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La sicurezza è solidarietà

Una giovane capotreno è stata  aggredita da un viaggiatore senza biglietto: sarebbero necessari più agenti e più vigili. Ma non saranno mai sufficienti se i cittadini delegano loro ogni responsabilità nel campo della sicurezza
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Una giovane capotreno viene aggredita da un viaggiatore senza biglietto su una linea ferroviaria. Sembra che l'aggressore fosse italiano, se la cosa è di interesse, non si sa se mentalmente disturbato o semplicemente un maleducato violento.

Alla violenza dell'aggressione si è aggiunta quella dell'indifferenza dei passeggeri. Nessuno è intervenuto. Tutti sono rimasti fermi dietro al proprio giornale o cellulare, fingendo di non vedere e non sentire. Nessuno ha pensato che la cosa lo riguardasse. È successo in piena mattina su una frequentata linea ferroviaria della ricca Brianza.

Immagino che i passeggeri non fossero tutti fragili vecchietti o donne incinte, comunque persone troppo deboli per contrastare un energumeno, anche mettendosi insieme.

Succede purtroppo di frequente: su un autobus, un treno, un pronto soccorso, un ufficio pubblico, qualcuno aggredisce qualcun altro, o lo deruba, e i testimoni fingono di non vedere, per indifferenza, q…
Una giovane capotreno viene aggredita da un viaggiatore senza biglietto su una linea ferroviaria. Sembra che l'aggressore fosse italiano, se la cosa è di interesse, non si sa se mentalmente disturbato o semplicemente un maleducato violento.

Alla violenza dell'aggressione si è aggiunta quella dell'indifferenza dei passeggeri. Nessuno è intervenuto. Tutti sono rimasti fermi dietro al proprio giornale o cellulare, fingendo di non vedere e non sentire. Nessuno ha pensato che la cosa lo riguardasse. È successo in piena mattina su una frequentata linea ferroviaria della ricca Brianza.

Immagino che i passeggeri non fossero tutti fragili vecchietti o donne incinte, comunque persone troppo deboli per contrastare un energumeno, anche mettendosi insieme.

Succede purtroppo di frequente: su un autobus, un treno, un pronto soccorso, un ufficio pubblico, qualcuno aggredisce qualcun altro, o lo deruba, e i testimoni fingono di non vedere, per indifferenza, quieto vivere, paura, malintesa idea che ciascuno debba farsi i fatti propri, anche quando sarebbero in tanti contro uno. Salvo, talvolta, esplodere in forme di linciaggio se per caso l'aggressore viene catturato da qualche coraggioso e si trasforma in preda su cui scatenare la frustrazione repressa. La tentazione della giustizia sommaria, come quella di farsi giustizia da sé, è l'altra faccia della deresponsabilizzazione rispetto al mantenimento della sicurezza negli spazi pubblici. Questa richiede non la trasformazione di ciascuno in una sorta di vigilante in servizio permanente e continuo e con facoltà di amministrare la giustizia e le pene. Tutt'altro. Richiede l'adozione di comportamenti che segnalano attenzione e disponibilità a dare aiuto e che frenano sul nascere comportamenti potenzialmente o effettivamente aggressivi.

Certo, segnalare la presenza di borseggiatori, opporsi a chi insulta, malmena o aggredisce qualcuno, chiedendo anche aiuto a chi ci sta attorno, può talvolta rivelarsi rischioso, come testimoniano le cronache. Queste tuttavia non danno conto, né possono farlo, delle volte in cui è bastato un avvertimento tempestivo per fermare un borseggiatore, per far cessare degli insulti, per costruire una bolla protettiva attorno a una persona in difficoltà. Soprattutto, il silenzio, il guardare da un'altra parte, diventa esso stesso un fattore di rischio, di insicurezza. Comunica insieme solitudine alle vittime potenziali o effettive e impunità agli aggressori. Perciò contribuisce a rendere più insicuri gli spazi pubblici per tutti noi, inclusi coloro che, quando non tocca a loro, fingono d non vedere e non sentire. Quando non ci si mette neppure nell'ottica di poter reagire, da soli o insieme ad altri, si assume, di fatto, una piccola parte di responsabilità per il diffuso senso di insicurezza che ci accompagna nella vita quotidiana, quando ci muoviamo negli spazi comuni. Perché non temiamo solo di essere vulnerabili alle cattive intenzioni altrui, ma di essere lasciati soli in caso di bisogno.

Certo, sarebbero necessari più agenti di polizia per le strade, sui treni, nei pronto soccorso, più vigili di quartiere, per agire come deterrente ed essere a portata di mano quando occorre. Ma non saranno mai sufficienti se i cittadini delegano loro ogni responsabilità nel campo della sicurezza, senza assumere la loro parte di responsabilità nella costruzione di ambienti di relazioni civili e minimamente solidali, innanzitutto non voltando sempre e comunque la faccia dall'altra parte.