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Pd, qualcosa si muove

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Dopo dichiarazioni impegnative del segretario Zingaretti - "un partito nuovo" (!) - e un lungo periodo di silenzio, la direzione Pd della scorsa settimana ha dato qualche segno di vitalità. Molti impegni non hanno scadenze precise, obiettivi chiari e responsabilità definite, ma il partito si sta muovendo, finalmente. È quindi tempo di metter mano sia allo strumento - la macchina organizzativa - che alle finalità - i riferimenti valoriali e programmatici.

Sul primo punto, nessuna nostalgia per un passato che non può tornare. Il partito delle sezioni, così com'era concepito un tempo, è finito. Ma questo non significa che debbano essere chiuse le sedi territoriali. Tutt'altro. Vanno ripensate nei loro scopi e sul come debbono agire.

Sugli scopi, un riferimento d'obbligo va all'esperimento condotto in alcuni "luoghi ideali" dall'équipe guidata da Fabrizio Barca alcun anni fa. L'esperiment…
Dopo dichiarazioni impegnative del segretario Zingaretti - "un partito nuovo" (!) - e un lungo periodo di silenzio, la direzione Pd della scorsa settimana ha dato qualche segno di vitalità. Molti impegni non hanno scadenze precise, obiettivi chiari e responsabilità definite, ma il partito si sta muovendo, finalmente. È quindi tempo di metter mano sia allo strumento - la macchina organizzativa - che alle finalità - i riferimenti valoriali e programmatici.

Sul primo punto, nessuna nostalgia per un passato che non può tornare. Il partito delle sezioni, così com'era concepito un tempo, è finito. Ma questo non significa che debbano essere chiuse le sedi territoriali. Tutt'altro. Vanno ripensate nei loro scopi e sul come debbono agire.

Sugli scopi, un riferimento d'obbligo va all'esperimento condotto in alcuni "luoghi ideali" dall'équipe guidata da Fabrizio Barca alcun anni fa. L'esperimento investiva le sedi territoriali di una "missione": ad esempio, verificare l'efficienza del servizio sanitario locale, prevenire la ghettizzazione e il potenziale scoppio di violenza di alcune aree, segnalare abusi e degrado e così via. Temi della vita quotidiana, non voli pindarici.

In questo modo la sede territoriale non si riunisce tra quattro gatti per discutere "la relazione del segretario" o "il documento del comitato centrale" ma diventa il punto di riferimento della cittadinanza. In questa ottica non si limita a essere sfogatoio perché identifica risposte e presenta progetti alle amministrazioni locali, indipendentemente dal loro colore politico. In sostanza, la sede territoriale non è il fortino dei (pochi) iscritti, bensì il luogo di incontro per affrontare problemi della cittadinanza. Questo a livello locale.

Poi c'è la struttura organizzativa nazionale. Non ha senso dotarsi di organi collettivi ipertrofici perché non riescono a funzionare. Servono solo a dare il contentino di una carica ai tanti aspiranti dirigenti. Quindi l'Assemblea nazionale, benché già decurtata nella sua composizione dalla riforma Martina, è ancora pletorica, e quindi inutile. Anche la direzione nazionale è inservibile nella dimensione di oggi. Solo se ridotti nella loro composizione questi organismi ritornano luoghi di discussione e di decisione. È necessario tempo, per un confronto vero, non basta un tweet.

Poi, meglio tenere le riunioni a porte chiuse per evitare posture esibizioniste a beneficio dei media. Inoltre, la loro composizione deve finalmente rispettare l'impianto federale del partito.

La riforma Martina segue in parte questa linea ma i segretari regionali e di federazione meritano un spazio dedicato, una struttura ad hoc. Il collegamento centro-periferia è uno dei punti dolenti del Pd. L'assenza di flussi di collegamenti tra dirigenti e amministratori locali e centro nazionale provoca degenerazioni correntizie spesso gestite da un neo-notabilato di bassa lega e facilita pulsioni personaliste.

Infine la questione delle primarie, croce e delizia del Pd. Sono spesso adottate à la carte, senza regole fisse e a volte nemmeno chiare. E altrettanto spesso hanno creato o esasperato conflitti. Il problema è che le primarie enfatizzano la competizione individuale e la pratica della democrazia diretta, con connessi rischi plebiscitari.

Vanno usate cum grano salis. Un partito che ha orgoglio di sé non ha bisogno di legittimazioni esterne: sa assumersi la responsabilità di scegliere dirigenti e candidati al proprio interno, con un coinvolgimento precisamente definito dei propri sostenitori, non da chi passa di lì per caso e mette una firmetta senza valore.

Questo non comporta il via libera a rendite di posizioni, sinecure e permanenza a infinito negli organi dirigenti, ad ogni livello. Al contrario, ogni organismo va rinnovato a scadenza fissa, senza alcuna possibilità di rinvii o proroghe per i motivi più vari. È tanto difficile seguire l'esempio britannico dei congressi annuali, sempre a fine settembre? È vero che siamo nel Paese del teatro dell'arte e del melodramma per cui ogni appuntamento è drammatizzato, ma se il rinnovo delle cariche diventa una prassi di routine, oltre a rendere fisiologico il ricambio, rende la politica più sobria, meno gladiatoria, anche all'interno del partito.
Poi viene l'agenda: quali linee guida, quali punti di riferimento, quali proposte. A Bologna, nel novembre scorso, i tavoli di lavoro del convegno Pd hanno formulato proposte concrete e incisive. Un tesoro che non è stato ancora raccolto.