responsabile. Una classe dirigente capace di rimettere il bene comune al centro dell'agire politico, e di rinnovare il Patto costituzionale tra i cittadini e lo Stato. Le forze in campo non paiono ancora all'altezza della sfida.

È chiaro: nelle condizioni date, quello demo-stellato è il migliore dei governi possibili. Ma senza un vero salto di qualità il fine legislatura è un miraggio. Sul Pd si può contare fino a un certo punto: è un cantiere fragile, alla continua ma finora infruttuosa ricerca di una rifondazione che gli consenta di sanare la "rottura sentimentale" con il suo popolo. Su M5S non si può contare affatto. In questo decennio ha avuto un ruolo centrale. Giuste o meno che fossero, ha dato voce alle istanze di cambiamento che venivano dal Paese profondo (sia pure commettendo l'errore di cavalcarle in chiave anti-politica). Violenti o meno che fossero, ha canalizzato i bacini di rabbia che crescevano nell'Italia depressa (sia pure portando la colpa di non averli svuotati). Oggi quasi tutto è svanito, nell'ascesa dal Vaffa al governo. E quasi nulla è rimasto, sotto i cingoli della ruspa di Salvini. M5S ha perso 6 milioni di voti alle europee, e ora sta perdendo il suo popolo. Grillo ha una sola opzione: rientrare in uno schema nuovamente bipolare, facendo fronte comune con la sinistra al governo e combattendo le destre all'opposizione. Ma deve piegare la penosa resistenza di Di Maio, che con la sua ridicola "terza via" ha già regalato Conte ai Democratici.

Il 2020 è terra incognita. Ma intanto - ed è la seconda, ancora più fragorosa novità di Capodanno - un pezzo di Paese su questa terra si è già mosso e si sta muovendo, senza aspettare il Palazzo Romano. Prima di tutto le "sardine", che hanno riempito 92 piazze in un mese, per raccontare un'altra storia rispetto a quella di Salvini e Meloni, per chiedere più giustizia sociale e meno odio razziale, più democrazia e meno demagogia. Una "rivolta popolare", e non populista, spontanea e pacifica, che davvero "non ha precedenti negli ultimi decenni", e che sprigiona "un bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi", come hanno scritto a Repubblica il 20 dicembre i quattro ragazzi bolognesi dai quali tutto è partito.

Poi ci sono i milioni di giovani di Fridaysforfuture, scesi in strada tutti i venerdì da tre mesi, richiamati dal fischio di un pettirosso da combattimento di nome Greta, che si batte per un "pianeta diverso", mentre i sedicenti "Grandi" riuniti a Madrid per la Cop 25 falliscono miseramente i nuovi accordi sul clima. E ancora, gli oltre 7 mila sindaci riuniti da Antonio Decaro all'assemblea Anci del 21 novembre, e i 600 che hanno sfilato a Milano con Beppe Sala per fare la scorta a Liliana Segre il 10 dicembre: amministratori della cosa pubblica che insieme ai loro concittadini cuciono ogni giorno la tela dei territori, connettendo centri e periferie. Infine, volendo, quei 7 milioni di italiani qualsiasi, anonimi eroi quotidiani che, rotto il velo del "tecno-solipsismo" digitale (copyright Gabriele Romagnoli), fanno volontariato attivo, fanno "comunità". È questa, la cosiddetta "società civile", che esiste davvero e che ogni giorno accende lampi di luce nel buio della notte repubblicana alla quale non si rassegna. Che fa politica, e la fa mettendosi fisicamente in gioco.

Come scrive Timothy Snyder, "il potere vuole che il vostro corpo si rammollisca in poltrona e le vostre emozioni s dissolvano nello schermo: uscite di casa, portate il vostro corpo in luoghi sconosciuti, tra gente sconosciuta, fatevi nuovi amici e marciate insieme a loro" (Venti lezioni per salvare la democrazia, Rizzoli). Non ci facciamo illusioni.

Di movimenti ne abbiamo conosciuti tanti. Spesso i risultati hanno tradito le attese. Ma nell'Italia di oggi, se c'è una speranza, viene da qui. Da questo Paese vitale e orizzontale, senza leader e senza paura, che esprime partecipazione e civismo. Una politica degna, quella che stasera invocherà il presidente Mattarella nei suoi auguri di fine d'anno, ripartirebbe da questo piccolo ma preziosissimo deposito di democrazia. Perché le grandi Rivoluzioni passano. Sono certi pomeriggi d'autunno che non passano mai.