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Anoressia, il male dimenticato

Con la loro lettera che racconta una battaglia strenua per salvare un figlio i genitori di Lorenzo hanno gettato un sasso che infrange il vetro del silenzio
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L'anoressia è una epidemia sociale ma forse ce ne siamo dimenticati. Un male sotterraneo che può avere diverse forme e diversa gravità, un male dell'anima e dello specchio deformato dell'adolescenza, per cui la perfezione è sempre altrove e il corpo, a volte, un peso insostenibile. I genitori di Lorenzo, ucciso a 20 anni dal rifiuto del cibo, hanno ragione: dei disturbi alimentari bisogna parlarne e tanto, in quante famiglie italiane madri e padri osservano con paura le loro figlie (ma sempre più spesso anche i ragazzi) chiudersi in bagno appena alzati da tavola, sapendo che si forzeranno a buttare via tutto quello che hanno appena mangiato? Perché i disturbi alimentari sono un modo di dire no, una protesta, un tentativo estremo di liberarsi della sofferenza.

Di chi è la colpa? Perché? Dei modelli estetici, si diceva negli anni Novanta quando ci si rese conto del dramma delle ragazze che digiunavano, per assomigliare…
L'anoressia è una epidemia sociale ma forse ce ne siamo dimenticati. Un male sotterraneo che può avere diverse forme e diversa gravità, un male dell'anima e dello specchio deformato dell'adolescenza, per cui la perfezione è sempre altrove e il corpo, a volte, un peso insostenibile. I genitori di Lorenzo, ucciso a 20 anni dal rifiuto del cibo, hanno ragione: dei disturbi alimentari bisogna parlarne e tanto, in quante famiglie italiane madri e padri osservano con paura le loro figlie (ma sempre più spesso anche i ragazzi) chiudersi in bagno appena alzati da tavola, sapendo che si forzeranno a buttare via tutto quello che hanno appena mangiato? Perché i disturbi alimentari sono un modo di dire no, una protesta, un tentativo estremo di liberarsi della sofferenza.

Di chi è la colpa? Perché? Dei modelli estetici, si diceva negli anni Novanta quando ci si rese conto del dramma delle ragazze che digiunavano, per assomigliare (forse) alle modelle. Dell'ansia di prestazione, si è capito poi, quando questo tormento ha iniziato a colpire anche gli adolescenti maschi. Voglio essere primo, sarò bravissimo a scuola, del resto, questo è il pensiero di chi controlla allo spasimo la propria fame, se posso dominare il mio istinto posso ottenere tutto. Colpa delle madri, si era anche colpevolmente detto, il rifiuto di mangiare come rifiuto della madre, cioè colei che nutre. Tesi per fortuna spazzata via dalla constatazione che anoressia e bulimia sono mali sociali, epidemie del benessere, entrano in famiglie diversissime tra di loro, dopo aver gettato però nell'angoscia migliaia di genitrici.

Con la loro lettera che racconta una battaglia strenua per salvare un figlio, i genitori di Lorenzo hanno gettato un sasso che infrange il vetro del silenzio. Chi è che davvero cura i disturbi alimentari, quella fame che diventa una “fame da morire”? Le strutture ci sono, ma sono poche. La guarigione, possibile, ma lenta. La solitudine, immensa. Perché per curare bisogna entrare in quel luogo inaccessibile che è la mente degli adolescenti, nutrire da lì quel corpo che rifiuta il cibo, come estrema forma di protesta. Curare anche contro la volontà del paziente, così chiedevano i genitori di Lorenzo, perché il loro ragazzo ormai maggiorenne firmava le dimissioni e se ne andava, pensando ancora una volta, magari, di farcela da solo.

Difficile entrare in questo terreno, in questo lutto assoluto, che chiama in causa però le enormi carenze della sanità pubblica sul disagio mentale, questo è l’anoressia. Le belle modelle curvy non bastano per convincere una teenager che le sue forme sono sane. Così l’amore di due genitori non basta a salvare un figlio che non riesce più a mangiare. Ma allora parliamone, ascoltiamo l’appello della mamma e del papà di Lorenzo: di fame si può morire ma anche guarire. Questo conta.