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Ronald Reagan e Michail Gorbacev davanti a un caminetto al vertice di Ginevra, nel novembre 1985 

Dovremo dunque spegnere stufe e caminetti?

Il fuoco non è solo un oggetto tecnico, ma un fatto mentale
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Dovremo dunque spegnere stufe e caminetti? Stante alla ricerca di Life PrepAir, commissionata dalla Regione Emilia, di cui ha scritto ieri Corrado Zunino, gran parte dell’inquinamento della Pianura padana dipende dall’uso intensivo di stufe alimentate a legna, pallet e carbone, utilizzate nelle case del territorio compreso tra almeno tre o quattro regioni e situato tra le Alpi e l’Appennino. La legna arsa nelle case produrrebbe le terribili polveri sottili che ci avvelenano. Il fuoco non gode oggi di buona stampa.

Dopo gli incendi disastrosi dell’Australia
, a gettare acqua sul fuoco, come si dice, è questa ricerca. Eppure senza il fuoco non potremmo neppure pensare la nascita della civiltà umana, come ci ha spiegato la paleontologa Catherine Perlés in Preistoria del fuoco (Einaudi). La nostra differenza con il mondo animale data dall’introduzione del fuoco per riscaldarci, per difenderci dai predato…
Dovremo dunque spegnere stufe e caminetti? Stante alla ricerca di Life PrepAir, commissionata dalla Regione Emilia, di cui ha scritto ieri Corrado Zunino, gran parte dell’inquinamento della Pianura padana dipende dall’uso intensivo di stufe alimentate a legna, pallet e carbone, utilizzate nelle case del territorio compreso tra almeno tre o quattro regioni e situato tra le Alpi e l’Appennino. La legna arsa nelle case produrrebbe le terribili polveri sottili che ci avvelenano. Il fuoco non gode oggi di buona stampa.

Dopo gli incendi disastrosi dell’Australia
, a gettare acqua sul fuoco, come si dice, è questa ricerca. Eppure senza il fuoco non potremmo neppure pensare la nascita della civiltà umana, come ci ha spiegato la paleontologa Catherine Perlés in Preistoria del fuoco (Einaudi). La nostra differenza con il mondo animale data dall’introduzione del fuoco per riscaldarci, per difenderci dai predatori, per mangiare. Siamo utilizzatori del fuoco da almeno 400.000 anni, quando i nostri progenitori, l’Homo erectus, aveva cominciato a farne uso, ben prima dell’Homo sapiens. Il fuoco non è solo un oggetto tecnico, ma un fatto mentale. Perlés l’ha spiegato: la sua introduzione è prima di tutto un fatto psichico. L’Astralopiteco possedeva già tutte i mezzi per conservare e utilizzare il fuoco, ma non possedeva la struttura mentale per farlo. Non c’è bisogno di citare il filosofo ed epistemologo francese Gaston Bachelard, la sua Poetica del fuoco, per sapere che dietro a ogni progresso tecnico c’è un fatto psichico.
Una pianta cresce da una corteccia incenerita dal fuoco a Kulnura, nel New South Wales (Australia) (ansa)

Il nostro rapporto col fuoco è stato decisivo per migliaia e migliaia d’anni, e non solo dal punto di vista della sopravvivenza materiale. Il rapporto con gli alberi, con il mondo vegetale intorno a noi, è stato mediato dall’utilizzo del legno come materiale da costruzione e come combustibile. Querce, pini, faggi, aceri, pruni, betulle, sono stati uno strumento indispensabile per far avanzare la civiltà, per consolidarla e accrescerla. Il fuoco attorno a cui si siede l’intera tribù, per riscaldarsi e cucinare, è il luogo dove è nata quella che noi oggi chiamiamo letteratura, in origine arte di raccontare storie per consolare, divertire, far pensare e immaginare. Senza il fuoco che arde nel camino, o nella stufa, noi non saremmo quello che siamo.

Un docente di antropologia biologica ad Harvard, Richard Wrangham in 
L’intelligenza del fuoco (Bollati Boringhieri) ha spiegato come solo con la cottura l’uomo è diventato uomo. La carne cotta è più digeribile, più sicura e fornisce soprattutto più proteine della carne cruda. Il pentolone che bolle sul fuoco è l’immagine più evidente della nostra modalità di appartenere al genere umano. Così come è le religioni non esisterebbero senza il fuoco dei sacrifici, come spiega Walker Burkert in un bellissimo libro, Homo necas (Bollati Boringhieri). Tuttavia è anche vero che i nostri progenitori, a partire dai più prossimi, i Romani, hanno disboscato l’intera pianura padana nel corso dei secoli, trasformandola da immensa foresta, labirinto arboreo in cui ci si poteva perdere, in un orizzonte in cui non sembrano esserci limite né davanti né dietro: spazio irriguo e coltivato attraversato da canali, torrenti e fiumi. La stessa pratica cruenta del sacrificio è diventata obsoleta nel nostro mondo secolarizzato, che tuttavia non ha dimenticato la dimensione religiosa; anzi, nel mondo contemporaneo questa si presenta sempre più forte e impellente.

Smog e nebbia a Belgrado, in Serbia, il 15 gennaio 2020 (reuters)

Dovremo spegnere i fuochi nei camini e nelle stufe per fermare le polveri sottili che ammorbano le città della pianura e risalgono le colline e le montagne sino a mille metri d’altezza, come ci dicono gli esperti? Un’altra rinuncia cui ci chiama l’età dell’Antropocene, quella del riscaldamento globale e della catastrofe ecologica, dopo averci suggerito di diventare vegetariani, rinunciare alla carne delle nostre cucine, e spinto a mettere al bando i prodotti industriali come la plastica, fino a diminuire i nostri consumi in ogni modo?

A 
inizio estate, come ogni anno, ho accatastato la legna sotto il portico in vista dell’inverno. Un lavoro certosino per fare stare i pezzi piccoli e grandi in modo ordinato ed efficiente, come mi ha sollecitato a fare Lars Mytting in Norwegian Wood (Utet), anche se poi l’arte dell’impilare la legna da ardere l’ho imparata dal mio vicino di casa, Carlino Cagliani. Da diverse stagioni la catasta è sempre più piccola, poiché gli inverni sono diventati sempre più caldi, e non è necessario accendere la stufa tutto il giorno, solo nelle ore più fredde alla mattina e alla sera. Gran parte della gente che vive in collina e in montagna, sui bordi della pianura padana, usa la legna per riscaldarsi. Costa meno del metano o degli altri combustibili ed è più facile da gestire ed utilizzare. Fino a qualche tempo fa, anche più sana, almeno così ho sempre ritenuto.

La ricerca ha scosso le mie certezze, 
per quanto in fondo al mio animo dubito che sia la legna che bruciamo a creare la cappa giallastra che incombe sulla Pianura priva di venti e correnti d’aria benefiche. Se dovessimo spegnere stufe e camini, sarebbe un altro pezzo del passato che muore della nostra civiltà diventata, ci dicono, ora impossibile da tollerare. Prima di iniziare a dipingere sul muro, come capita ai personaggi di fiabe e racconti così poveri da non avere neppure una fonte vera di riscaldamento, prima di perdere la compagnia rassicurante e rasserenante dei pezzi di legna che ardono, mi piace ricordare un articolo di Italo Calvino dedicato alla religione zoroastriana in Iran, l’unica che pone il fuoco eterno di Ahura Mazda al proprio centro. Nel raccontare la visita a quel tempio parsi lo scrittore citava un apologo di Jean Cocteau. Gli chiesero: se un incendio distrugge la tua casa, che cosa porteresti in salvo? Cocteau rispose: il fuoco.