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La sede della Corte Costituzionale, a Roma (ansa)

Riforma elettorale, ultimo scontro

La Consulta deve pronunciarsi sul quesito referendario della Lega. La scadenza è destinata ad avere conseguenze, comunque decideranno i giudici
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Occorre una notevole dose di ottimismo per credere che nei prossimi mesi o addirittura fino al 2023 non accadrà nulla di dirompente nel nostro sistema politico. E per immaginare che il fragile equilibrio rappresentato dai due governi Conte, pur nei diversi colori, prosegua secondo i ritmi tipici dei periodi di quiete. Ma non è questo il caso, con la guerra in Libia e il Mediterraneo conteso. Nonostante il ruolo del tutto marginale dell'Italia, privata in buona misura della sua influenza sulle vicende libiche, il conflitto aiuta il premier a mantenersi a Palazzo Chigi.

Ma naturalmente ogni giorno ha la sua pena. Quando Conte afferma che nemmeno il voto in Emilia-Romagna e Calabria, domenica 26, avrà conseguenze sugli assetti di governo, sta cercando di farsi coraggio: difficile pensare che sia davvero convinto di poter sopravvivere a una vittoria di Salvini a Bologna, peraltro al momento ancora improbabile. La verità è che il sistema è com…
Occorre una notevole dose di ottimismo per credere che nei prossimi mesi o addirittura fino al 2023 non accadrà nulla di dirompente nel nostro sistema politico. E per immaginare che il fragile equilibrio rappresentato dai due governi Conte, pur nei diversi colori, prosegua secondo i ritmi tipici dei periodi di quiete. Ma non è questo il caso, con la guerra in Libia e il Mediterraneo conteso. Nonostante il ruolo del tutto marginale dell'Italia, privata in buona misura della sua influenza sulle vicende libiche, il conflitto aiuta il premier a mantenersi a Palazzo Chigi.

Ma naturalmente ogni giorno ha la sua pena. Quando Conte afferma che nemmeno il voto in Emilia-Romagna e Calabria, domenica 26, avrà conseguenze sugli assetti di governo, sta cercando di farsi coraggio: difficile pensare che sia davvero convinto di poter sopravvivere a una vittoria di Salvini a Bologna, peraltro al momento ancora improbabile. La verità è che il sistema è come una pentola a pressione dentro cui si va caricando il vapore, ossia i fattori di disgregazione.

L'ennesima riforma elettorale di cui si parla è il tema più ostico per il cittadino, eppure mai come stavolta ci indicherà dove stiamo andando. Va in scena infatti l'ultimo scontro tra fautori del modello proporzionale e sostenitori antichi e recenti del maggioritario. Sappiamo che la Consulta sta per pronunciarsi sul quesito referendario della Lega (Calderoli) che avrebbe effetti rivoluzionari sulle nostre tradizioni politiche. Nessuno, certo, si sorprenderebbe se il referendum fosse bocciato per ragioni in cui si mescolano l'interpretazione della Costituzione e l'opportunità politica.

Tuttavia la scadenza è destinata ad avere conseguenze comunque decideranno i giudici. Soprattutto perché, per una congiura astrale forse non del tutto casuale, il nodo del quesito Calderoli viene al pettine mentre prende forma in Parlamento una proposta Pd-M5S subito battezzata Germanicum (per l'uso stucchevole del latinorum): in concreto uno schema proporzionale con sbarramento al 5 per cento che ha ben poco del sistema tedesco, al di là di una generica somiglianza. Del resto non è pensata per garantire un'efficiente stabilità quanto per frenare l'incombente Salvini.

Il quale risponde rilanciando quella che fu probabilmente la migliore legge elettorale degli ultimi anni, il cosiddetto Mattarellum: un maggioritario temperato e ben equilibrato. Il leader leghista sembra così volersi sottrarre alle voci che lo volevano intrigato dal ritorno al proporzionale (e va detto che la sua partner politica, Giorgia Meloni, era stata come al solito priva di ambiguità nel dire "no" all'ipotesi Zingaretti-Di Maio).

Conclusione: i due fronti sono uno di fronte all'altro, ben definiti. Se il quesito Calderoli fosse ammesso, si tradurrebbe in una spinta al Parlamento per approvare una legge con almeno alcune caratteristiche maggioritarie. Il Mattarellum in primo luogo. O addirittura, caso estremo, un doppio turno alla francese che sarebbe il miglior sistema per l'Italia di oggi. Se invece il referendum fosse bocciato dalla Consulta, scenario tutt'altro che irrealistico, l'esercito del proporzionale avrebbe comunque da scalare una montagna. Con il centrodestra ostile, lo stesso Pd dovrebbe valutare se non gli convenga un po' di maggioritario per sfruttare meglio la sua maggiore forza rispetto ai 5S allo sbando.