La manifestazione "Italia a 5 Stelle" nel 2015 fu organizzata a Imola
Imola, la città delle coop delusa dal M5s tentata dalla capriola leghista
Concita De Gregorio
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di CONCITA DE GREGORIO
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Al confine tra Emilia e Romagna è diventato un centro politicamente di frontiera. A maggio si tornerà al voto anche per le comunali dopo il fallimento della giunta grillina. L'ex sindaco Pd è accusato di essersi dimesso troppo presto per andare in Senato
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C'è ragazzo, ha 22 anni, si chiama Leonardo Ottoni. È autistico, in un'altra epoca sarebbe stato chiuso all'Osservanza, la città dei matti al centro di Imola, a urlare dietro queste enormi finestre sbarrate o tacere a testa china insieme a diecimila altri reclusi, il poeta Dino Campana fra loro. Ma c'è stato Franco Basaglia, tanti anni fa. L'Osservanza oggi è un quadrilatero di viali ordinati in penombra, una cittadella deserta dentro la città, e Leonardo Ottoni ha una scrivania alla Cooperativa Giovani Rilegatori. Arriva ogni mattina alla stessa ora, si siede, non parla: sorride e disegna. Animali, draghi, guerrieri. Un'idra a sette teste, che ti immagini la prima volta in cui le ha viste e poi contate - sette.
Elezioni, duello sulla via Emilia/4 - Imola, una città incerta
Carlo Alberto Gollini, presidente della coop, ha deciso di farne una linea di quaderni. &quo…
C'è ragazzo, ha 22 anni, si chiama Leonardo Ottoni. È autistico, in un'altra epoca sarebbe stato chiuso all'Osservanza, la città dei matti al centro di Imola, a urlare dietro queste enormi finestre sbarrate o tacere a testa china insieme a diecimila altri reclusi, il poeta Dino Campana fra loro. Ma c'è stato Franco Basaglia, tanti anni fa. L'Osservanza oggi è un quadrilatero di viali ordinati in penombra, una cittadella deserta dentro la città, e Leonardo Ottoni ha una scrivania alla Cooperativa Giovani Rilegatori. Arriva ogni mattina alla stessa ora, si siede, non parla: sorride e disegna. Animali, draghi, guerrieri. Un'idra a sette teste, che ti immagini la prima volta in cui le ha viste e poi contate - sette.
Elezioni, duello sulla via Emilia/4 - Imola, una città incerta
Carlo Alberto Gollini, presidente della coop, ha deciso di farne una linea di quaderni. "Draghi", "Il Mago di Oz", "Animali e guerrieri". Si vendono nelle cartolerie del centro, si spediscono su ordinazione: sono firmati da Leonardo con nome e cognome. La coop di rilegatori fattura un milione e seicentomila euro, occupa cinquemila metri quadri, impiega ventotto dipendenti la maggioranza dei quali ha gravi disabilità fisiche e psichiche. Il primo nucleo veniva dai laboratori del manicomio. A fine anno non ci sono assenze per malattia. Marcella, dal 1983 socia fondatrice, è sordomuta. Matteo Galassi detto "Sorriso", ex capitano della giovanile di rugby, coordina. Gollini, a cui il Pd ha chiesto di fare il sindaco prima del disastro alle ultime amministrative, è stato socio fondatore dell'Imola rugby, capo scout Agesci per vent'anni, libraio, educatore. "Ho detto di no alla candidatura ma non perché non volessi combattere. Perché se devo alzare la bandiera per farmi sparare preferisco fare politica dove la so fare, cioè qui".
Se non capisci bene di cosa abbiano paura gli italiani e perché non vedano più quel che di buono hanno invece tra le mani devi venire a Imola. Dove il martedì a pranzo al ristorante San Domenico, due stelle Michelin, non c'è un tavolo libero, un'ambulanza arriva in sette minuti, il vescovo suona la tromba, l'ex ministro del Lavoro vende biglietti alla pesca della festa dell'Unità e un leghista gentile ti racconta di suo nonno, comunista.
Sì, c'è stato il disastro. Il sindaco del Pd che aveva governato dieci anni e che quando parla di D'Alema ancora si emoziona - Daniele Manca - si è dimesso troppo presto per l'ambizione di andare in Senato, lo accusano di questo. Ha consegnato la città al Movimento Cinque Stelle. La nuova sindaca grillina Manuela Sangiorgi ha retto un anno, "andava in bicicletta e le hanno dato una Ferrari", qui anche le metafore sono a motore. La giunta si è sfarinata, lei è diventata supporter del suo compagno Simone Carapia, salviniano. Una Dinasty politico-sentimentale. In città è arrivato un commissario. La Lega ha toccato il 18, il Pd ha perso dieci punti e a maggio, fra tre mesi, si vota di nuovo. Il Partito candiderà sindaco il giovane segretario Marco Panieri, 29 anni, che l'ex ministro Giuliano Poletti, 70, cura come un pulcino. Ma di questo non si parla fino a domenica prossima, per scaramanzia. E cosa farà Imola, città di confine e di frontiera - il trattino tra l'Emilia dove si beve acqua e la Romagna dove si beve vino - cosa farà Imola nessuno lo sa. La commercialista, che come il confessore e l'analista non può dire di chi parla, garantisce che "stanno tutti bene, qui. Peggio di prima ma meglio degli altri". La questione è questa: bene, ma peggio di prima.
"Se mia figlia, che prende sempre dieci, torna a casa con un nove meno le chiediamo perché. È naturale. Ti abitui al meglio, hai un'aspettativa. Appena il risultato cala vai in allarme". Carlo Lucarelli, scrittore, vive a Mordano: trecento metri lineari di paese a dieci chilometri dalla città. Anche a lui avevano offerto di candidarsi a sindaco, mancava un mese dal voto. "Se la gente ha paura gli devi chiedere di cosa. Uno per uno, devi andare. Servono tre anni, non un mese. Servono la bicicletta e la panchina, non i social. Cambiare tanto per cambiare può generare disastri: Imola lo dimostra con la triste parabola del sindaco. Magari il leghista della porta accanto è anche convincente e gentile, però poi vedi che suoi amici hanno a casa il busto di Mussolini e ti trovi con questo: la notte nera che torna".
Daniele Marchetti, Lega, è in effetti un ragazzo di bei modi: "Mio nonno, comunista, la prima volta che mi sono candidato mi ha detto piuttosto mi sparo che votarti.
Oggi mi vota. I vecchi comunisti, tanti, vedono nella Lega quella forza che aveva il Pci e che si è persa. Hanno ritrovato un partito".
È una storia di nonni e di nipoti, di paure e di sorrisi, di quello che non basta più e di quello che potrebbe essere, invece. È una storia di rimpianti. Ci sono tre scheletri di dinosauro al centro di questa piccola città che potrebbe, se ci riuscisse, essere felice. Il vecchio manicomio, chiuso. L'autodromo, abbandonato dalla Formula Uno - la pista dove è morto Ayrton Senna trasformata in un sacrario. La Rocca sforzesca ridisegnata da Leonardo, che era un carcere.
In una piccola porzione della Rocca, per il resto chiusa, ha sede l'accademia pianistica più prestigiosa d'Italia. Il direttore è Franco Scala, maestro come non ne esistono più: essere suoi allievi è un privilegio conteso. Ottantadue anni, figlio di contadini, sorriso disarmante. "Non sono diventato concertista perché avevo terrore del pubblico. Per gli attacchi di panico allora un nome non c'era. Ho passato la vita intera a curare la paura nei miei allievi. La paura è presunzione, ho capito: se non ammetti l'errore il tuo cervello si irrigidisce, si chiude, dimentica. Se non ti abbandoni alla bellezza, se non hai l'umiltà di pensarti fragile: allora sbagli".
Bellezza, umiltà. Di Ayrton Senna il mondo intero dice che avesse la grazia. Teneva sotto il sedile la bandiera di Roland Ratzenberger, austriaco, morto sul questo circuito il giorno prima di lui. L'avrebbe sventolata all'arrivo, se fosse arrivato - racconta Marco Isola, fotoreporter custode di ogni segreto di questa città. Uberto Selvatico Estense, origine nobile, presidente dell'autodromo, fatica a spiegare come sia possibile - se non per motivi legati al denaro che corrompe ogni cosa - che questo circuito sia ridotto a ospitare concerti. Ci vogliono 23 milioni di dollari per riportare la Formula Uno a Imola, è una faccenda di Stato e "la casa sarebbe pronta per la sposa", sorride. Ma la sposa - Matteo Renzi ha dato all'autodromo il colpo di grazia, l'autodromo rivale di Monza (gestito dall'Aci) ha avuto la meglio - la sposa non viene. In viaggio di nozze chi può spendere si ferma al ristorante San Domenico di Valentino Marcattilii. Due stelle Michelin, quadri di Burri Maccari e Schifano alle pareti, cantina di vini come il caveau della banca d'Italia. Fra due mesi fa cinquant'anni, sono attesi festeggiamenti appropriati. Alla parete foto di D'Alema, che di Valentino aveva fatto uno degli chef di Palazzo Chigi. Stasera l'intera sala è prenotata dall'associazione culturale "Esteti e cultori". Cultori di cosa? "Di buon vivere. Professionisti della città, ragazzi di qui: hanno chiesto ciascuno la sua tazza con nome e cognome, vede? Abbiamo una clientela internazionale, certo, ma la maggior è della zona qui. Imola è ricca".
È ricca. Ci sono più soci di cooperative che abitanti. La Sacmi, monopolista mondiale di macchine per piastrelle, è quasi una holding: cinquemila dipendenti. Hanno chiuso quelle dell'edilizia, è vero, ma l'ex ministro Poletti, per undici anni presidente della Lega Coop, mostra in piazza la targa di Andrea Costa - socialista - e racconta delle 2cooperative di comunità che fanno rivivere i paesi. "Mio padre da ragazzo mi diceva: tu parli il dialetto. Traduci in italiano quel che ti dice la gente in dialetto, e andrai bene. Quando mia madre non aveva da darci la merenda chiamava mio nonno e gli diceva: dai, Giovanni, racconta ai ragazzi una fola così alla fame non ci pensano. Racconta una favola".
Lara Alpi, giornalista di Sabato sera - settimanale di area Pd, cooperativa editoriale, settemila copie solo in abbonamento - dice che "a Imola potevi lasciare la bici senza catena e la porta di casa aperta. Oggi non più, ed è questo il problema: non è più come prima". Dieci in pagella, poi nove meno. Ci sono due giornali diffusi in abbonamento, l'altro è quello della Diocesi: il Nuovo diario Messaggero. Andrea Ferri, direttore e portavoce del vescovo: "Questa è una città concreta, del fare. "Ci andiamo dietro", si dice per dire: quel che è difficile non ci spaventa. È stata punita la rendita di posizione di una classe dirigente impigrita, arroccata nel potere". Il nuovo vescovo che canta Romagna mia in duomo è appena arrivato da Matelica, la città di Enrico Mattei, si chiama Giovanni Mosciatti, l'ha ordinato il cardinale Zuppi. "Credo che la gente più che spaventata sia disorientata. Come chi ha perso la strada. Il problema è che le responsabilità sono comuni, dobbiamo smettere di accusarci a vicenda e ricominciare a fare insieme". Come con la "margotta", spiega, lo insegnano i contadini. "Pianti un ramo nel terreno e quello mette radici: la pianta è nuova ma la radice è identica. Spunteranno nuovi germogli, anche se ancora non si vedono". Bisogna piantare la vecchia radice, avere fiducia. Bisogna tornare alla curva del Tamburello e immaginare di essere Senna con la bandiera pronta per essere sventolata, a un istante dal traguardo. Bisogna abbandonarsi alla bellezza, dice il pianista che ha sconfitto la paura. Ma forse la felicità è qualcosa di cui non ci è concesso di essere capaci, e Imola esiste per questo: per ricordarcelo.
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