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Morti sulle strade, l’alcol è un’emergenza

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Sei morti in un solo giorno. Settantadue in tre mesi. Non è un bollettino da un paese in guerra: sono numeri che arrivano dalle strade italiane. L'impressionante incidente in Valle Aurina ("C'erano corpi ovunque, è stata la notte peggiore della mia vita" ha raccontato Giovanna, la ragazza italiana sopravvissuta); l'investimento mortale a Mestre di una ragazza di ventinove anni e in provincia di Campobasso di una trentacinquenne; quello in corso Francia a Roma in cui hanno perso la vita le due sedicenni Gaia e Camilla. Tutto in pochi giorni: in due settimane di feste natalizie, uno stillicidio macabro. Non so quanto sia utile confrontare i dati, ragionare sulle statistiche, ma partiamo da qui.

Nel decennio che si è appena chiuso, il calo degli incidenti mortali è stato progressivo; e tanto più marcato se si confrontano i numeri con il decennio precedente e con gli anni Novanta. Ma già qualche mese fa scrivevamo su queste …
Sei morti in un solo giorno. Settantadue in tre mesi. Non è un bollettino da un paese in guerra: sono numeri che arrivano dalle strade italiane. L'impressionante incidente in Valle Aurina ("C'erano corpi ovunque, è stata la notte peggiore della mia vita" ha raccontato Giovanna, la ragazza italiana sopravvissuta); l'investimento mortale a Mestre di una ragazza di ventinove anni e in provincia di Campobasso di una trentacinquenne; quello in corso Francia a Roma in cui hanno perso la vita le due sedicenni Gaia e Camilla. Tutto in pochi giorni: in due settimane di feste natalizie, uno stillicidio macabro. Non so quanto sia utile confrontare i dati, ragionare sulle statistiche, ma partiamo da qui.

Nel decennio che si è appena chiuso, il calo degli incidenti mortali è stato progressivo; e tanto più marcato se si confrontano i numeri con il decennio precedente e con gli anni Novanta. Ma già qualche mese fa scrivevamo su queste pagine dell'allarme lanciato dall'Asaps, gli Amici della polizia stradale: nel complesso gli incidenti diminuiscono, ma aumentano le persone alla guida con tassi di alcolemia alti.

Gli 11mila automobilisti positivi all'alcol test nel 2019 (dato in crescita rispetto al 2018) su circa 40 milioni di patenti attive non ci danno forse una misura fin troppo parziale del problema? Bisognerà chiederselo anche rispetto alle poche centinaia di persone denunciate per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti? Aumentano le violazioni per eccesso di velocità (nel 2019 un incremento del 35,7% rispetto al 2018). Gli incidenti che accadono tra le 22 e le 6 del mattino nei weekend vedono coinvolto in media almeno un conducente sotto i trent'anni. Dai dati occorre passare in fretta alle domande: i controlli sono sufficienti? I presìdi su strade e autostrade bastano? Non si tratta di fare allarmismo, né di accanirsi - anche solo mediaticamente - su chi sbaglia. Si tratta di chiedersi in modo molto semplice e molto franco, direi brutale, se siamo disposti ad accettare che settantadue persone muoiano in tre mesi a causa di incidenti stradali. Diventa a quel punto secondaria, se non superflua, qualunque statistica.

Perché restano i nomi - e sono settantadue nomi. Siamo disposti a farci carico di questo dolore insensato? Siamo disposti a imparare qualcosa dalle tragedie che toccano ad altri? Lo sgomento di chi non è coinvolto dura troppo poco, il tempo in cui si consuma una cronaca. Basta a rifondare il senso di una responsabilità individuale e collettiva?
Fu contestata parecchio, nel tribunale social, un'espressione usata dal sacerdote ai funerali di Gaia e Camilla. "Oggi ci riscopriamo un po' tutti palloni gonfiati", disse davanti alle due bare bianche. Molti la lessero come un giudizio impietoso nei confronti del giovanissimo responsabile dell'incidente, la cui esistenza è demolita da un simile evento, annodata dolorosamente a quella di due ragazze sconosciute, alla loro morte ingiusta, inaccettabile. Ma palloni gonfiati siamo piuttosto noi, se non impariamo niente. Se lasciamo che tutto questo dolore diventi inutile. Se con un'alzata di spalle ce ne torniamo in macchina come "padreterni", come "superuomini" incapaci di seguire le regole comuni, di prenderci a ogni chilometro di asfalto la nostra responsabilità.