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Stefano Bonaccini: “Al Pd servono coraggio e competenze. Demoliamo le correnti. E se mi chiamano ci sto”

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Il governatore: "È sbagliato dire che aver vinto in Emilia Romagna è una vittoria del centrosinistra nel Paese"
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BOLOGNA - "Ho per fortuna un carattere che non mi deprimo né mi esalto. È andata meglio del previsto, ma io ero certo della vittoria. Lo sentivo, non avevo mai visto una partecipazione così. Detto questo è un errore dire che aver vinto in Emilia Romagna sia una vittoria del centrosinistra nel Paese. In Calabria perdiamo di venti punti e il centrodestra ha un radicamento straordinario nel Paese. Siamo ai nastri di partenza, non al traguardo".

Stefano Bonaccini, appena rieletto alla guida dell'Emilia Romagna, lo ripete così: "Non vorrei che gli stessi che prevedevano sottovoce la sconfitta trasformassero lo scampato pericolo regionale in un trionfo nazionale collettivo".

Anche perché il margine, su due milioni e trecentomila votanti, è stato di 180 mila voti.
"Sì. Poi diciamo anche che abbiamo recuperato 15 punti sulle Europee e il Pd è tornato ad essere il primo partito. Salvini diceva: stravi…
BOLOGNA - "Ho per fortuna un carattere che non mi deprimo né mi esalto. È andata meglio del previsto, ma io ero certo della vittoria. Lo sentivo, non avevo mai visto una partecipazione così. Detto questo è un errore dire che aver vinto in Emilia Romagna sia una vittoria del centrosinistra nel Paese. In Calabria perdiamo di venti punti e il centrodestra ha un radicamento straordinario nel Paese. Siamo ai nastri di partenza, non al traguardo".

Stefano Bonaccini, appena rieletto alla guida dell'Emilia Romagna, lo ripete così: "Non vorrei che gli stessi che prevedevano sottovoce la sconfitta trasformassero lo scampato pericolo regionale in un trionfo nazionale collettivo".

Anche perché il margine, su due milioni e trecentomila votanti, è stato di 180 mila voti.
"Sì. Poi diciamo anche che abbiamo recuperato 15 punti sulle Europee e il Pd è tornato ad essere il primo partito. Salvini diceva: stravinciamo. Lo abbiamo battuto, invece, dimostrando che si vince se non si gioca sul suo terreno, se si cambia lingua, se non ci si lascia contagiare dal virus della paura. E se si ha un progetto, naturalmente. Una direzione da indicare".

Zingaretti dice: apriamo il partito. Prodi approva. Come si apre il Pd?
"Il Pd deve avere un'identità più marcata. Oggi non trovo tre parole chiave che lo definiscano. Non può essere una roccaforte in difesa dei valori ma un progetto espansivo della società. A Nicola, al segretario, ho detto: servono sindaci e amministratori nelle segreterie, in tutti gli organi dirigenti. E serve il meglio delle competenze che arrivano dalla società".

Non è andata così nell'indicazione del candidato per le suppletive, a Roma.
"Ma deve andare così. Non c'è altra strada. Aprire il partito significa demolire le correnti: che potevano avere senso quando selezionavano le classi dirigenti. Oggi sono diventate solo una scorciatoia per fare carriera".

Ci sono le correnti, e ci sono i partiti dei fuoriusciti. Due segretari del Pd sono usciti per dare vita a una loro formazione politica.
"Io votai Bersani alle prime primarie. Poi ho coordinato la campagna di Renzi. Ho sempre considerato che fossimo una famiglia, e ho sostenuto le persone che in quel momento mi parevano le più indicate a guidarla. Ho governato, in Regione, una coalizione con forze uscite dal Pd. Ho preteso che non ci fossero polemiche pretestuose, mai. Quando ci sono state difficoltà abbiamo passato notti intere a discutere, a volte a gridare ma ne siamo usciti con una proposta di tutti, unitaria. Questa è la via che conosco e che gli elettori hanno premiato".

Tuttavia anche nella sua regione il voto alla Lega ha origine in gran parte nello scontento verso una classe dirigente arroccata, che pensa alla sua conservazione e vive di rendita. L'antica 'fortezza' del Pci: chi è dentro e chi è fuori.
"È vero. Quando governi da decenni è difficile cambiare ma abbiamo provato e faremo ancora meglio. Per quello che mi riguarda: è un impegno. Le forze vive che hanno reso possibile questo risultato avranno voce e spazio. I più giovani avranno posto".

Elly Schlein, più di 22 mila preferenze, ha detto: basta cercare consensi al centro.
"Elly è un'amica, fui io a nome di Renzi a chiederle di candidarsi all'Europarlamento. Ha ottenuto in poche settimane un risultato straordinario, il 4 per cento. Ha trovato consenso a sinistra del Pd. Io ho un ruolo diverso: ho vinto col 51 per cento e con 155 mila voti personali in un campo più largo, che rappresenta anche i moderati. Sono convinto di aver avuto, nel voto disgiunto, anche molti voti di elettori del centrodestra che sul programma concreto non hanno avuto dubbi. La sanità pubblica è qualcosa che riguarda anche chi vota Lega. Il proposito di investire ancora sugli asili nido, qui dove la scuola per l'infanzia è un modello, e di raggiungere anche quel 30 per cento che non ha accesso al nido pubblico è un progetto per tutti. Come l'idea di utilizzare fondi statali per la formazione per scuole regionali per figure professionali specializzate che servono alla manifattura, e che mancano. Anche chi vota a destra vive più di prima, e noi fra pochi anni avremo più di mezzo milione di ultraottantenni: investiremo nella loro autosufficienza. Renderemo gratuito il trasporto pubblico per chi ha fino a 19 anni. Elly chiede: 25. Se ci saranno le risorse si farà".

È vero che le proporrà la vice presidenza della Regione?
"Farò la giunta in due settimane, e in meno di un mese convocherò la prima assemblea legislativa. Elly Schlein avrà un ruolo molto importante, in giunta. Decideremo insieme quale".

Di lei, Bonaccini, hanno detto: è un burocrate di partito. L'ultimo di quella razza.
"Non mi offendo. Sono cresciuto imparando ad amministrare. Sei anni da assessore a Campogalliano, dove ancora vivo, quando avevo vent'anni. Altri sei a Modena. È una grandissima scuola, l'amministrazione".

Ha nascosto le insegne di partito, in questa campagna elettorale. Si è proposto come un supersindaco, di Emilia e di Romagna. Aveva vergogna delle insegne politiche?
"No. Volevo che le regionali fossero vissute come un voto di governo locale, cioè per quello che sono. Non come un voto politico. Salvini ha fatto campagna politica e ha perso".

Ha investito molto anche nella comunicazione. Ha messo sotto contratto una società che ha fatto microtargeting sugli incerti. Ha individuato gli 88 comuni permeabili, e ha lavorato lì.
"Le campagne si fanno camminando. Ho percorso 18 mila chilometri, in campagna elettorale. Si fanno coi corpi, non bastano i social. Ma farle senza i social è un errore clamoroso. Pd e sinistra in questi anni hanno lasciato sulla rete uno spazio vuoto per me incomprensibile. Certo, sì. Abbiamo usato una parte dei 36mila euro raccolti in crowdfunding per parlare a chi aveva dubbi. Li abbiamo, credo, raggiunti: senza citofoni, senza propaganda. Coi fatti".

Ha anche cambiato radicalmente immagine. Il cranio rasato la barba e gli occhialoni a goccia sono diventati un logo, sulle magliette. Ha perso molti chili. Conta, il look?
"Ho messo gli occhiali perché invecchiando sono diventato miope, quel modello di occhiali piaceva a mia moglie. Sono dimagrito per questioni di salute. Sono stato operato al cuore a 9 anni, l'anno scorso ho avuto un problema serio e il mio cardiologo mi ha imposto di perdere dieci chili. Sono andato dalla dietologa il 22 maggio, ancora mi ricordo. Non potevo fare altrimenti. Ho tagliato i capelli per comodità, con la vita che faccio. Un giorno un ragazzo mi ha portato una maglietta con quel logo ed è diventata un meme: ci hanno disegnato sopra il cappello di lana di Lucio Dalla, lo hanno messo nei quattro Beatles di Wharol. Anche questo: i giovani sono arrivati a portare le loro idee, volontariamente, i ragazzi delle start up che questa regione manda nella Silicon Valley ogni anno a fare esperienza sono tornati e hanno detto ci siamo".

Che agenda ha, per i prossimi giorni?
"Vado a Bruxelles. Sono stato appena confermato presidente del Consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa, più di centomila enti locali. Poi vado a Fiumalbo, dove la Lega è al 66 per cento. L'Europa e i paesi. Questo. Abbiamo governato bene, abbiamo recuperato 113 mila posti di lavoro in anni di crisi, ma non basta perché a tanti il lavoro ancora manca. Se c'è una cosa di cui sono fiero è di aver preso due macchine di calcolo, supercomputer, che ci collocano al quinto posto mondiale per capacità innovazione. Sono cose difficili da comunicare al bar ma pensano al mondo fra vent'anni, ai nostri nipoti".

Ha parlato con Prodi in questi giorni?
"Sempre. Mi ha sostenuto fin dall'inizio. È stato lui a spingermi a tornare in piazza, dopo 15 anni, da solo, senza leader nazionali. È stato magnifico, quel 7 dicembre".

Si candida alla guida del Pd?
"Ora sto qui. Certo: se mi chiameranno a dare una mano non mancherò. Ho dimostrato che Salvini si può battere. Se vogliono studiare il modello dico: vediamolo insieme".

C'è qualcuno che vuole ringraziare?
"La gente, tutti uno per uno. E le Sardine, che hanno un merito davvero importante. Hanno portato in piazza e alle urne una fascia d'età - fra i 18 e i 30 - difficile da raggiungere. E i loro genitori e il loro nonni. Hanno richiamato i corpi, hanno detto: noi non abbiamo paura. È un linguaggio diverso. Questa regione, l'Emilia Romagna, fa le cose e non ha paura. Proviamo a non dimenticarcelo. È l'ultima chiamata alla fiducia nella politica. Non è l'arrivo. È una nuova partenza".