✕
(ansa)

Il governo del vorrei ma non posso

Ascolta l'audio

Pisapia sottolinea la mancanza di discontinuità tra il Conte uno e il Conte bis. Il patto giallorosso può reggere solo se cambia
3 minuti di lettura
Ha detto bene Giuseppe Conte, il "populista gentile" dalle molte vite, nella sua intervista dell'Epifania: forse in questo inizio di 2020 risuona davvero "l'ultima chiamata per una vera stagione riformatrice". Dopo sarà il diluvio. O comunque l'ignoto. Nel frattempo, aggiunge il premier alla sua seconda reincarnazione, "i cittadini ci guardano e dobbiamo essere all'altezza delle attese...". Ecco, è su questo secondo punto che il presidente del Consiglio predica altrettanto bene, ma rischia di razzolare assai male. Gli italiani cominciano l'anno con le solite ansie esistenziali, che non hanno nulla a che vedere con le beghe di Palazzo: lo stipendio che non basta e il lavoro che non c'è, la pensione troppo bassa e le tasse troppo alte, la lista d'attesa per la Tac e la scuola senza risorse.

A spanne, non uno che abbia passato le feste a chiedersi perché l'eroico Paragone sia stato cacciato dal Mov…
Ha detto bene Giuseppe Conte, il "populista gentile" dalle molte vite, nella sua intervista dell'Epifania: forse in questo inizio di 2020 risuona davvero "l'ultima chiamata per una vera stagione riformatrice". Dopo sarà il diluvio. O comunque l'ignoto. Nel frattempo, aggiunge il premier alla sua seconda reincarnazione, "i cittadini ci guardano e dobbiamo essere all'altezza delle attese...". Ecco, è su questo secondo punto che il presidente del Consiglio predica altrettanto bene, ma rischia di razzolare assai male. Gli italiani cominciano l'anno con le solite ansie esistenziali, che non hanno nulla a che vedere con le beghe di Palazzo: lo stipendio che non basta e il lavoro che non c'è, la pensione troppo bassa e le tasse troppo alte, la lista d'attesa per la Tac e la scuola senza risorse.

A spanne, non uno che abbia passato le feste a chiedersi perché l'eroico Paragone sia stato cacciato dal Movimento o l'onorevole Rospi sia transitato al gruppo Misto, perché la camerata Borgonzoni abbia latitato nei comizi o la pasionaria Rula sia stata rifiutata a Sanremo. Il famoso "popolo" ha tutt'altri pensieri e tutt'altre paure. E ora, a confondere i primi e nutrire le seconde, non bastavano i terrorismi e le mafie, la Brexit in Gran Bretagna e la guerra dei dazi con la Cina: adesso c'è anche la guerra vera in Medio Oriente.

A due passi da casa nostra. Se questo è "il contesto", la classe politica che ci guida, dalla maggioranza e dall'opposizione, non sembra purtroppo "all'altezza delle attese" dei cittadini, come finge di credere Conte. Più passano i giorni, più il governo "dei Malavoglia" assume toni e fattezze da governo del "vorrei ma non posso". E più l'esecutivo si avvita su se stesso, litigando su tutti i dossier e rinviando tutte le decisioni, più rischia di consolidarsi la convinzione espressa ieri su questo giornale da Giuliano Pisapia: su molti temi, anche quelli più importanti, sta mancando "del tutto la discontinuità tra il governo giallorosso e il precedente". Il giudizio dell'ex sindaco di Milano può sembrare ingeneroso, per esempio sul fronte della giustizia: è pacifico che qualcosa andasse fatto sulla prescrizione, dopo il folle Ventennio delle impunità berlusconiane, semmai ora è necessario integrare la legge Bonafede con misure che accelerino drasticamente la durata dei processi.

Oppure può risultare addirittura sbagliato, per esempio sul fronte dell'Europa: qui la svolta rispetto al sovranismo alle vongole di Salvini è stata netta, così come sulla manovra economica che, per quanto poco ambiziosa, ci ha comunque risparmiato i condoni e la Flat Tax, che non è poco.

Ma a parte questi pur non trascurabili casi, nell'insieme resta forte la sensazione che poco o nulla sia cambiato e stia cambiando. Sulla politica estera, mentre Trump bombarda Soleimani a Bagdad e la Mezzaluna sciita risponde promettendo agli americani "un altro Vietnam", noi non andiamo oltre formule vuote. Alla Farnesina, Di Maio, dopo il festoso Capodanno a Madrid, rioccupa la sede vacante senza idee, e senza che un solo galoppino della Casa Bianca ci informi almeno di quello che sta per succedere. Nulla di nuovo sotto il sole: eravamo irrilevanti già da prima. Ma il dramma è proprio questo: dov'è la discontinuità?

Se ci spostiamo sulla politica interna il quadro non migliora. Siamo in piena overdose di "occorrismo": occorrono sempre un sacco di cose, a chiacchiere, ma purtroppo non si sa mai chi dovrebbe trasformarle in fatti. A M5S è inutile chiederlo: qui lo sbando è totale. In questi giorni di latitanza del "capo politico" nei Tg abbiamo visto solo volonterosi ma patetici peones che di fronte a qualunque problema ripetono con sguardo vitreo e tono stentoreo l'unico slogan-manifesto nel quale sembrano ormai riconoscersi: "Togliamo le concessioni ad Autostrade!". Che va benissimo, per carità, ma magari c'è anche altro da fare in questa Italia malmessa e malmostosa. Non lo capiscono. Inseguono vecchi fantasmi, tipo "l'abolizione dell'articolo 18", ripescata chissà da dove. E si presentano così, in ordine sparso, ai prossimi appuntamenti di gennaio: il Milleproroghe tuttora congelato "salvo intese", il decreto Alitalia e Popolare di Bari, e poi il 12 la raccolta firme per il referendum sul taglio dei parlamentari, il 20 il voto della Giunta del Senato sul caso Salvini-nave Gregoretti, e il 26 la madre di tutte le battaglie, le regionali in Emilia e in Calabria.

E poi c'è il Pd, come sempre. C'è Zingaretti, che domenica prossima obbliga i suoi ministri agli esercizi spirituali nell'Abbazia di San Marco. Che è ossessionato da Renzi, ormai quinta colonna dell'opposizione visto che voterà con Forza Italia sulla prescrizione e con la Lega sulle concessioni. E che continua a ripetere "siamo noi a reggere la maggioranza". Vero: ma per fare cosa, se come dice Pisapia i progressisti non riescono nemmeno a imporre agli alleati l'abolizione dei criminogeni decreti Sicurezza di Salvini, come ha chiesto il presidente Mattarella e come pure prevedeva il patto di governo siglato a settembre? Non lo sanno neanche loro, e infatti la prima verifica di maggioranza del 2020 è già stata rinviata a dopo l'ordalia del voto emiliano. È la conferma che da quel test dipende tutto, compresa la tenuta di un governo che sta in piedi solo se cambia. È il messaggio subliminale di Beppe Grillo, con gli auguri social postati a Capodanno. Il capo-comico con la pala, che scava sulla spiaggia di Bibbona: può essere una trincea, ma anche una tomba.