✕

Il destino passa da Bologna

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura
Come un oscuro presagio, le dimissioni di Di Maio dal suo incarico arrivano quasi alla vigilia delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria. È un dettaglio abbastanza singolare perché gli addii di solito si danno dopo una sconfitta, non prima. Ma in questo caso la situazione dei 5S appare così compromessa che la disfatta è data per sicura e quindi si è preferito giocare d'anticipo. Nella speranza, chissà, di smuovere l'apatia dell'elettorato con la promessa di un generico e misterioso rinnovamento (altro aspetto curioso: anche il Pd ha annunciato il "partito nuovo" prima del voto, ponendosi in scia delle Sardine).

La vicenda in sé non va sopravvalutata. Di Maio era da tempo il leaderino dimezzato di un movimento in crisi drammatica: egli stesso, in stile Renzi, si è lamentato delle "pugnalate" ricevute dai cosiddetti amici. Quello che interessa capire è fino a che punto il governo Conte &egr…
Come un oscuro presagio, le dimissioni di Di Maio dal suo incarico arrivano quasi alla vigilia delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria. È un dettaglio abbastanza singolare perché gli addii di solito si danno dopo una sconfitta, non prima. Ma in questo caso la situazione dei 5S appare così compromessa che la disfatta è data per sicura e quindi si è preferito giocare d'anticipo. Nella speranza, chissà, di smuovere l'apatia dell'elettorato con la promessa di un generico e misterioso rinnovamento (altro aspetto curioso: anche il Pd ha annunciato il "partito nuovo" prima del voto, ponendosi in scia delle Sardine).

La vicenda in sé non va sopravvalutata. Di Maio era da tempo il leaderino dimezzato di un movimento in crisi drammatica: egli stesso, in stile Renzi, si è lamentato delle "pugnalate" ricevute dai cosiddetti amici. Quello che interessa capire è fino a che punto il governo Conte è in grado adesso di resistere allo sfarinamento progressivo di un M5S che meno di due anni fa ha raccolto circa il 33 per cento dei voti per il Parlamento e oggi si sta sciogliendo come un iceberg all'equatore. Anche le previsioni sul nuovo "capo politico", pur inevitabili, lasciano il tempo che trovano. Il punto di riferimento di quel che resta del "grillismo" governativo è già davanti a noi e risponde al nome di Giuseppe Conte, quale che sia la figura destinata a ereditare la carica formale lasciata da Di Maio.

Conte, del resto, rappresenta come nessun altro la scelta di fondo votata a tenere in piedi un'intesa a lungo termine con il Pd di Zingaretti. Cinque Stelle e Pd convergenti per sopravvivere quanto più possibile nella legislatura che dovrebbe finire nel 2023: quasi un'era geologica. Questo scenario molto ottimistico presuppone tuttavia che i 5S rappresentino d'ora in poi un fattore di stabilità, anziché il vulcano in eruzione che stiamo vedendo.

Non solo: è necessario escludere altri fenomeni destabilizzanti in grado di minare il castello di carte rosso-giallo. E qui torniamo al presagio che la mossa di Di Maio sembra contenere in sé. Gran parte della vicenda italiana passa da Bologna. È in Emilia Romagna, fra quattro giorni, che si decide anche la sorte del fragile assetto romano e dunque del governo. In caso di vittoria della destra nessuno può credere che a Roma non ci saranno conseguenze. Son cose che si dicono la vigilia, per ostentare sicurezza, ma nei fatti non sarà così. Perdere l'Emilia Romagna significa per il centrosinistra dover ricominciare nel paese dall'anno zero, oltretutto con un partner di maggioranza ridotto al collasso.

Questa è un'elementare verità che tutti conoscono. La sa anche Renzi alla testa del suo piccolo partito: finora ha seguito una tattica guerrigliera con l'idea di non arrivare a mettere in crisi il governo. Domani, persa eventualmente la Regione simbolo, tutto cambia. Attendere circa tre anni arroccati in Parlamento come in un castello medioevale, mentre quasi tutta la mappa delle regioni prende i colori di Salvini, Meloni e quel che resta di Berlusconi, rischia di essere un fatale errore. Figlio peraltro dell'altro errore commesso l'estate scorsa, quando si preferì l'avventura del Conte-2 a una coraggiosa sfida nei confronti di un Salvini in quel momento frastornato. Non ci sarà da attendere molto per capire dove stiamo andando. Certo, nel bizzarro psicodramma il destino personale di Di Maio è senz'altro secondario.