Festival di Sanremo, lo sciapo che piace
Stefano Balassone , di STEFANO BALASSONEGli ascolti quest'anno sono elevati. In più, un vicino ci ha invitati a seguire insieme la finale, previo rifornimento di tarallucci e vini. Il fenomeno degli ospiti a casa d'altri riguarda in particolare il pubblico più giovane
Gli ascolti del Festival di quest'anno sono particolarmente elevati (13 milioni la media della prima parte delle prime tre serate) superiori di circa un milione a quelli dell'anno precedente. In più, per dire il clima, un vicino ci ha invitato a seguire insieme la finale, previo rifornimento di tarallucci e vini. Cosa che non mi era mai capitata.
Il fenomeno degli ospiti a casa d'altri ha riguardato in particolare il pubblico più giovane, pari a mezzo milione censito da Auditel nella fascia d'età tra i 20 e i 24 anni. Fra questi gli "ospiti" erano centomila, cioè un quinto del tutto che è parecchio. Gioventù che in quell'età, come sappiamo, è solita sfuggire alla televisione e spesso fa a meno sia del televisore che del telefono fisso. Forse per questo così tanti, pur di seguire il Festival di Sanremo in grande schermo, sono andati da quelli che la tv ancora ce l'hanno, gomito a gomito an…
Il fenomeno degli ospiti a casa d'altri ha riguardato in particolare il pubblico più giovane, pari a mezzo milione censito da Auditel nella fascia d'età tra i 20 e i 24 anni. Fra questi gli "ospiti" erano centomila, cioè un quinto del tutto che è parecchio. Gioventù che in quell'età, come sappiamo, è solita sfuggire alla televisione e spesso fa a meno sia del televisore che del telefono fisso. Forse per questo così tanti, pur di seguire il Festival di Sanremo in grande schermo, sono andati da quelli che la tv ancora ce l'hanno, gomito a gomito an…
Gli ascolti del Festival di quest'anno sono particolarmente elevati (13 milioni la media della prima parte delle prime tre serate) superiori di circa un milione a quelli dell'anno precedente. In più, per dire il clima, un vicino ci ha invitato a seguire insieme la finale, previo rifornimento di tarallucci e vini. Cosa che non mi era mai capitata.
Il fenomeno degli ospiti a casa d'altri ha riguardato in particolare il pubblico più giovane, pari a mezzo milione censito da Auditel nella fascia d'età tra i 20 e i 24 anni. Fra questi gli "ospiti" erano centomila, cioè un quinto del tutto che è parecchio. Gioventù che in quell'età, come sappiamo, è solita sfuggire alla televisione e spesso fa a meno sia del televisore che del telefono fisso. Forse per questo così tanti, pur di seguire il Festival di Sanremo in grande schermo, sono andati da quelli che la tv ancora ce l'hanno, gomito a gomito anziché solinghi a mettere like e scrivere scemenze.
Un'altra novità emerge dalla inusuale tenacia dell'ascolto, che non è stato quello distratto e scontato della rituale ricorrenza, cui si dona una sguardo per controllare che il mondo giri ancora sui suoi cardini. Stavolta lo sguardo è restato appiccicato allo show, contribuendo a dilatare lo share al di là del numero, pure cresciuto, del totale degli spettatori contattati.
Cifre d'ascolto così ampie non sarebbero raggiungibili senza la convergenza degli ascoltatori più diversi. Chiamatela, se volete, "coesione sociale" che stavolta, ed è la prima, è stata misurata per la Rai (dallo Studio Frasi con apposite metodiche). La coesione sociale realizzata dai programmi è un chiodo fisso dell'ultimo contratto di servizio che legittima il canone e quant'altro. E dunque conviene tenere a mente l'indice 91% della coesione sociale realizzata nell'ascolto di Sanremo perché stabilisce un primo punto di riferimento. Rispetto al quale, con tutte le dovute differenze, potranno paragonarsi i programmi del futuro.
Non solo i programmi della Rai, ovviamente perché tutti i canali generalisti contribuiscono, chi più chi meno, a tenere insieme il Paese oppure a sfasciarlo. Il target marketing dei privati il Paese lo affetta (basti pensare a Live-Non è la D'Urso e ai reality con o senza vip). La logica del Servizio pubblico si spera miri all'opposto tanto con Sanremo che con la fiction e, lo volesse il cielo, coi talk show di mattina e pomeriggio.
Sistemata l'attenzione ai numeri, ci pare ovvio che il successo sia scaturito dalla convergenza di fattori specifici e di contesto. In primo luogo lo spettacolo che, per l'impressione nostra e sentendo in giro, funziona in quanto è il contrario di una celentanata a base di silenzi e ammiccamenti. Il modello è invece quello dello show incalzante, serrato, attento ai dettagli, che sforna artisti uno appresso all'altro. Sfuggendo ai vuoti sia per l'incombere trasversale di Fiorello, che senza svalutarla aggiunge un tocco ironico all'impresa, sia per il personaggio Amadeus, che pare il più contento di fare quel che fa e di certo non posa a superuomo. Ci è capitato di dargli dello "sciapo", ma a quanto pare non è un difetto, ma una virtù del conduttore che voglia valorizzare quello che presenta.
Quanto ha pesato, per il più e il meno, la concorrenza? C'è stata o si era messa in ferie? Difficile dire. La7 in realtà ha ceduto un punto, ma ha retto. E così i talk show del popolo di Rete 4, e anche Gruber e Palombelli. Quindi a mancare sono stati Canale 5 e le sue dame. Salvo Maria, intravista sotto le vesti di Fiorello (o forse era l'inverso).
Il fenomeno degli ospiti a casa d'altri ha riguardato in particolare il pubblico più giovane, pari a mezzo milione censito da Auditel nella fascia d'età tra i 20 e i 24 anni. Fra questi gli "ospiti" erano centomila, cioè un quinto del tutto che è parecchio. Gioventù che in quell'età, come sappiamo, è solita sfuggire alla televisione e spesso fa a meno sia del televisore che del telefono fisso. Forse per questo così tanti, pur di seguire il Festival di Sanremo in grande schermo, sono andati da quelli che la tv ancora ce l'hanno, gomito a gomito anziché solinghi a mettere like e scrivere scemenze.
Un'altra novità emerge dalla inusuale tenacia dell'ascolto, che non è stato quello distratto e scontato della rituale ricorrenza, cui si dona una sguardo per controllare che il mondo giri ancora sui suoi cardini. Stavolta lo sguardo è restato appiccicato allo show, contribuendo a dilatare lo share al di là del numero, pure cresciuto, del totale degli spettatori contattati.
Cifre d'ascolto così ampie non sarebbero raggiungibili senza la convergenza degli ascoltatori più diversi. Chiamatela, se volete, "coesione sociale" che stavolta, ed è la prima, è stata misurata per la Rai (dallo Studio Frasi con apposite metodiche). La coesione sociale realizzata dai programmi è un chiodo fisso dell'ultimo contratto di servizio che legittima il canone e quant'altro. E dunque conviene tenere a mente l'indice 91% della coesione sociale realizzata nell'ascolto di Sanremo perché stabilisce un primo punto di riferimento. Rispetto al quale, con tutte le dovute differenze, potranno paragonarsi i programmi del futuro.
Non solo i programmi della Rai, ovviamente perché tutti i canali generalisti contribuiscono, chi più chi meno, a tenere insieme il Paese oppure a sfasciarlo. Il target marketing dei privati il Paese lo affetta (basti pensare a Live-Non è la D'Urso e ai reality con o senza vip). La logica del Servizio pubblico si spera miri all'opposto tanto con Sanremo che con la fiction e, lo volesse il cielo, coi talk show di mattina e pomeriggio.
Sistemata l'attenzione ai numeri, ci pare ovvio che il successo sia scaturito dalla convergenza di fattori specifici e di contesto. In primo luogo lo spettacolo che, per l'impressione nostra e sentendo in giro, funziona in quanto è il contrario di una celentanata a base di silenzi e ammiccamenti. Il modello è invece quello dello show incalzante, serrato, attento ai dettagli, che sforna artisti uno appresso all'altro. Sfuggendo ai vuoti sia per l'incombere trasversale di Fiorello, che senza svalutarla aggiunge un tocco ironico all'impresa, sia per il personaggio Amadeus, che pare il più contento di fare quel che fa e di certo non posa a superuomo. Ci è capitato di dargli dello "sciapo", ma a quanto pare non è un difetto, ma una virtù del conduttore che voglia valorizzare quello che presenta.
Quanto ha pesato, per il più e il meno, la concorrenza? C'è stata o si era messa in ferie? Difficile dire. La7 in realtà ha ceduto un punto, ma ha retto. E così i talk show del popolo di Rete 4, e anche Gruber e Palombelli. Quindi a mancare sono stati Canale 5 e le sue dame. Salvo Maria, intravista sotto le vesti di Fiorello (o forse era l'inverso).