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(ansa)

Prescrizione, chi perde la faccia

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Se Palazzo Chigi vuole trovare una soluzione, il tempo a disposizione non manca. Ma l'unica strada è un rinvio di qualche mese o di un anno della riforma
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Lo scontro sulla prescrizione, ossia sulla riforma Bonafede, non è una delle tante scaramucce a cui ci ha abituati il piccolo cabotaggio della maggioranza giallo-rossa.

È un autentico conflitto politico al quale non sono estranei organi dello Stato al massimo livello, come si è capito nei giorni scorsi dalle parole - pronunciate davanti a Mattarella - del primo presidente della Corte di Cassazione e del procuratore generale. È chiaro che tutti auspicano processi veloci e una giustizia efficiente, ma fino a quando la riforma del processo penale non sarà realizzata con buoni risultati, l'abolizione della prescrizione rischia di creare più problemi di quanti ne risolve. A questo si aggiunge la fragorosa protesta degli avvocati.

La lacerazione dunque esiste e stavolta Renzi è stato abile ad afferrare il bandolo della matassa. Ha sfruttato le incertezze del Pd, timoroso di creare problemi all'alleato di governo, i Cinque Stelle, e …
Lo scontro sulla prescrizione, ossia sulla riforma Bonafede, non è una delle tante scaramucce a cui ci ha abituati il piccolo cabotaggio della maggioranza giallo-rossa.

È un autentico conflitto politico al quale non sono estranei organi dello Stato al massimo livello, come si è capito nei giorni scorsi dalle parole - pronunciate davanti a Mattarella - del primo presidente della Corte di Cassazione e del procuratore generale. È chiaro che tutti auspicano processi veloci e una giustizia efficiente, ma fino a quando la riforma del processo penale non sarà realizzata con buoni risultati, l'abolizione della prescrizione rischia di creare più problemi di quanti ne risolve. A questo si aggiunge la fragorosa protesta degli avvocati.

La lacerazione dunque esiste e stavolta Renzi è stato abile ad afferrare il bandolo della matassa. Ha sfruttato le incertezze del Pd, timoroso di creare problemi all'alleato di governo, i Cinque Stelle, e un po' troppo propenso ad affidarsi al premier Conte. Tanto che il ministro Bonafede fino a domenica era sicuro di riuscire a superare gli ostacoli senza troppi danni e soprattutto senza "cedere ai ricatti" (peraltro piuttosto frequenti in politica). Viceversa la storia è più complicata del solito.

Forse è presto per dire se la guerra intorno al "processo infinito" sarà il cigno nero, cioè l'evento imprevisto e incontrollabile in grado di far inciampare l'esecutivo e la legislatura. Quel che è certo, qualcuno perderà la faccia.

O Renzi o Bonafede: più probabilmente quest'ultimo, considerando le proteste in atto e i margini di compromesso davvero sottili. In altre parole, o la prescrizione viene abolita in via definitiva, confermando la misura in vigore dal primo gennaio; ovvero viene ripristinata la norma precedente, come chiede il ddl Costa (Forza Italia) che dovrebbe essere votato il 24 febbraio.
Un passaggio che rischia seriamente di segnare la fine del Conte 2, a meno che il gruppo Renzi non alzi bandiera bianca. Ma perché dovrebbe farlo dopo essersi tagliato i ponti alle spalle?

Se Palazzo Chigi vuole trovare una soluzione, il tempo a disposizione non manca. Ma quale soluzione? L'unica sembra essere un rinvio di qualche mese o di un anno della riforma, così che tutti possano tornare a sedersi intorno a un tavolo. Sarebbe, è evidente, una sconfitta del ministro. E non sarebbe una vittoria di Conte, costretto a smentire il suo Guardasigilli su una questione vitale per la sopravvivenza della coalizione. Tuttavia avrebbe un significato politico: un'ulteriore conferma del declino dei Cinque Stelle dopo le ultime traversie. La prova che il Movimento, se vuole restare al governo, deve ormai rinunciare alle sue priorità. Può invece insistere, è logico, nell'intento di salvare l'identità grillina delle origini: ma in tal caso salterà il fragile castello di carte su cui si regge la maggioranza.

La verità è che la crisi nasce da due debolezze che faticano a stare in equilibrio fra loro. Da un lato il cortocircuito dei 5S sempre più frammentati. Dall'altro Matteo Renzi che non può stare a bagnomaria fino al 2023: ha bisogno di qualche successo parziale per giustificare la strana scissione e invertire i sondaggi negativi. Al limite, meglio le elezioni subito piuttosto che lo status quo. O magari un riassetto dei rapporti di forza che escluda il premier, l'uomo dell'asse Pd-5S.