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Il rapper Junior Cally e Amadeus 

Sanremo, la politica canta al Festival

Ha invaso il palco dell’Ariston con una polemica banale e quasi comica
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Avevamo cinque giorni l'anno - cinque giorni contro 360 - nei quali la politica cedeva il passo all'unico genere capace di battere in popolarità persino il calcio: le canzonette. Ci stanno togliendo pure quelli, i cinque giorni del Festival di Sanremo. Col pretesto di difenderne la storia, l'integrità e la purezza, i partiti hanno invaso il palco del Festival prima ancora che le luci dell'Ariston venissero accese. Aprendo un dibattito che si fa ogni giorno più rovente. Sul conduttore. Sugli ospiti. Sui cantanti.

Anche la lista degli invitati è diventata una questione politica. Essendo stata giudicata troppo di sinistra la giornalista palestinese Rula Jebreal, è stata discretamente invitata a fare "un passo indietro". E avendo lei risposto no, è stato fatto fare un passo avanti alla cantante torinese Rita Pavone, in quota sovranista: per bilanciare, come nella lista dei ministri.

Chiuso il manuale Cencelli, si &egrav…
Avevamo cinque giorni l'anno - cinque giorni contro 360 - nei quali la politica cedeva il passo all'unico genere capace di battere in popolarità persino il calcio: le canzonette. Ci stanno togliendo pure quelli, i cinque giorni del Festival di Sanremo. Col pretesto di difenderne la storia, l'integrità e la purezza, i partiti hanno invaso il palco del Festival prima ancora che le luci dell'Ariston venissero accese. Aprendo un dibattito che si fa ogni giorno più rovente. Sul conduttore. Sugli ospiti. Sui cantanti.

Anche la lista degli invitati è diventata una questione politica. Essendo stata giudicata troppo di sinistra la giornalista palestinese Rula Jebreal, è stata discretamente invitata a fare "un passo indietro". E avendo lei risposto no, è stato fatto fare un passo avanti alla cantante torinese Rita Pavone, in quota sovranista: per bilanciare, come nella lista dei ministri.

Chiuso il manuale Cencelli, si è aperto lo scontro. A dare il primo spunto è stato purtroppo lo stesso conduttore Amadeus che, presentando una delle donne che lo affiancheranno sul palco - Francesca Sofia Novello, la compagna di Valentino Rossi - , ha precisato di averla scelta "per la sua capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro". Voleva essere un complimento, è venuta fuori una gaffe. Ritenuta così grave, così intollerabile, così imperdonabile che il caso è stato avocato addirittura da Montecitorio, dove 29 deputate di ogni colore hanno formalmente accusato l'incauto conduttore di sessismo aggravato, in quanto "promuove un modello diseducativo di donna".

Le scuse del malcapitato avrebbero forse chiuso la vicenda, se non si fosse scoperto che uno dei big in gara, il rapper Junior Cally, ha avuto successo con canzoni dai testi assai poco politically correct. Come del resto capita spesso, dal '68 in poi. Ma siccome i nostri onorevoli ignorano la storia del rock (e figuriamoci quella del rap) hanno avviato la procedura d'impeachment.

Contestandogli, nell'ordine, l'apologia di "violenza, sessismo e misoginia" (le 29 deputate già citate), "l'utilizzo di parolacce" (Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc), "l'istigazione alla violenza di genere" (la grillina Cinzia Leone), la diffusione di "messaggi di odio" (i capigruppo leghisti di Camera e Senato, Molinari e Romeo) e addirittura di farsi "complice di chi uccide le donne" (l'ex ministra Giulia Bongiorno). Fino a Salvini, per il quale "questo tizio che parla di donne come troie" non deve farlo a Sanremo in diretta tv ma "a casa sua, nella sua cameretta". Mancava solo Zingaretti, ma ieri sera s'è aggiunto pure lui: "Si trasmette un brutto messaggio".

I giurati di Montecitorio hanno dunque già votato, prima ancora di sentire la canzone, e di scoprire che stavolta Cally non le cita affatto, le donne. Forse ce l'hanno con l'irriverente rapper di Focene perché prenderà di mira proprio loro ("Spero che si capisca che odio il razzista/ che pensa al Paese ma è meglio il mojito/ e pure il liberista di centrosinistra/ che perde partite e rifonda il partito") e pensano che sia giusto, normale e lecito che la politica si occupi di Sanremo, visto che Sanremo si occupa della politica.

E il guaio è che non si rendono conto di quanto siano banali e scontate le loro strofe senza rima, di quanto siano grottesche le loro lezioni di musica, se insistono a invadere il palco delle canzonette anche nei soli cinque giorni in cui dovrebbero lasciarci liberi di guardare - o non guardare - l'unico palcoscenico che loro non possono occupare.