5Stelle, una leadership da reinventare
di DONATELLA CAMPUSNel Movimento la vera complementarietà è tra le funzioni riconducibili alla piattaforma Rousseau, e quindi in ultima istanza a Davide Casaleggio, e quelle in capo alla leadership propriamente politica, oggi rappresentata da un singolo individuo, ma che potrebbe in futuro anche venire articolata in modo collettivo nella forma di una coppia di leader o di una sorta di direttorio
Il Movimento Cinque Stelle sta affrontando una crisi di leadership che va oltre la figura dell'attuale leader Luigi Di Maio. Infatti, la questione fondamentale è quella di definire un modello di leadership sulla base del quale provare a rigenerare il Movimento. In questi giorni sono circolate varie ipotesi su come possa essere rivisto il ruolo del capo politico; tra le altre, ieri Annalisa Cuzzocrea su Repubblica riportava quella di una coleadership femminile e maschile, come quella dei Verdi tedeschi.
Difficile prevedere quale potrà essere l'approdo di questo processo, ma qualche riflessione sulla natura della leadership espressa finora dal M5S può essere utile. A questo proposito il Movimento è stato peculiare fin dagli esordi, essendosi di fatto retto su una sorta di diade formata da quelli che, secondo la definizione di Amitai Etzioni, potremmo chiamare il leader 'espressivo', Beppe Grillo, che ha comunicato il progetto e creato il cons…
Difficile prevedere quale potrà essere l'approdo di questo processo, ma qualche riflessione sulla natura della leadership espressa finora dal M5S può essere utile. A questo proposito il Movimento è stato peculiare fin dagli esordi, essendosi di fatto retto su una sorta di diade formata da quelli che, secondo la definizione di Amitai Etzioni, potremmo chiamare il leader 'espressivo', Beppe Grillo, che ha comunicato il progetto e creato il cons…
Il Movimento Cinque Stelle sta affrontando una crisi di leadership che va oltre la figura dell'attuale leader Luigi Di Maio. Infatti, la questione fondamentale è quella di definire un modello di leadership sulla base del quale provare a rigenerare il Movimento. In questi giorni sono circolate varie ipotesi su come possa essere rivisto il ruolo del capo politico; tra le altre, ieri Annalisa Cuzzocrea su Repubblica riportava quella di una coleadership femminile e maschile, come quella dei Verdi tedeschi.
Difficile prevedere quale potrà essere l'approdo di questo processo, ma qualche riflessione sulla natura della leadership espressa finora dal M5S può essere utile. A questo proposito il Movimento è stato peculiare fin dagli esordi, essendosi di fatto retto su una sorta di diade formata da quelli che, secondo la definizione di Amitai Etzioni, potremmo chiamare il leader 'espressivo', Beppe Grillo, che ha comunicato il progetto e creato il consenso, e il leader 'strumentale', Gianroberto Casaleggio, che ha seguito l'assetto organizzativo. Si può pertanto affermare che la condivisione della leadership (nonché la divisione del lavoro tra queste due fondamentali dimensioni) sia nel Dna del Movimento. Questa condizione è stata poi ulteriormente riproposta nella fase successiva, quando Davide Casaleggio ha sostituito il padre, il fondatore Grillo ha fatto un passo indietro, ma è rimasto sempre pronto a intervenire nei momenti cruciali, e Luigi Di Maio è divenuto il capo politico.
Da questo punto di vista, il Movimento si distingue nel panorama politico italiano, in cui hanno prosperato i partiti personali e anche i partiti più tradizionali hanno preso la direzione di presentarsi con una guida individuale e chiaramente identificabile. È anche in controtendenza rispetto alla maggior parte dei partiti populisti europei caratterizzabili da leader reputati forti e preminenti. La leadership del Movimento, tuttavia, non rispecchia neppure il modello plurale più tipico, nel quale sussiste una divisione del potere tra persone che assumono e condividono la medesima carica, come ad esempio le coppie di leader ai vertici dei partiti. Infatti, nel M5S la vera complementarietà è tra le funzioni riconducibili alla piattaforma Rousseau, e quindi in ultima istanza a Davide Casaleggio, e quelle in capo alla leadership propriamente politica, oggi rappresentata da un singolo individuo, ma che potrebbe in futuro anche venire articolata in modo collettivo nella forma di una coppia di leader o di una sorta di direttorio.
Sono molteplici i percorsi che possono portare alla coleadership. In partiti come i Verdi può essere ricondotta al desiderio di ispirarsi a un modello di organizzazione scarsamente gerarchico che dà importanza al ruolo della base e ai processi collettivi. A volte è l'espressione della necessità di conciliare diverse componenti, come fu il caso della tedesca Linke al momento della fusione che portò alla fondazione del partito. Altre volte può essere semplicemente vista come spinta per invertire un trend negativo (ad esempio così può essere letto il caso dei Socialdemocratici tedeschi che l'hanno adottata di recente). Nel caso del M5S, sdoppiare la figura del capo politico o sostituirla con una squadra potrebbe svolgere un'analoga funzione di rinnovamento introducendo un elemento di novità; tuttavia, l'attuale distribuzione del potere tra diversi soggetti è il frutto della particolare genesi del Movimento e delle sue caratteristiche organizzative. Perciò solo intervenendo su questi equilibri di fatto si può arrivare a esprimere davvero un diverso modello di leadership.
Donatella Campus è professore associato di Scienza politica all'Università di Bologna dove insegna Comunicazione politica e Modelli di leadership politica
Difficile prevedere quale potrà essere l'approdo di questo processo, ma qualche riflessione sulla natura della leadership espressa finora dal M5S può essere utile. A questo proposito il Movimento è stato peculiare fin dagli esordi, essendosi di fatto retto su una sorta di diade formata da quelli che, secondo la definizione di Amitai Etzioni, potremmo chiamare il leader 'espressivo', Beppe Grillo, che ha comunicato il progetto e creato il consenso, e il leader 'strumentale', Gianroberto Casaleggio, che ha seguito l'assetto organizzativo. Si può pertanto affermare che la condivisione della leadership (nonché la divisione del lavoro tra queste due fondamentali dimensioni) sia nel Dna del Movimento. Questa condizione è stata poi ulteriormente riproposta nella fase successiva, quando Davide Casaleggio ha sostituito il padre, il fondatore Grillo ha fatto un passo indietro, ma è rimasto sempre pronto a intervenire nei momenti cruciali, e Luigi Di Maio è divenuto il capo politico.
Da questo punto di vista, il Movimento si distingue nel panorama politico italiano, in cui hanno prosperato i partiti personali e anche i partiti più tradizionali hanno preso la direzione di presentarsi con una guida individuale e chiaramente identificabile. È anche in controtendenza rispetto alla maggior parte dei partiti populisti europei caratterizzabili da leader reputati forti e preminenti. La leadership del Movimento, tuttavia, non rispecchia neppure il modello plurale più tipico, nel quale sussiste una divisione del potere tra persone che assumono e condividono la medesima carica, come ad esempio le coppie di leader ai vertici dei partiti. Infatti, nel M5S la vera complementarietà è tra le funzioni riconducibili alla piattaforma Rousseau, e quindi in ultima istanza a Davide Casaleggio, e quelle in capo alla leadership propriamente politica, oggi rappresentata da un singolo individuo, ma che potrebbe in futuro anche venire articolata in modo collettivo nella forma di una coppia di leader o di una sorta di direttorio.
Sono molteplici i percorsi che possono portare alla coleadership. In partiti come i Verdi può essere ricondotta al desiderio di ispirarsi a un modello di organizzazione scarsamente gerarchico che dà importanza al ruolo della base e ai processi collettivi. A volte è l'espressione della necessità di conciliare diverse componenti, come fu il caso della tedesca Linke al momento della fusione che portò alla fondazione del partito. Altre volte può essere semplicemente vista come spinta per invertire un trend negativo (ad esempio così può essere letto il caso dei Socialdemocratici tedeschi che l'hanno adottata di recente). Nel caso del M5S, sdoppiare la figura del capo politico o sostituirla con una squadra potrebbe svolgere un'analoga funzione di rinnovamento introducendo un elemento di novità; tuttavia, l'attuale distribuzione del potere tra diversi soggetti è il frutto della particolare genesi del Movimento e delle sue caratteristiche organizzative. Perciò solo intervenendo su questi equilibri di fatto si può arrivare a esprimere davvero un diverso modello di leadership.
Donatella Campus è professore associato di Scienza politica all'Università di Bologna dove insegna Comunicazione politica e Modelli di leadership politica