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Il premier Giuseppe Conte (ansa)

Governo, maggioranza in sospeso

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Il serio conflitto politico in atto può essere circoscritto solo con un'intesa ben accolta da un campo largo, tale da rendere pretestuose le resistenze di chi si oppone
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Quanto vale l'intesa sulla prescrizione abbozzata tra Pd, 5S e Leu? È un accordo complesso e farraginoso, qualcuno sostiene a mezza bocca che sia anche di dubbia costituzionalità. Ma in definitiva il giudizio che conta in queste ore è quello di chi si occupa di giustizia nelle aule dei tribunali e delle corti d'appello. Sono loro, magistrati e avvocati, a dover dire se il cosiddetto "lodo Conte bis" è un passo avanti sulla via della "civiltà giuridica", secondo l'espressione un po' pomposa adottata dai 5S e condivisa da esponenti del Pd, ovvero se è solo un modo per ingarbugliare una matassa già quasi inestricabile. A sentire il presidente delle Camere penali, l'avvocato Caiazza, non sembra che l'ultimo arabesco messo a punto a Palazzo Chigi eviti le peggiori conseguenze al cittadino sotto processo.

In ogni caso è evidente che il serio conflitto politico in atto nella maggioranza - dov…
Quanto vale l'intesa sulla prescrizione abbozzata tra Pd, 5S e Leu? È un accordo complesso e farraginoso, qualcuno sostiene a mezza bocca che sia anche di dubbia costituzionalità. Ma in definitiva il giudizio che conta in queste ore è quello di chi si occupa di giustizia nelle aule dei tribunali e delle corti d'appello. Sono loro, magistrati e avvocati, a dover dire se il cosiddetto "lodo Conte bis" è un passo avanti sulla via della "civiltà giuridica", secondo l'espressione un po' pomposa adottata dai 5S e condivisa da esponenti del Pd, ovvero se è solo un modo per ingarbugliare una matassa già quasi inestricabile. A sentire il presidente delle Camere penali, l'avvocato Caiazza, non sembra che l'ultimo arabesco messo a punto a Palazzo Chigi eviti le peggiori conseguenze al cittadino sotto processo.

In ogni caso è evidente che il serio conflitto politico in atto nella maggioranza - dove tutti tendono a bluffare nella speranza di anticipare il bluff degli altri - può essere circoscritto solo con un'intesa molto limpida e bene accolta da un campo largo, tale da rendere pretestuose o infondate le resistenze di chi si oppone: vale a dire il gruppo renziano di Italia Viva. Se invece il compromesso è solo un grosso cerotto per mascherare la consueta inerzia della coalizione rossogialla, resa compatta dal timore delle elezioni a breve, allora è difficile dar torto a Renzi e al suo desiderio di gettare un sasso nello stagno per smuovere le acque.

Sta di fatto che l'ex premier stavolta ha segnato qualche punto a proprio favore. Se come sembra Bonafede rinuncia a portare lunedì il provvedimento in Consiglio dei ministri sotto forma di decreto, vuol dire che i tempi si dilatano. E dilazione in questo caso può voler dire rinvio o almeno tentativo di temporeggiare. È la prova che non ha retto l'ultima mediazione di Conte, il premier che si è definito bizzarramente "né garantista né giustizialista" ("né aderire né sabotare" era lo slogan dei socialisti nella prima guerra mondiale, ma non portò molta fortuna). Debole il mediatore, pasticciato il possibile compromesso, frastagliate le forze politiche. Si arriverà lo stesso a Palazzo Madama, ma intanto la maggioranza è in sospeso. Chi ha puntato i piedi contro il "processo infinito" ha fatto emergere le fragilità dell'asse Pd-5S.

Peraltro anche nel recinto dell'ex premier la spavalderia si manifesta a intermittenza e in forme contraddittorie. A volte è la promessa di un "no" definitivo a costo di far cadere il governo, altre volte è la tentazione di opporsi alla prescrizione ma senza pagare dazio: ossia lasciando vivacchiare l'esecutivo (per esempio uscendo dall'aula del Senato al fine di abbassare il quorum). Quando Renzi esclama: "Se Conte vuole cacciarmi, lo dica apertamente", fa capire che la sua priorità non sarebbe abbandonare la coalizione e perdere quella rendita di posizione che finora è il solo guadagno ottenuto con la scissione. D'altra parte l'uomo è davvero al limite della sopportazione. Si rende conto che lui e il manipolo d'Italia Viva sopravvivono solo se destabilizzano il quadro politico (specie dopo l'Emilia-Romagna che ha salvato il Pd). Nella confusione possono riguadagnare spazio: persino, come estrema carta, affrontando le elezioni. Nella stagnazione invece il fallimento è probabile. Mai come adesso il "renzismo" o quel che ne resta ha bisogno di un colpo d'ala.