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(ansa)

Salvini, nulla sarà più come prima

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La giornata di ieri chiude una fase della recente storia politica. Come si dice in questi casi, da oggi nulla sarà più come prima: per il caso Salvini, ovvio, ma un po' anche per la vicenda Renzi-prescrizione. Andiamo con ordine. Al di là degli aspetti grotteschi della vicenda Gregoretti - il fatto che i migranti fermati in mare fossero a bordo di una nave militare italiana - il Parlamento ha deciso di mandare a processo l'allora ministro dell'Interno, capo dell'opposizione di centrodestra, per una grave ipotesi di reato: sequestro di persona. Se l'accusa si trasformasse in condanna, già solo in primo grado, avrebbe l'effetto di inibire a Salvini qualsiasi candidatura in base alla legge Severino, con ciò limitando in modo quasi decisivo la sua attività pubblica.

Questo dimostra che nessuno può sottrarsi alla legge? Forse. Ma è difficile negare il senso di una decisione che s'intreccia con la politica …
La giornata di ieri chiude una fase della recente storia politica. Come si dice in questi casi, da oggi nulla sarà più come prima: per il caso Salvini, ovvio, ma un po' anche per la vicenda Renzi-prescrizione. Andiamo con ordine. Al di là degli aspetti grotteschi della vicenda Gregoretti - il fatto che i migranti fermati in mare fossero a bordo di una nave militare italiana - il Parlamento ha deciso di mandare a processo l'allora ministro dell'Interno, capo dell'opposizione di centrodestra, per una grave ipotesi di reato: sequestro di persona. Se l'accusa si trasformasse in condanna, già solo in primo grado, avrebbe l'effetto di inibire a Salvini qualsiasi candidatura in base alla legge Severino, con ciò limitando in modo quasi decisivo la sua attività pubblica.

Questo dimostra che nessuno può sottrarsi alla legge? Forse. Ma è difficile negare il senso di una decisione che s'intreccia con la politica e non potrebbe essere altrimenti. Certo, il merito della vicenda Gregoretti era perfetto per mettere alle corde il leader della Lega e tuttavia la prevalenza del calcolo politico sulla valutazione giudiziaria è palese. Prova ne sia che i senatori Cinque Stelle, silenziosi, tranne rare eccezioni, quando il Viminale impediva lo sbarco, ieri hanno votato compatti contro il ministro che allora sostenevano con i loro voti. E resta ancora da dimostrare che Salvini abbia agito di propria iniziativa all'insaputa del resto del governo: i minori furono mandati a terra dopo un intervento del premier Conte, ma non è chiaro se il passo di Palazzo Chigi riguardasse anche gli altri migranti che rimasero sulla nave. A sentire la difesa dell'ex ministro, si direbbe di no.

Da oggi, si diceva, qualcosa cambia. Si può supporre che Salvini sia più forte nel Paese e più debole nel Palazzo. Più forte nel rapporto con il suo elettorato, che può ricompattarsi dietro una bandiera e in nome di una causa, per quanto discutibile. Più debole nel gioco politico e quindi nella capacità di ergersi come leader indiscusso dell'alleanza di centrodestra rispetto a FdI e Forza Italia. Ciò comporta anche una riflessione, che forse il capo leghista vorrà fare, sulle scelte compiute fino a oggi.

E sugli errori commessi, compresa l'effimera alleanza tra i due "populismi", durata fino ai giorni del terribile Papeete, l'estate scorsa, che di sicuro non gli ha portato fortuna. Adesso i suoi ex compagni di strada lo spediscono a processo in nome di un "giustizialismo" con cui lo stesso Salvini aveva civettato a lungo. Ed è singolare che ieri sia stato un vecchio alfiere della prima Repubblica, Pier Ferdinando Casini, a ricordare ai senatori quali rischi si corrono a essere troppo spregiudicati nell'assecondare le convenienze del momento. Perché quando la politica è sfilacciata il tornaconto cambia in fretta. Come il vento e come le alleanze di comodo.

Quanto alla vicenda Renzi-Bonafede, l'altra storia che ha segnato la giornata, il leader di Italia Viva ha votato con le opposizioni a favore di un "lodo" che avrebbe dovuto rinviare la riforma di un anno. Ha perso ma ha dimostrato che sulla prescrizione sta facendo sul serio. Almeno per ora. Il ministro della Giustizia, forte del sostegno di Conte e del Pd, sostiene che non è più tempo di mediazioni. Ma un eccesso di sicurezza può essere pericoloso, come pure credere che il governo abbia ormai superato l'ostacolo.