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(ansa)

I due Papi, come un film

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Un pasticcio. Un pasticciaccio brutto, quello della firma di Ratzinger — data e ritirata — a un volume sul celibato in uscita e che a tutti è sembrato una critica preventiva a decisioni di papa Francesco sul clero sposato.

Ma per capire il pasticcio bisogna partire da un dato storico, distante dieci anni dal guazzabuglio di indiscrezioni, strumentalizzazioni e disordine di queste ore.

Il dato è questo. Se c'è qualcuno che ha fatto qualcosa di decisivo per restaurare l'ordinazione di uomini sposati come preti nella chiesa latina è proprio papa Ratzinger. Perché la chiesa cattolica il presbiterato uxorato (il nome esatto dei preti sposati) lo ha avuto ininterrottamente: dall'età apostolica fino ad oggi, grazie alle chiese orientali unite a Roma, che della chiesa cattolica sono parte. È la chiesa latina che ha deciso, in modo definitivo coi canoni del 1139, di ordinare preti soltanto maschi che facessero promessa …
Un pasticcio. Un pasticciaccio brutto, quello della firma di Ratzinger — data e ritirata — a un volume sul celibato in uscita e che a tutti è sembrato una critica preventiva a decisioni di papa Francesco sul clero sposato.

Ma per capire il pasticcio bisogna partire da un dato storico, distante dieci anni dal guazzabuglio di indiscrezioni, strumentalizzazioni e disordine di queste ore.

Il dato è questo. Se c'è qualcuno che ha fatto qualcosa di decisivo per restaurare l'ordinazione di uomini sposati come preti nella chiesa latina è proprio papa Ratzinger. Perché la chiesa cattolica il presbiterato uxorato (il nome esatto dei preti sposati) lo ha avuto ininterrottamente: dall'età apostolica fino ad oggi, grazie alle chiese orientali unite a Roma, che della chiesa cattolica sono parte. È la chiesa latina che ha deciso, in modo definitivo coi canoni del 1139, di ordinare preti soltanto maschi che facessero promessa di celibato.

Questa prassi è stata erosa dapprima da rare ma eloquenti eccezioni. Come quella di Pio XII che negli anni 50 fece ordinare preti degli ex pastori luterani sposati. Le eccezioni sono diventate regola, ancorché limitata, proprio da Benedetto XVI nel 2009. Il Papa di allora firmò un documento per accogliere quei fedeli che lasciavano la chiesa anglicana e diventavano cattolici. Benedetto XVI vi stabilì che, sulla base di "criteri oggettivi ed esigenze", i preti e i fedeli venuti alla chiesa cattolica dall'anglicanesimo potessero essere ordinati preti anche se sposati. Con quell'atto, in sé antiecumenico, cessava la uniformità della disciplina del celibato della chiesa latina e si apriva una questione. Cioè se si può far prete uno sposato che è sempre stato cattolico e se le "esigenze" di un vescovo cattolico contano come quelle di un ordinario che prima era stato anglicano. Per chi conosce il valore del celibato - che è un cammino di affidamento zoppicante per amore all'amore degli altri, e non un arroccamento fobico - la questione si pone. La rifiuta solo chi alimenta una ideologia passatista, che mette l'usanza del celibato obbligatorio davanti al sacramento della eucarestia.

C'era dunque qualcosa di strano nel testo di Ratzinger annunciato come uno schiaffo a papa Francesco e come una adesione al piccolo ma rumoroso partito anti-bergogliano. Era strano perché era incoerente con il suo governo. Ed era contraddittorio con l'impegno con cui Benedetto XVI ha inventato dal 2013 in qua il "mestiere" di vescovo emerito di Roma. In questa opera di costruzione del modo di essere un ex Papa, Benedetto XVI ha avuto alcune intuizioni, alcune astuzie e qualche piccola sbavatura.

È stata una intuizione quella di abitare dentro i territori del Papa regnante: così da non prestarsi al rischio di fedeli a manifestare in ginocchio sotto le sue finestre come nel film di Sorrentino. È stata una astuzia ignorare la irricevibile tesi del suo segretario secondo cui il pontefice dimissionario aveva rinunciato solo all'esercizio "attivo" del ministero petrino, come se la funzione episcopale fosse divisibile e come se ci fossero "due papi". È stata una sbavatura la prefazione a un volume sulla liturgia che lodava un po' troppo il cardinal Sarah - lo stesso del libro sul celibato - antagonista dichiarato di Francesco. Sbavatura meno innocua quella della lettera con cui l'emerito rifiutava di prefare dei saggi sulla teologia di Bergoglio e attaccava a freddo un importante teologo di Tubinga: perché con una rivelazione a pezzi di quella lettera, si riuscì a far cadere il capo della comunicazione di papa Francesco.

E poi c'erano stati gli appunti ratzingeriani sulla pedofilia, diffusi un anno fa su una rivista tedesca: nei quali Ratzinger imputava al Sessantotto i guai del clero pedofilo e dei vescovi omertosi - dunque una convinzione che aveva sempre avuto. Ma si esprimeva con alcune forme linguistiche che sembravano una sintesi spiccia di seconda mano.

L'ultima sbavatura, la prefazione al libro sul celibato, è invece diventata un pasticcio. Ci sarebbero 7 pagine "di" Ratzinger sul celibato, mandate a Sarah, e pubblicate da lui in un volume che usa il Papa come coautore e perciò lo mette in copertina. Pagine che per ora non sono state lette se non nel lancio pubblicitario; comunicate con missive postate con leggerezza sbalorditiva su Twitter da Sarah. E che Benedetto XVI nega possano essere parte di un volume a quattro mani. Insomma un guazzabuglio degno dei Vatileaks che dice che chi vuole strumentalizzare Benedetto XVI non si fa tanti scrupoli: e che Benedetto XVI o il suo entourage se li fanno, anche se forse un po' tardi.