L’augurio è del maestro Ezio Bosso, esempio acrobatico di talento resiliente/resistente, e ha raggiunto il popolo a branchie nel mezzo del rave democratico di Bologna. Non sardinismo, che avrebbe fatto troppo rivoluzionario. O sardonia, ancorché di sardonico il movimento abbia molto. Sardinitudine, invece: una crasi (non Bettino) tra il pesciolino e la solitudine. Il che potrebbe apparire una bestemmia, e traccia invece un auspicio che l’arte capisce meglio della politica: mantenete la vostra alterità. O almeno così mi piace interpretarlo.
Come l’invito a suonare anche insieme ad altri, ma sempre la propria musica. Come l’augurio incidentale di non percorrere, almeno non troppo in fretta, il noto percorso tutto italiano che Alberto Arbasino sintetizzava in tre fasi: brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro. Il secondo step, a vederle dal lato cattivista, le sardine lo hanno raggiunto da mo’. Il terzo non pare proprio nei loro intenti. Resta dunque, la speranza che tiene in piedi di tutto: rimanere “brillanti promesse” finché i “propri”, che se li intestano, o gli avversari, che li contrastano a testuggine, non si accorgeranno che sono già state mantenute. Sardinitudine. Suona proprio bene, maestro. Grazie. Anzi: chapeau.
Come l’invito a suonare anche insieme ad altri, ma sempre la propria musica. Come l’augurio incidentale di non percorrere, almeno non troppo in fretta, il noto percorso tutto italiano che Alberto Arbasino sintetizzava in tre fasi: brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro. Il secondo step, a vederle dal lato cattivista, le sardine lo hanno raggiunto da mo’. Il terzo non pare proprio nei loro intenti. Resta dunque, la speranza che tiene in piedi di tutto: rimanere “brillanti promesse” finché i “propri”, che se li intestano, o gli avversari, che li contrastano a testuggine, non si accorgeranno che sono già state mantenute. Sardinitudine. Suona proprio bene, maestro. Grazie. Anzi: chapeau.