Sardine, dai Fratelli Cervi a Guccini fino ai Subsonica. Quelle parole che scaldano
Concita De Gregorio
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di CONCITA DE GREGORIO
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BOLOGNA - Sembrava così freddo all'inizio, sei ore prima della fine, le madri calcavano i cappelli ai bambini dicevano guarda i palloncini batti le mani che ora inzia la musica, e non faceva più freddo alla fine, invece, perché la musica scalda ma più di tutto scaldano le parole. Manuel Agnelli, il cantante, rilegge dallo schermo rotto del suo telefonino la dichiarazione di Göring, fondatore della Gestapo, al processo di Norimberga. La sta per ripetere dal palco "perché sembra di sentire Trump", gira lo schermo del cellulare, c'è scritto questo: "È naturale che la gente voglia la guerra, è compito dei leader del Paese indirizzare verso la guerra. È facilissimo, basta dirgli che stanno per essere attaccati. Funziona così in qualsiasi Paese, che sia monarchia, democrazia o dittatura. Basta inculcargli la paura, bisogna imbottirli di paura come si fa con le oche". Come si fa con le oche…
BOLOGNA - Sembrava così freddo all'inizio, sei ore prima della fine, le madri calcavano i cappelli ai bambini dicevano guarda i palloncini batti le mani che ora inzia la musica, e non faceva più freddo alla fine, invece, perché la musica scalda ma più di tutto scaldano le parole. Manuel Agnelli, il cantante, rilegge dallo schermo rotto del suo telefonino la dichiarazione di Göring, fondatore della Gestapo, al processo di Norimberga. La sta per ripetere dal palco "perché sembra di sentire Trump", gira lo schermo del cellulare, c'è scritto questo: "È naturale che la gente voglia la guerra, è compito dei leader del Paese indirizzare verso la guerra. È facilissimo, basta dirgli che stanno per essere attaccati. Funziona così in qualsiasi Paese, che sia monarchia, democrazia o dittatura. Basta inculcargli la paura, bisogna imbottirli di paura come si fa con le oche". Come si fa con le oche. C'è Adelmo Cervi fra coloro che lo ascoltano, è l'unico che non vuole un selfie: è il figlio di Aldo, uno dei fratelli Cervi, "sono venuto in bicicletta e pazienza se poi piove, perché è bello essere qui", dice a Manuel. Ma non piove, invece. (eikon)
Alle sei di sera sono tutti già in Piazza VIII agosto da quattro ore quando Guccini compare sullo schermo e dice "è inutile chiedersi le sardine cosa faranno, è sbagliato. Quel che è importante è quello che hanno già fatto. La gente voleva scendere in strada. Voleva dire ci sono anche io, e questo è successo". Applauso di gratitudine, di discendenza e comunità.
Davanti al palco una moltitudine che arriva fin sopra alla collinetta della Montagnola (il parco di fronte alla piazza), dietro il palco gli Skiantos, la Banda nel vento, la Bandabardò, i Modena City Ramblers e gli Afterhours, Subsonica e Marracash. Generazioni di musicisti. Selfie incrociati, sorrisi, Roberto Morgantini delle Cucine popolari ha ospitato tutti a pranzo oggi, "avevamo già la comunità dei nigeriani ma ci siamo arrangiati". Caterina, che è andata via dall'Italia ed è tornata, una ritornante, si presenta a Aminata, la ragazza nera di pelle che fa la guida turistica a Roma e che è venuta a raccontare la storia di Daniele, però, perché la decisione è stata questa: nessuno dirà "io sono", ciascuno dirà chi è l'altro, e racconterà una vita che non è la sua. Dietro le transenne si affacciano consiglieri comunali e amministratori bolognesi, il servizio d'ordine non fa passare nessuno nel backstage, solo chi deve salire sul palco. Non c'è area autorità. Ci sono Moussa, arrivato con un barcone, i ragazzi di NarrandoBo - Leonardo Bianconi e Giulia Quadrelli - attori e autori cresciuti qui in città, che presentano la serata, un cuoco che parla di contaminazione alimentare e Daniele, cieco, che la storia che deve raccontare l'ha imparata a memoria "perché io leggere non posso, è chiaro", ride.
La regia di palco è di Giulia Trappoloni, la sardina ragazza, che ha curato al minuto la scaletta. Andrea Garreffa e Roberto Morotti hanno lavorato all'organizzazione: "Il crowdfunding è andato benissimo ma per una piazza come questa abbiamo finito per spendere più di quel che è entrato. C'è la sicurezza, soprattutto. E poi il lavoro, che deve tutto essere pagato. Abbiamo finito di montare il palco alle quattro di notte, sotto la pioggia". Una parte di rientro economico arriverà dalla vendita delle magliette e delle sardine di pezza di Maddalena Papini, associazione Vicini d'istanti, che hanno il banco a centro piazza. Pif mette all'asta la sua, arriva con Stefano Bonaga, che sempre lo ospita a Bologna e che dice: "Il problema di questa sinistra emiliana è che vende tappedi a chi li ha già. Ci volevano questi ragazzi per parlare una lingua nuova: sono loro la cittadinanza attiva". I Subsonica si scaldano a bordo palco, Sandro Ruotolo ha lasciato per un giorno la sua recente campagna elettorale per venire a dire che la mafia è merda, Fabrizio Barca parla di politica di prossimità.
La piazza è piena di età diverse, moltissimi quelli arrivati in tre generazioni: nonni figli e nipoti. Alle sei e mezza si canta Bella ciao, che tutti aspettavano. Ci sono i Marlene Kuntz che si danno in cambio con Vasco Brondi, passa il regista Giorgio Diritti, Alessandro Bergonzoni ha mandato un video ma c'è. Prove sax, prove violino. Il saluto di Ezio Bosso. Mattia Santori prepara un collegamento tv previsto per le nove, parla coi tecnici: "tranquilli comunque andrà come deve andare, ragazzi. Andrà tutto bene". La gente si spinge alle transenne, chiede a Samuel dei Subsonica ma secondo te come andrà. C'è un po' di apprensione. L'Emilia non è solo Bologna. Lui ride sotto il suo piccolo cappello, allarga le braccia: bene, se siete così tanti. Quando siamo tanti a cantare insieme va sempre tutto bene.