✕
(ansa)

Se il Pd si fa male da solo

L'autolesionismo della tattica dem: può darsi che il voto in Giunta su Salvini e il caso Gregoretti non influisca sul voto regionale e che in futuro la vicenda sarà ricordata in una nota a piè di pagina. Ma non è detto
2 minuti di lettura
Ci sono pochi dubbi che Salvini desiderasse un palcoscenico per gli ultimi giorni di campagna elettorale, dove esercitare il suo talento di astuto demagogo con quel tanto di enfasi cinica che lo porta a paragonarsi a Guareschi o a Silvio Pellico e a invocare un "processo politico" che lo coinvolga insieme a tutto il "popolo italiano". Il problema è che questo palcoscenico, compreso di assi, quinte, sipario e persino buca del suggeritore, glielo ha fornito la maggioranza di governo, guidata dal Pd.

È raro infatti assistere a un fenomeno così evidente di autolesionismo. In un primo tempo si è cercato di mandare Salvini a processo per l'episodio della nave militare Gregoretti, bloccata in luglio con il suo carico di migranti nel porto di Augusta dall'allora ministro dell'Interno: divieto di sbarco in attesa di accordi con i partner europei. L'accusa: sequestro di persona. Subito dopo si è tentato di rinviare il voto …
Ci sono pochi dubbi che Salvini desiderasse un palcoscenico per gli ultimi giorni di campagna elettorale, dove esercitare il suo talento di astuto demagogo con quel tanto di enfasi cinica che lo porta a paragonarsi a Guareschi o a Silvio Pellico e a invocare un "processo politico" che lo coinvolga insieme a tutto il "popolo italiano". Il problema è che questo palcoscenico, compreso di assi, quinte, sipario e persino buca del suggeritore, glielo ha fornito la maggioranza di governo, guidata dal Pd.

È raro infatti assistere a un fenomeno così evidente di autolesionismo. In un primo tempo si è cercato di mandare Salvini a processo per l'episodio della nave militare Gregoretti, bloccata in luglio con il suo carico di migranti nel porto di Augusta dall'allora ministro dell'Interno: divieto di sbarco in attesa di accordi con i partner europei. L'accusa: sequestro di persona. Subito dopo si è tentato di rinviare il voto della Giunta per le autorizzazioni a dopo il voto di domenica 26 nel timore che il capo leghista traesse un beneficio elettorale dalla vicenda. E già questo passaggio denota scarsa preveggenza nel valutare i pro e i contro non solo morali del caso. Nel momento in cui si dichiara che Salvini va combattuto sul piano politico e non giudiziario, si fa il contrario. Obiezione: esistono le leggi e le consuetudini e il ministro dell'Interno le ha infrante per spregiudicatezza e ricerca del tornaconto. Può essere senz'altro vero, dal momento che la scorsa estate si è giocata una partita politica sulla testa dei migranti soccorsi in mare dalla nave Gregoretti. Ma il presidente del Consiglio era lo stesso di oggi, sia pure alla guida di una diversa coalizione, e non risultano in quei giorni atti significativi volti a condannare le azioni del ministro o almeno a dissociarsene. Né sembra che obiezioni rilevanti siano venute dal socio di maggioranza, il Movimento Cinque Stelle che di lì a poche settimane avrebbe cambiato alleato.

Di fatto una storia seria, ricca di implicazioni politiche e istituzionali, si è trasformata in una bizzarra commedia degli equivoci. Il centrosinistra accusa Salvini di aver orchestrato una "pagliacciata", eppure, se di questo si tratta, gli attori sono numerosi e non tutti dello stesso colore. Fino all'ultimo quadro, in verità abbastanza prevedibile: il capo della Lega chiede di essere processato e i suoi nella Giunta votano a favore mentre la maggioranza, che aveva avanzato la richiesta originaria, esce dall'aula compatta - in base a ragioni alquanto pretestuose - e lascia l'avversario incontrastato al centro della scena. Proprio come questi voleva per recitare il ruolo della vittima, certo, ma qualcuno lo ha aiutato e non poco.

Può darsi che tutto questo non influisca sul voto regionale e che in futuro la vicenda sarà ricordata in una nota a piè di pagina. Ma non è detto. Il Senato in febbraio dovrà prendere la decisione definitiva sul processo a Salvini. La scelta guascona di invocare lui stesso la magistratura potrebbe essere pagata a caro prezzo se le sue tesi politiche ("ho agito per fermare l'invasione, per salvaguardare i confini e l'onore nazionale") non saranno accolte. E nessuno può essere sicuro che lo siano. Salvini cammina su un filo sottile, ma anche i suoi avversari devono valutare se sia una buona idea eliminare il leader del maggior partito di opposizione in un'aula di tribunale.