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Fumo negli occhi

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L'app si chiama Air Visual e comunica la qualità dell'aria in un luogo dato. Per mesi mi ha rivelato ogni santa mattina che a Milano respiravo peggio che a Mumbai. Veleno. A quel punto avevo due opzioni: o installavo un catalizzatore ai polmoni, o disinstallavo l'app. Ho scelto la seconda. Così, ieri, quando ho letto che il sindaco, entro il 2030, intende proibire il fumo (attivo) alle pensiline dei tram, è apparsa in cielo la scritta lampeggiante che pure di solito aborro: "Il problema è ben altro".

Avevo perciò in canna il blando dileggio verso chi pare occuparsi di distribuire panettone artigianale quando il popolo non ha il pane. Poi, non so, sarà che da queste parti, mediamente, pare ci sia più pane che altrove... sarà che Sala vestito da Maria Antonietta non me lo vedo... sarà che certi provvedimenti te li pensi più facili a Oslo che in Italia, ma talvolta Milano sembra una Oslo col cate…
L'app si chiama Air Visual e comunica la qualità dell'aria in un luogo dato. Per mesi mi ha rivelato ogni santa mattina che a Milano respiravo peggio che a Mumbai. Veleno. A quel punto avevo due opzioni: o installavo un catalizzatore ai polmoni, o disinstallavo l'app. Ho scelto la seconda. Così, ieri, quando ho letto che il sindaco, entro il 2030, intende proibire il fumo (attivo) alle pensiline dei tram, è apparsa in cielo la scritta lampeggiante che pure di solito aborro: "Il problema è ben altro".

Avevo perciò in canna il blando dileggio verso chi pare occuparsi di distribuire panettone artigianale quando il popolo non ha il pane. Poi, non so, sarà che da queste parti, mediamente, pare ci sia più pane che altrove... sarà che Sala vestito da Maria Antonietta non me lo vedo... sarà che certi provvedimenti te li pensi più facili a Oslo che in Italia, ma talvolta Milano sembra una Oslo col catering migliore... Insomma, un dubbio mi ha sfiorato: avrà mica ragione?

Anni fa, quando venne bandito il fumo dai locali pubblici, un quotidiano francese titolò sghignazzando: "Vietato fumare! In Italia!". È andata come è andata: ci hanno imitati. Persino con minore successo.

Ora, è chiaro che un divieto del genere porta con sé, in nuce, un afrore persino più fastidioso della nicotina. Quell'olezzo puritano che si respira normalmente negli Usa, persino a Las Vegas, dove puoi giocarti la nonna alla roulette ma rischi l'arresto se ti accendi una sigaretta al mentolo a meno di cinque metri dagli ingressi del Caesars Palace.

Però, ecco, mi permetto di interpretare la ratio culturale della norma con un francesismo tipico di noi non fumatori: avete un po' rotto i coglioni. Io non ho niente contro chi fuma, ho amici fumatori (cit.). Trovo surreale, come appunto accade Oltreoceano, che la sigaretta sia diventata una specie di marchio infamante da cui addirittura possono dipendere contraccolpi professionali: una mia conoscente che insegna appunto in America rischiò il posto per averne fumata una nel cortile della Facoltà.

Questo, ecco, no. Ma anche il tizio che ti alita in faccia catrame perché lui è così, l'altro che ti lancia la cicca addosso mentre sale sul tram che tu ancora aspetti, lo "sticazzi" permanente che spesso fa del fumatore un esempio di arci-italianità, un po' come quelli che ti parcheggiano addosso sui marciapiede "perché io sto lavorando"... Li si potrebbe moderare un po'.

Ben sapendo che verosimilmente, persino a Milano, finirà come nell'area del silenzio sui treni, dove un divieto percepito come illogico viene violato tra la riprovazione generale. Per chi prova a farlo rispettare.
Insomma, in fumo. Eppure non mi pare un'idea malvagia.