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Il comizio di Matteo Salvini a Maranello, il 18 gennaio 2020 (agf)

La vecchia cara provincia diventa periferia, e vota Salvini

L'analisi di Paolo Manfredi verso il voto in Emilia Romagna: si sta perdendo la biodiversità, uno dei patrimoni culturali, sociali ed economici dell’Italia, la base dello stesso Made in Italy
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A Sassuolo, centro del distretto delle ceramiche, la Lega di Salvini ha ampiamente superato il Pd, così a Cervia, cittadina della riviera romagnola, e la medesima cosa è accaduta anche a Mirandola, dove si è sviluppata una nuova industria nell’ambito del cosiddetto “medicale”. Sono tutte città ricche, dove per decenni e decenni, a partire dal secondo dopoguerra, ha dominato il Partito Comunista e poi via via i suoi eredi sino al Pd attuale.

Perché? Lo spiega un breve libro di Paolo Manfredi, 
Provincia non periferia (Egea), responsabile delle strategie del Cofartigianato Imprese. L’Emilia come la Romagna, una delle zone più ricche del paese, rischia di diventare una periferia. La ragione ovviamente risiede nella globalizzazione, che trasforma il rapporto tra la provincia e il resto del mondo, cui si aggiunge l’avven…
A Sassuolo, centro del distretto delle ceramiche, la Lega di Salvini ha ampiamente superato il Pd, così a Cervia, cittadina della riviera romagnola, e la medesima cosa è accaduta anche a Mirandola, dove si è sviluppata una nuova industria nell’ambito del cosiddetto “medicale”. Sono tutte città ricche, dove per decenni e decenni, a partire dal secondo dopoguerra, ha dominato il Partito Comunista e poi via via i suoi eredi sino al Pd attuale.

Perché? Lo spiega un breve libro di Paolo Manfredi, 
Provincia non periferia (Egea), responsabile delle strategie del Cofartigianato Imprese. L’Emilia come la Romagna, una delle zone più ricche del paese, rischia di diventare una periferia. La ragione ovviamente risiede nella globalizzazione, che trasforma il rapporto tra la provincia e il resto del mondo, cui si aggiunge l’avvento delle nuove tecnologie che rendono possibile alle aziende il collegamento con realtà e fornitori che non lavorano più a breve distanza, nel medesimo territorio, bensì in altri continenti, lontani migliaia e migliaia di chilometri. Con un clic si possono trovare partner per le proprie attività e spesso a prezzi inferiori rispetto alle aziende che si trovano nel medesimo villaggio artigiano, potenziando così notevolmente le proprie possibilità di crescita economica. Scrive Manfredi che oggi la provincia italiana, fonte di sviluppo per almeno cinquant’anni dell’intero paese, è in via di rapido disseccamento. Si sta perdendo quella che era la biodiversità, uno dei patrimoni culturali, sociali ed economici dell’Italia, la base dello stesso Made in Italy. L’autore fa l’esempio del rincospermo, il cosiddetto falso gelsomino, pianta rampicante che sembra aver sostituito il tradizionale gelsomino: cresce in fretta e ovunque; ha foglie sempreverdi lucide e fa fiori profumati e richiede poca manutenzione. Perfetto per risparmiare tempo ed evitare rischi climatici. Il risultato è che il gelsomino, più delicato, profumato e bello, sta quasi scomparendo. La biodiversità italiana, quella dei piccoli distretti industriali ed economici, dell’artigianato originale e unico, è oggi come il gelsomino.

L’analisi che Manfredi conduce è dettagliata e ricca di esempi, ma il senso è questo. La provincia c’è ancora, ma si trasforma 
progressivamente in periferia. Questo cominciano a sentire gli abitanti, non dei borghi dell’Appennino, le cosiddette “aree interne”, che appartengono a territori abbandonati e in via di spopolamento, ma quelli delle piccole e agiate cittadine di questa regione dal nome doppio che contiene realtà differenti eppure tutte legate a un medesimo modello economico e sociale.

L’effetto è che a Sassuolo, Cer
via, Mirandola, Crevalcore e in tante altre località sentono di stare per perdere il treno della globalizzazione e quindi lasciano i tradizionali partiti della sinistra e cominciano a votare per la Lega di Salvini, sovranista, antieuropeista, razzista e xenofoba. Perché? Per un senso di crescente insicurezza, perché l’Italia sta diventando, con una sola eccezione, Milano, un paese periferico nell’assetto mondiale, e dentro quella periferia ci sono le periferie dei piccoli paesi dove si si sente assediati dal mondo, non più all’avanguardia nel proprio campo di lavoro o di commercio, capendo di perdere competitività nella concentrazione dei “servizi ad alto valore aggiunto”.

Manfredi avanza delle soluzioni per 
modificare questa realtà di declino, e individua nuovamente un aspetto reso evidente dai politologi italiani e stranieri. Dal punto di vista del voto infatti sta cambiando qualcosa d’essenziale come mostra il risultato della Brexit e l’elezione di Trump, che sta andando velocemente all’incasso per il suo secondo mandato presidenziale. Come ha scritto il politologo Andrés Rodrìguez-Pose, la reazione alla globalizzazione e all’innovazione a tutto campo non si è svolta in campo economico, come ci si attendeva, creando movimenti di lotta al sistema di iniqua distribuzione della ricchezza, bensì in campo politico.

Il Populismo fa presa in quei territori che sentono di non contare più come prima, con risultati elettorali che potrebbero mettere a rischio il sistema-mondo in una direzione che è quella della 
deglobalizzazione, tema che, come ha messo bene in luce Serotonina, l’ultimo romanzo di Houellebecq, uniscono estrema destra ed estrema sinistra. Dopo il voto in Emilia-Romagna la geografia della periferia italiana dovrà essere aggiornata in un senso o in un altro, ma una cosa è oramai certa: le élite italiane non hanno più da tempo una rappresentazione realistica del Paese.