Il primo atto parlamentare post Emilia Romagna è il rinvio in commissione del ddl Costa volto ad annullare la riforma Bonafede che cancella la prescrizione: si guadagnerà tempo, almeno una settimana. È una questione tecnica poco attraente per il pubblico il cui significato è peraltro chiaro.
E si riduce a un interrogativo: chi detterà l'agenda del governo Conte sui temi qualificanti?
Sarà il Pd uscito rinfrancato dall'esito elettorale nella regione rimasta rossa? Ovvero saranno i Cinque Stelle ormai privi di seguito nel Paese, ma ancora forti nelle due Camere sul piano dei numeri e quindi decisivi nella maggioranza? Le misure annunciate dal ministro della Giustizia Bonafede, compreso il nodo della prescrizione per il quale si accetta il "confronto", sono una bandiera che il movimento "grillino" non ha ovviamente intenzione di abbassare per non ammettere il proprio decesso politico.
D'altro canto, serve una ma…
E si riduce a un interrogativo: chi detterà l'agenda del governo Conte sui temi qualificanti?
Sarà il Pd uscito rinfrancato dall'esito elettorale nella regione rimasta rossa? Ovvero saranno i Cinque Stelle ormai privi di seguito nel Paese, ma ancora forti nelle due Camere sul piano dei numeri e quindi decisivi nella maggioranza? Le misure annunciate dal ministro della Giustizia Bonafede, compreso il nodo della prescrizione per il quale si accetta il "confronto", sono una bandiera che il movimento "grillino" non ha ovviamente intenzione di abbassare per non ammettere il proprio decesso politico.
D'altro canto, serve una ma…
Il primo atto parlamentare post Emilia Romagna è il rinvio in commissione del ddl Costa volto ad annullare la riforma Bonafede che cancella la prescrizione: si guadagnerà tempo, almeno una settimana. È una questione tecnica poco attraente per il pubblico il cui significato è peraltro chiaro.
E si riduce a un interrogativo: chi detterà l'agenda del governo Conte sui temi qualificanti?
Sarà il Pd uscito rinfrancato dall'esito elettorale nella regione rimasta rossa? Ovvero saranno i Cinque Stelle ormai privi di seguito nel Paese, ma ancora forti nelle due Camere sul piano dei numeri e quindi decisivi nella maggioranza? Le misure annunciate dal ministro della Giustizia Bonafede, compreso il nodo della prescrizione per il quale si accetta il "confronto", sono una bandiera che il movimento "grillino" non ha ovviamente intenzione di abbassare per non ammettere il proprio decesso politico.
D'altro canto, serve una massa critica, o meglio uno slancio psicologico considerevole, per imporre la logica del processo infinito a un Parlamento dubbioso quando non ostile. Del vecchio M5S è rimasta l'onda morta e sembra strano che in tali condizioni il nuovo vertice che ha sostituito Di Maio sia in grado di ottenere il risultato. A meno che il Pd non si pieghi, timoroso di accentuare le fratture interne del partner e desideroso, come è ovvio, di salvaguardare il governo Conte (secondo la linea di prudenza suggerita per esempio da una persona influente come Goffredo Bettini).
Ma piegarsi significa cercare un compromesso che potrebbe anche essere pessimo e tradursi in un successo mediatico dei 5S sul punto della prescrizione. Un successo che andrebbe ad anticipare l'appuntamento del 29 marzo, quando si voterà sul referendum costituzionale per dire "sì" o "no" al taglio dei parlamentari. Altra riforma a dir poco controversa per come è stata realizzata in omaggio alla retorica anti-parlamentare.
Se a prevalere fossero i "sì", come è facile previsione, i 5S potrebbero appuntarsi al petto una doppia medaglia: gli interventi sulla giustizia e la riduzione drastica del numero di deputati e senatori. Non poco per un movimento politico agonizzante che forse troverebbe in questo duplice passaggio il ricostituente necessario. È presto per dire quale sarà la scelta definitiva di Zingaretti e dei suoi. Il rinvio in commissione del testo Costa non significa ancora nulla. Lo hanno condiviso anche i renziani, i più critici verso Bonafede. È chiaro che nessuno vuol dar fuoco alle polveri sulla prescrizione, ma quasi tutti si rendono conto che una decente intesa dell'ultim'ora è difficile, forse impossibile. Qualcuno perderà la faccia, quando tra qualche giorno si tratterà di votare. A meno che non si trovi prima un accordo che può essere solo uno: rimandare l'entrata in vigore del provvedimento di Bonafede e restituire il tema della giustizia a una trattativa seria tra forze responsabili, siano esse nella maggioranza o tre le fila dell'opposizione.
Al momento non è dato sapere cosa potrebbe accadere in commissione. Ma se è vero che una fetta importante dei 5S è pronta a condividere un lungo tratto di strada con il Pd, c'è da immaginare che anche tra i "grillini" più o meno delusi possa prevalere la prudenza. A meno che invece qualcuno non stia preparando il sabotaggio del governo Conte: in tal caso la prescrizione sarebbe un ottimo casus belli.
E si riduce a un interrogativo: chi detterà l'agenda del governo Conte sui temi qualificanti?
Sarà il Pd uscito rinfrancato dall'esito elettorale nella regione rimasta rossa? Ovvero saranno i Cinque Stelle ormai privi di seguito nel Paese, ma ancora forti nelle due Camere sul piano dei numeri e quindi decisivi nella maggioranza? Le misure annunciate dal ministro della Giustizia Bonafede, compreso il nodo della prescrizione per il quale si accetta il "confronto", sono una bandiera che il movimento "grillino" non ha ovviamente intenzione di abbassare per non ammettere il proprio decesso politico.
D'altro canto, serve una massa critica, o meglio uno slancio psicologico considerevole, per imporre la logica del processo infinito a un Parlamento dubbioso quando non ostile. Del vecchio M5S è rimasta l'onda morta e sembra strano che in tali condizioni il nuovo vertice che ha sostituito Di Maio sia in grado di ottenere il risultato. A meno che il Pd non si pieghi, timoroso di accentuare le fratture interne del partner e desideroso, come è ovvio, di salvaguardare il governo Conte (secondo la linea di prudenza suggerita per esempio da una persona influente come Goffredo Bettini).
Ma piegarsi significa cercare un compromesso che potrebbe anche essere pessimo e tradursi in un successo mediatico dei 5S sul punto della prescrizione. Un successo che andrebbe ad anticipare l'appuntamento del 29 marzo, quando si voterà sul referendum costituzionale per dire "sì" o "no" al taglio dei parlamentari. Altra riforma a dir poco controversa per come è stata realizzata in omaggio alla retorica anti-parlamentare.
Se a prevalere fossero i "sì", come è facile previsione, i 5S potrebbero appuntarsi al petto una doppia medaglia: gli interventi sulla giustizia e la riduzione drastica del numero di deputati e senatori. Non poco per un movimento politico agonizzante che forse troverebbe in questo duplice passaggio il ricostituente necessario. È presto per dire quale sarà la scelta definitiva di Zingaretti e dei suoi. Il rinvio in commissione del testo Costa non significa ancora nulla. Lo hanno condiviso anche i renziani, i più critici verso Bonafede. È chiaro che nessuno vuol dar fuoco alle polveri sulla prescrizione, ma quasi tutti si rendono conto che una decente intesa dell'ultim'ora è difficile, forse impossibile. Qualcuno perderà la faccia, quando tra qualche giorno si tratterà di votare. A meno che non si trovi prima un accordo che può essere solo uno: rimandare l'entrata in vigore del provvedimento di Bonafede e restituire il tema della giustizia a una trattativa seria tra forze responsabili, siano esse nella maggioranza o tre le fila dell'opposizione.
Al momento non è dato sapere cosa potrebbe accadere in commissione. Ma se è vero che una fetta importante dei 5S è pronta a condividere un lungo tratto di strada con il Pd, c'è da immaginare che anche tra i "grillini" più o meno delusi possa prevalere la prudenza. A meno che invece qualcuno non stia preparando il sabotaggio del governo Conte: in tal caso la prescrizione sarebbe un ottimo casus belli.