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(ansa)

Se si restringe il centro di Renzi

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Una maggioranza precaria ma determinata ad andare avanti nella legislatura. E un governo che riflette tale miscuglio di debolezza e ostinazione. Sono le due foto che forse meglio definiscono la situazione italiana. Per la prima volta da molto tempo lo status quo potrebbe agevolare le forze governative, ma solo se non commetteranno errori troppi evidenti. In effetti le contraddizioni, all'indomani dell'Emilia Romagna, investono in via prioritaria il centrodestra. Salvini, in particolare, rischia un certo grado di logoramento se non sarà capace di rinnovare i suoi temi e le proposte al Paese. Cosa che finora non ha nemmeno cominciato a fare. In fondo, la sconfitta a Bologna può essere per la Lega un incidente di percorso in un'Italia destrorsa da Nord a Sud. Ma potrebbe invece segnalare l'inizio di una lenta - e poi via via più rapida - erosione di quel consenso.
Qualcuno si sta attrezzando per gestire la nuova stagione. C'è la griglia di …
Una maggioranza precaria ma determinata ad andare avanti nella legislatura. E un governo che riflette tale miscuglio di debolezza e ostinazione. Sono le due foto che forse meglio definiscono la situazione italiana. Per la prima volta da molto tempo lo status quo potrebbe agevolare le forze governative, ma solo se non commetteranno errori troppi evidenti. In effetti le contraddizioni, all'indomani dell'Emilia Romagna, investono in via prioritaria il centrodestra. Salvini, in particolare, rischia un certo grado di logoramento se non sarà capace di rinnovare i suoi temi e le proposte al Paese. Cosa che finora non ha nemmeno cominciato a fare. In fondo, la sconfitta a Bologna può essere per la Lega un incidente di percorso in un'Italia destrorsa da Nord a Sud. Ma potrebbe invece segnalare l'inizio di una lenta - e poi via via più rapida - erosione di quel consenso.
Qualcuno si sta attrezzando per gestire la nuova stagione. C'è la griglia di un'intesa sulla legge elettorale proporzionale pensata apposta per dare una cornice al neo-bipolarismo che si pensa emerga dal voto regionale.

In realtà la questione è più complessa, ma tant'è: l'intervista di Franceschini al Corriere descriveva bene il progetto in corso. Un bipolarismo fondato sul proporzionale con sbarramento al 5%, anziché sul maggioritario. Un Pd che si colloca come la vecchia Dc al centro della costellazione. Attorno gli ruotano le forze minori che superano la soglia: in primo luogo il segmento principale dei 5S che avrà scelto (magari guidato da Conte) l'alleanza di centrosinistra, poi qualcun altro. Ad esempio il "centro" di Renzi, cioè Italia Viva, il suo partito personale. Sull'altro versante la Lega di Salvini con la stessa funzione di partito principale, avendo FdI di Giorgia Meloni come satellite.

Non c'è da meravigliarsi se la giovane leader si è ribellata a un simile destino, chiedendo di abbandonare la tentazione proporzionale in favore del maggioritario. Anche perché oggi FdI cresce in proporzione assai più della Lega e dimostra di avere margini di espansione significativi.

In ogni caso, lo schema di bipolarismo morbido e articolato è sulla carta in grado di funzionare, ma anche no. Nessuno dei due fronti potrebbe ottenere la maggioranza dei seggi e allora prenderebbero forma le inevitabili - e legittime - manovre parlamentari. Nelle quali troverebbero un ruolo tradizionale di qualche rilievo le liste "centriste", purché siano sopra il "quorum".
Qui vedremmo all'opera l'ex premier Renzi, il quale nella nuova stagione non ha avuto finora le gratificazioni che sperava. Italia Viva sembra un progetto in grave affanno, se non già fallito.

Per andare "in doppia cifra", ossia oltre il 10%, come Renzi auspica, occorrono una serie di circostanze che non si sono verificate. In primo luogo la destabilizzazione del Pd, in seguito a ripetute sconfitte. Invece Zingaretti ha vinto a Bologna e l'impressione è che il centrosinistra si sia al momento stabilizzato. Renato Brunetta, nell'intervista a questo giornale, ha prospettato un'alleanza larga da Forza Italia a Renzi passando per la Lega e il gruppetto dei transfughi 5S. L'ipotesi è del tutto irrealistica, ma coglie un punto. Lo spazio sempre più stretto in cui naviga il barchino renziano. Se non riesce o non può buttare all'aria il tavolo, Renzi si consegna a un avvenire modesto. In cui magari ci sarà il ritorno nel Pd.