Tra Vaffa e buon governo
Piero Ignazi , di PIERO IGNAZIProprio perché sazia e appagata L'Emilia-Romagna cerca qualcosa di diverso, il brivido della novità, e persino dell'indicibile
Dalle campagne intorno a Busseto sembra alzarsi il Coro dei Lombardi, scesi a liberare una terra ancora in mano ai rossi infedeli. Conquistare la placida Emilia-Romagna non sembra un sogno impossibile. Questa regione ha un'aria sazia, appagata dagli straordinari successi in campo economico, tecnologico e culturale.
È a Bologna la migliore università pubblica italiana, nonostante le sue dimensioni mastodontiche. È nel triangolo biomedicale intorno a Modena che prospera una eccellenza tecnologica europea. È in questa regione il miglior servizio sanitario, e il maggior tasso di occupazione. E si potrebbe continuare. Ma tutto ciò non basta più a riempire le urne per il partito del governo locale. Proprio perché sazia e appagata questa regione è, non da ora, alla ricerca di qualcosa di diverso, del brivido della novità, e persino dell'indicibile. Fu attratta dall'urlo di Beppe Grillo, nel Vaffa day del 2007, celebr…
È a Bologna la migliore università pubblica italiana, nonostante le sue dimensioni mastodontiche. È nel triangolo biomedicale intorno a Modena che prospera una eccellenza tecnologica europea. È in questa regione il miglior servizio sanitario, e il maggior tasso di occupazione. E si potrebbe continuare. Ma tutto ciò non basta più a riempire le urne per il partito del governo locale. Proprio perché sazia e appagata questa regione è, non da ora, alla ricerca di qualcosa di diverso, del brivido della novità, e persino dell'indicibile. Fu attratta dall'urlo di Beppe Grillo, nel Vaffa day del 2007, celebr…
Dalle campagne intorno a Busseto sembra alzarsi il Coro dei Lombardi, scesi a liberare una terra ancora in mano ai rossi infedeli. Conquistare la placida Emilia-Romagna non sembra un sogno impossibile. Questa regione ha un'aria sazia, appagata dagli straordinari successi in campo economico, tecnologico e culturale.
È a Bologna la migliore università pubblica italiana, nonostante le sue dimensioni mastodontiche. È nel triangolo biomedicale intorno a Modena che prospera una eccellenza tecnologica europea. È in questa regione il miglior servizio sanitario, e il maggior tasso di occupazione. E si potrebbe continuare. Ma tutto ciò non basta più a riempire le urne per il partito del governo locale. Proprio perché sazia e appagata questa regione è, non da ora, alla ricerca di qualcosa di diverso, del brivido della novità, e persino dell'indicibile. Fu attratta dall'urlo di Beppe Grillo, nel Vaffa day del 2007, celebrato proprio nella capitale regionale. E ora è tentata dal cambio radicale a favore della Lega; ma alla quale ha contrapposto ed esaltato un inedito, efficace antidoto, il banco di Sardine.
Il M5S è nato elettoralmente in questa regione e qui sembra destinato a chiudere il suo percorso. Le dimissioni di Di Maio preannunciano, ma in realtà certificano, uno sbandamento generale. Sono il segno di una sconfitta; e comunque, il tramonto di una illusione.
Dieci anni fa gli sconosciuti grillini sfondavano lungo la via Emilia, nelle aree dove erano concentrati lavori ad alto contenuto intellettuale e tecnologico, prefigurando l'irruzione sulla scena politica di qualcosa di simile ai verdi tedeschi. Quel risultato, come quello successivo per il comune di Parma , dove venne eletto per la prima volta un 5Stelle, prefigurava i trionfi successivi. Ora, proprio questa regione sta per certificare la fine dell'avventura. Il movimento non ha più né il vigore polemico dell'anticasta e della purezza assoluta, né la serietà della responsabilità governativa. Naviga tra cascami anti-politici (taglio dei parlamentari) e sogni millenaristi (abolizione della povertà tramite il reddito di cittadinanza). Se non interviene in maniera salvifica il garante Beppe Grillo, i 5Stelle rischiano l'irrilevanza, già certificata peraltro, prima ancora del risultato elettorale, dalla loro scomparsa dal dibattito politico nelle regionali emiliano-romagnole.
Questo appuntamento modifica il tripolarismo del 2018 (Destra, M5s e Pd): emarginati i pentastellati, il confronto contrappone la Lega (più, all'occasione, FdI) all'inedita coppia - informale e indefinita ma destinata a incontrarsi - Pd e Sardine. Non c'è spazio per posizioni intermedie. L'ubiquità grillina dei tempi belli, il dichiararsi al di là della divisione destra-sinistra, alla fine, ha mostrato la sua strumentalità: specchietto delle allodole per catturare elettori arrabbiati e disillusi. Una volta entrati nel gioco vero della politica i pentastellati sono stati costretti a scegliere una parte, smentendo quell'estraneità che li aveva tanto favoriti.
La ragione che li aveva tenuti a battesimo si prepara ad abbandonarli anche perché non rappresentano più "il nuovo". Questa pietra filosofale della politica italiana è in mano, paradossalmente, al partito più vecchio in circolazione, la Lega, e al fenomeno politico più nuovo, le Sardine.
Se L'Emilia-Romagna vuole aprirsi all'innovazione può scegliere tra una ipotesi regressiva, ma inedita lungo la via Emilia, e una del tutto singolare, imprevedibile e ricca di fermenti. Il voto di domenica non riguarda tanto il governo, che solo nel Paese del melodramma può essere appeso al risultato di una elezione regionale (avete mai visto Angela Merkel traballare per le sue sconfitte nei Land, o Pedro Sanchez dare le dimissioni dopo aver perso l'Andalusia rossa?), quanto la ridefinizione del sistema partitico: scontando l'eclisse pentastellata, si prefigurano una effervescenza creativa a sinistra qualunque sia il risultato, una conferma del primato salviniano sulla destra qualora vinca, ma un suo ridimensionamento sia in generale, sia in particolare, a favore di Meloni, qualora perda. Non è in gioco il governo, bensì ma i futuri assetti politici.
È a Bologna la migliore università pubblica italiana, nonostante le sue dimensioni mastodontiche. È nel triangolo biomedicale intorno a Modena che prospera una eccellenza tecnologica europea. È in questa regione il miglior servizio sanitario, e il maggior tasso di occupazione. E si potrebbe continuare. Ma tutto ciò non basta più a riempire le urne per il partito del governo locale. Proprio perché sazia e appagata questa regione è, non da ora, alla ricerca di qualcosa di diverso, del brivido della novità, e persino dell'indicibile. Fu attratta dall'urlo di Beppe Grillo, nel Vaffa day del 2007, celebrato proprio nella capitale regionale. E ora è tentata dal cambio radicale a favore della Lega; ma alla quale ha contrapposto ed esaltato un inedito, efficace antidoto, il banco di Sardine.
Il M5S è nato elettoralmente in questa regione e qui sembra destinato a chiudere il suo percorso. Le dimissioni di Di Maio preannunciano, ma in realtà certificano, uno sbandamento generale. Sono il segno di una sconfitta; e comunque, il tramonto di una illusione.
Dieci anni fa gli sconosciuti grillini sfondavano lungo la via Emilia, nelle aree dove erano concentrati lavori ad alto contenuto intellettuale e tecnologico, prefigurando l'irruzione sulla scena politica di qualcosa di simile ai verdi tedeschi. Quel risultato, come quello successivo per il comune di Parma , dove venne eletto per la prima volta un 5Stelle, prefigurava i trionfi successivi. Ora, proprio questa regione sta per certificare la fine dell'avventura. Il movimento non ha più né il vigore polemico dell'anticasta e della purezza assoluta, né la serietà della responsabilità governativa. Naviga tra cascami anti-politici (taglio dei parlamentari) e sogni millenaristi (abolizione della povertà tramite il reddito di cittadinanza). Se non interviene in maniera salvifica il garante Beppe Grillo, i 5Stelle rischiano l'irrilevanza, già certificata peraltro, prima ancora del risultato elettorale, dalla loro scomparsa dal dibattito politico nelle regionali emiliano-romagnole.
Questo appuntamento modifica il tripolarismo del 2018 (Destra, M5s e Pd): emarginati i pentastellati, il confronto contrappone la Lega (più, all'occasione, FdI) all'inedita coppia - informale e indefinita ma destinata a incontrarsi - Pd e Sardine. Non c'è spazio per posizioni intermedie. L'ubiquità grillina dei tempi belli, il dichiararsi al di là della divisione destra-sinistra, alla fine, ha mostrato la sua strumentalità: specchietto delle allodole per catturare elettori arrabbiati e disillusi. Una volta entrati nel gioco vero della politica i pentastellati sono stati costretti a scegliere una parte, smentendo quell'estraneità che li aveva tanto favoriti.
La ragione che li aveva tenuti a battesimo si prepara ad abbandonarli anche perché non rappresentano più "il nuovo". Questa pietra filosofale della politica italiana è in mano, paradossalmente, al partito più vecchio in circolazione, la Lega, e al fenomeno politico più nuovo, le Sardine.
Se L'Emilia-Romagna vuole aprirsi all'innovazione può scegliere tra una ipotesi regressiva, ma inedita lungo la via Emilia, e una del tutto singolare, imprevedibile e ricca di fermenti. Il voto di domenica non riguarda tanto il governo, che solo nel Paese del melodramma può essere appeso al risultato di una elezione regionale (avete mai visto Angela Merkel traballare per le sue sconfitte nei Land, o Pedro Sanchez dare le dimissioni dopo aver perso l'Andalusia rossa?), quanto la ridefinizione del sistema partitico: scontando l'eclisse pentastellata, si prefigurano una effervescenza creativa a sinistra qualunque sia il risultato, una conferma del primato salviniano sulla destra qualora vinca, ma un suo ridimensionamento sia in generale, sia in particolare, a favore di Meloni, qualora perda. Non è in gioco il governo, bensì ma i futuri assetti politici.