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Frantumati ma arroccati

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Il Parlamento e i suoi dintorni assomigliano sempre più alla Fortezza Bastiani descritta da Dino Buzzati: un luogo dove non succede mai niente e dove il "tran tran" prosegue secondo certi rituali in attesa di un evento clamoroso che non si realizza mai. Nel romanzo l'attesa riguarda un nemico al di là del deserto: i Tartari. Nella realtà dei nostri giorni il nemico è Salvini, ma non si trova ai confini del deserto: è invece in Emilia-Romagna a tentare la spallata contro un equilibrio di potere che il 26 di questo mese potrebbe incrinarsi a Bologna per crollare a Roma.

In attesa dell'invasione dei Tartari, ossia della vittoria peraltro complicata della leghista Borgonzoni e soprattutto del suo mentore padano, la Fortezza è come sospesa nel vuoto. Il Parlamento, risolta la pratica della legge finanziaria, lavora al minimo; e la maggioranza rimanda tutto quello che può rimandare.

Ad esempio il voto per mettere sotto pro…
Il Parlamento e i suoi dintorni assomigliano sempre più alla Fortezza Bastiani descritta da Dino Buzzati: un luogo dove non succede mai niente e dove il "tran tran" prosegue secondo certi rituali in attesa di un evento clamoroso che non si realizza mai. Nel romanzo l'attesa riguarda un nemico al di là del deserto: i Tartari. Nella realtà dei nostri giorni il nemico è Salvini, ma non si trova ai confini del deserto: è invece in Emilia-Romagna a tentare la spallata contro un equilibrio di potere che il 26 di questo mese potrebbe incrinarsi a Bologna per crollare a Roma.

In attesa dell'invasione dei Tartari, ossia della vittoria peraltro complicata della leghista Borgonzoni e soprattutto del suo mentore padano, la Fortezza è come sospesa nel vuoto. Il Parlamento, risolta la pratica della legge finanziaria, lavora al minimo; e la maggioranza rimanda tutto quello che può rimandare.

Ad esempio il voto per mettere sotto processo il capo leghista sul caso della nave Gregoretti. L'accusa è sequestro di persona per via dei giorni in cui i profughi recuperati dalla nave militare rimasero a bordo, in quanto non autorizzati a sbarcare. Voto politico come pochi, protesta il centrodestra, finalizzato a eliminare per via giudiziaria l'avversario numero uno della sinistra al governo (e semmai dovrebbe essere coinvolto il premier Conte). No, ribattono gli altri: voto figlio dello Stato di diritto, in cui vale la forza della legge che è superiore a qualsiasi interesse di parte. Nell'incertezza si posticipa tutto. Si voterà dopo le regionali emiliano-romagnole, il che suscita più polemiche di quante ne cancelli. E si capisce perché. Se il centrosinistra fosse sicuro delle sue ragioni non avrebbe motivo di attendere. Se invece sa di perseguire una forzatura per motivi politici, ecco che esita per non regalare a Salvini la più efficace tribuna del vittimismo a pochi giorni dalle elezioni in una regione chiave.

S'intende che nella Fortezza Bastiani anche i referendum diventano fattore di turbamento. È sulla via di fallire per insufficiente raccolta di firme quello destinato a scrivere l'ultimo atto del taglio dei parlamentari, la riforma voluta dai 5S e subita dagli altri gruppi come indispensabile sacrificio al Dio dell'anti-casta. Misura monca e male inserita nella cornice della Costituzione, ma si suppone popolare. La domanda legittima è: il mancato referendum renderebbe più vicine o più lontane le elezioni anticipate? I più pensano che le renda più lontane, anche per la necessità di riscrivere la mappa dei collegi. Ma la verità è che la maggioranza dei parlamentari non vuole in alcun caso tornare a votare in quanto tanti, troppi perderebbero il posto.

Lo stesso Di Maio lo ha spiegato bene: "Nessuno vuole rinunciare a tre anni di stipendio". Questo è il vero argomento, assai più dei referendum o della nave Gregoretti. Così si attende. E mentre il tempo passa si prepara una nuova legge proporzionale (con soglia al 5%) che ha l'ambizione di trasformarsi in un'ipotesi verosimile. Il paradosso è che la Corte Costituzionale sta per pronunciarsi su un altro referendum, stavolta abrogativo, volto a trasformare il sistema in un super-maggioritario in stile inglese. Questo sarebbe davvero il "cigno nero" in grado di mettere a soqquadro la Fortezza. Uno dei due: l'altro cigno svolazza già sopra Bologna. E qui non c'è da attendere molto.