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Il leader della Lega Matteo Salvini (ansa)

La giravolta di Salvini

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Con una mossa a sorpresa, l'ex ministro dell'Interno ha organizzato un congresso sull'antisemitismo al Senato, invitando anche la senatrice a vita Liliana Segre (che ha declinato). Un ossimoro politico e un'acrobazia imbarazzante, che ha il sapore della strumentalizzazione e del paradosso, vista la nera compagnia di giro della Lega nazionalista
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L'inatteso congresso sull'antisemitismo a cui l'organizzatore Matteo Salvini ha invitato la senatrice a vita Liliana Segre non è soltanto un ossimoro politico: è un'acrobazia imbarazzante (dell'ex ministro dell'Interno). Sarà pure vero che il Capitano, in questi mesi, tra un'evocazione della piazza e una richiesta di "pieni poteri", ha sperimentato qualche timido (in alcuni casi goffo) tentativo riparatorio sulla scivolosa questione della discriminazione contro gli ebrei, e, in particolare, sulle polemiche che hanno riguardato la Segre e la sua commissione anti-odio contestata anche plasticamente dalla destra a trazione sovranista. Ma questa mossa a sorpresa - con l'evento annunciato in Senato a pochi giorni dalle elezioni in Emilia Romagna e dalla Giornata della Memoria - ha il sapore della strumentalizzazione. E del paradosso. Per più di un motivo.

Il primo è legato proprio alla senatrice Segre, che Salvin…
L'inatteso congresso sull'antisemitismo a cui l'organizzatore Matteo Salvini ha invitato la senatrice a vita Liliana Segre non è soltanto un ossimoro politico: è un'acrobazia imbarazzante (dell'ex ministro dell'Interno). Sarà pure vero che il Capitano, in questi mesi, tra un'evocazione della piazza e una richiesta di "pieni poteri", ha sperimentato qualche timido (in alcuni casi goffo) tentativo riparatorio sulla scivolosa questione della discriminazione contro gli ebrei, e, in particolare, sulle polemiche che hanno riguardato la Segre e la sua commissione anti-odio contestata anche plasticamente dalla destra a trazione sovranista. Ma questa mossa a sorpresa - con l'evento annunciato in Senato a pochi giorni dalle elezioni in Emilia Romagna e dalla Giornata della Memoria - ha il sapore della strumentalizzazione. E del paradosso. Per più di un motivo.

Il primo è legato proprio alla senatrice Segre, che Salvini avrebbe voluto accogliere giovedì mattina in sala Zuccari a Palazzo Giustiniani (non accadrà: lei ha declinato). Sopravvissuta ai campi di sterminio, costretta a vivere sotto scorta a 89 anni, la donna a cui i nazisti, a 13 anni, tatuarono sul braccio il numero di matricola 75190, il 30 ottobre scorso è stata umiliata lì, in Senato. Dai senatori della Lega, di FdI e di FI. Sono rimasti con le terga appoggiate agli scranni mentre il resto dell'aula la applaudiva. Per ricucire, i primi di novembre, Salvini si è autoinvitato a casa Segre a Milano. Un incontro certamente cordiale e forse un po' forzato. Una carta giocata dal segretario federale leghista anche per cercare di allontanare le critiche che in più occasioni gli sono piovute addosso da parte di rappresentanti delle comunità ebraiche italiane.

Ma la distonia delle manovre di Salvini, fresco nemico di antisemiti e neonazi, è anche altro. È, innanzitutto, la nera compagnia di giro della Lega nazionalista. Quel bacino reazionario, in alcuni casi nostalgico, nel quale l'ex capo del Viminale ha pescato a piene mani esibendo la suggestione dell'inclinazione all'autoritarismo e twittando slogan da ventennio. Come glielo spiega Salvini il convegno sull'antisemitismo agli hammerskin di Lealtà Azione, formazione metapolitica di estrema destra che ha eletto dei suoi esponenti nelle liste della Lega (in parlamento e in Regione Lombardia), che si ispira a militari nazisti e rastrellatori di ebrei e che è capeggiata da picchiatori pregiudicati? Come si concilia la "connotazione culturale e scientifica" dell'iniziativa in Senato con i continui omaggi linguistici ("Tanti nemici tanto onore") di esponenti leghisti a Benito Mussolini, promulgatore delle leggi razziali contro gli ebrei e alleato di Adolf Hitler?

Ci si potrebbe anche fermare qui, sorvolando sulle frequentazioni ultrà di Salvini che, persino da ministro, ha coccolato i gruppi estremisti della curva Sud del Milan andando sotto braccio a capi bastone dalle dichiarate simpatie fasciste e trafficanti di droga. Insomma: il rischio di rimanere un po' disorientati di fronte al convegno della Lega in difesa degli ebrei è qualcosa di più di una remota possibilità. A meno che non si vogliano resettare i file, recenti e non, delle cronache politiche, e fare finta di niente. Nel caso occorrerebbe sbianchettare anche la virulenza degli insulti seriali dei leghisti neosovranisti contro George Soros e Gad Lerner: quest'ultimo preso di mira sul pratone di Pontida ("vai via ebreo").

Chissà se in Senato se ne parlerà. Vedremo se all'evento di giovedì la platea di addetti ai lavori e la comunità leghista riuscirà a togliere le pietre, non sono poche, poste lungo questo percorso di avvicinamento del (fu) Carroccio a posizioni che dovrebbero accomunare - indistintamente - ogni partito che si riconosce nei valori della Costituzione e nella ferma condanna, senza se e senza ma, di chi ancora oggi predica odio contro le vittime della Soluzione finale. O se invece, come è lecito sospettare, si tratterà solo di un'operazione di maquillage politico. Saremo felici di essere smentiti.