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I due candidati alle regionali dell'Emilia Romagna: il governatore uscente del centrosinistra Stefano Bonaccini e la leghista Lucia Borgonzoni 

Il doppio referendum

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È comprensibile che Stefano Bonaccini si sia sforzato in ogni modo di tenere la contesa elettorale in Emilia Romagna ancorata ai problemi e alle prospettive della Regione: lì, nelle città e nelle campagne, egli si sentiva più forte dei suoi avversari, autorizzato in questo dai buoni risultati dell'amministrazione, nel solco di una tradizione antica ed emblematica, benché non priva di ambiguità. Adesso, tuttavia, a poche ore dall'apertura dei seggi, bisogna riconoscere che il tentativo non è riuscito.

Le elezioni di domani sono diventate una sorta di referendum pro o contro Salvini, pro o contro il nuovo volto della destra che il leader leghista ha saputo plasmare, riducendo Berlusconi a una figura minore e bizzarra spedita a dire facezie licenziose in Calabria. Di conseguenza le urne emiliano-romagnole si annunciano pure come un plebiscito pro o contro la sinistra di governo: non solo a Bologna, luogo simbolico, ma anche e fors…
È comprensibile che Stefano Bonaccini si sia sforzato in ogni modo di tenere la contesa elettorale in Emilia Romagna ancorata ai problemi e alle prospettive della Regione: lì, nelle città e nelle campagne, egli si sentiva più forte dei suoi avversari, autorizzato in questo dai buoni risultati dell'amministrazione, nel solco di una tradizione antica ed emblematica, benché non priva di ambiguità. Adesso, tuttavia, a poche ore dall'apertura dei seggi, bisogna riconoscere che il tentativo non è riuscito.

Le elezioni di domani sono diventate una sorta di referendum pro o contro Salvini, pro o contro il nuovo volto della destra che il leader leghista ha saputo plasmare, riducendo Berlusconi a una figura minore e bizzarra spedita a dire facezie licenziose in Calabria. Di conseguenza le urne emiliano-romagnole si annunciano pure come un plebiscito pro o contro la sinistra di governo: non solo a Bologna, luogo simbolico, ma anche e forse soprattutto a Roma. Come dire che è in gioco la credibilità e persino la legittimazione della sinistra quale forza riformista, capace di aggregare pezzi diversi di una società complessa amalgamandoli insieme.

Ed è forse questa la vera posta in gioco nel voto di domani, qualcosa che va al di là del destino riguardante l'assetto del governo Conte e la sua sopravvivenza nelle alchimie dei palazzi romani. Prima di questo tema c'è il problema di quale centrosinistra uscirà dal referendum imposto da Salvini e accettato di buon grado dall'altro protagonista che si è improvvisamente palesato dal nulla nelle ultime settimane: le ormai famose Sardine. Facendosi largo sulla scena, il movimento ittico ha accettato la sfida che sembrava locale e in realtà - secondo questa logica - è presto diventata nazionale. Come dimostra il progetto, peraltro da definire, volto a convocare una sorta di congresso nel quartiere napoletano di Scampia, ben lontano quindi dalla realtà sociale ed economica dell'Emilia Romagna.

Il doppio referendum - su Salvini e sull'identità della sinistra - è dunque il dato che sta caratterizzando l'elezione di domani e la rende così incerta. Ma è altresì il prodotto di una trasformazione in atto. Fino a circa vent'anni fa quello che si sarebbe chiamato il "blocco sociale" emiliano-romagnolo appariva compatto e non scalfibile. Lentamente si sono viste le prime crepe, in parallelo con l'indebolirsi dei partiti e l'emergere di un'economia nuova, disordinata e vitale, foriera di benessere ma anche di inedite, impreviste zone d'ombra e aree di disagio. La Lega e i Cinque Stelle della prima ora, proprio il grillismo che ora è in dissoluzione, si sono affacciate in questa regione articolata e ricca. L'Emilia Romagna riassume in sé come forse nessun'altra le caratteristiche, i contrasti e le contraddizioni dell'Italia. Basta scorrere le pagine di un buon manuale di storia per rendersene conto: dai ducati alle legazioni pontificie, dal ribellismo repubblicano al primo fascismo, dalle leghe contadine ai conflitti feroci del 1944-45 e oltre.
Nelle pianure emiliano-romagnole le fratture sono state profonde e spesso sanguinose, non sempre risanate attraverso un ritorno di bonomia. L'Italia, appunto.

L'Italia che si ripropone ora con le sue lacerazioni in attesa una volta di più di un volenteroso e soprattutto abile sarto capace di ricucirle. Vedremo domani sera se alla fine avrà prevalso il timore di perdere il meglio del presente o la volontà di scuotere l'albero delle inquietudini fino a sradicarlo.