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L'esultanza del Napoli: Insigne (a destra) con il portiere Meret (agf)

La giornata delle frenate parallele

La Juventus perde con il Napoli, ma Inter e Lazio non ne approfittano
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Si sa che il Napoli gioca bene con Sarri, anche a panchine rovesciate. E si sa che Sarri è arrivato a Torino per far giocare bene la Juve (per vincere, lei vinceva anche prima). L'incrocio di questi bizzarri destini ha prodotto la peggiore Juventus della stagione e il miglior Napoli, che aveva perso le ultime quattro partite in casa e non si fa fare neppure il solletico da Ronaldo, Dybala e Higuain, zero tiri in porta quand'erano tutti insieme, il solito gol del portoghese dopo, a terzetto ormai sciolto. La Juventus era stata molto brutta già prima dello svantaggio e della legnata di Insigne, perché non era lei: controllava con sufficienza, tanto poi qualcosa accadrà. E invece no. Senza l'abituale cuore in tumulto, la Juve si è fatta scivolare addosso il duello e il tempo, perdendolo. Esce sconfitta dal San Paolo raggiunto come in una tragedia greca, padri che uccidono figli, figli che si accoppiano con le madri, tradimenti assortiti, lam…
Si sa che il Napoli gioca bene con Sarri, anche a panchine rovesciate. E si sa che Sarri è arrivato a Torino per far giocare bene la Juve (per vincere, lei vinceva anche prima). L'incrocio di questi bizzarri destini ha prodotto la peggiore Juventus della stagione e il miglior Napoli, che aveva perso le ultime quattro partite in casa e non si fa fare neppure il solletico da Ronaldo, Dybala e Higuain, zero tiri in porta quand'erano tutti insieme, il solito gol del portoghese dopo, a terzetto ormai sciolto. La Juventus era stata molto brutta già prima dello svantaggio e della legnata di Insigne, perché non era lei: controllava con sufficienza, tanto poi qualcosa accadrà. E invece no. Senza l'abituale cuore in tumulto, la Juve si è fatta scivolare addosso il duello e il tempo, perdendolo. Esce sconfitta dal San Paolo raggiunto come in una tragedia greca, padri che uccidono figli, figli che si accoppiano con le madri, tradimenti assortiti, lamentazioni del coro e sipario. Il drammone è diventato sceneggiata, e alla fine gli interpreti migliori hanno meritato l'applauso. Tutto questo nel giorno delle frenate parallele di Inter e Lazio, così la classifica in fondo cambia poco ma poteva spezzarsi, poteva salutare la Juve già a fine gennaio e invece niente. Sarri aveva scelto la formazione più tellurica, è chiaro che voleva vincere ma stavolta la somma non ha fatto il totale, per dirla con un illustre figlio di Napoli. Strano vedere quei tre davanti così devitalizzati e sgasati, un po' meno strano che Szczesny sbagli una respinta, non è la prima volta che gli accade. Come media di rendimento in proporzione ai minuti giocati è quasi meglio Buffon, e non è detto che le gerarchie da qui alla fine (fino alla fine) non possano cambiare.
Se la Juve è stata pochissimo Juve, l'Inter è stata quasi niente Inter e la Lazio non può essere sempre Lazio, e vincerle tutte. Nella domenica dei cuori più o meno ingrati e delle vendette, prima fra tutte ovviamente quella del Napoli (e di Napoli) contro Sarri e Huguain, anche l'Inter ha incontrato il suo Bruto: lo scartato Nainggolan si è tolto un bello sfizio, e si continua a non capire perché Conte abbia rottamato il giocatore a lui più simile, il più adatto ai furori mistici che l'allenatore leccese porta sempre in dote. Spenti quelli, le sue squadre ridiventano normali. Molto brutta la scena finale, con l'allenatore e il suo staff attorno all'arbitro. Un segno di arroganza, ma di più di debolezza.