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(ansa)

L’inquisitore riluttante

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In ossequio alle leggi non scritte della Seconda Repubblica, il governo Conte 2 è stato sottoposto ieri sera all'esame della terza Camera, ossia Porta a Porta. L'inquisitore, come tutti sanno, era Matteo Renzi e il risultato è un mezzo ultimatum ribadito e riproposto. Nel giro di qualche settimana dovrebbe essere presentata da Italia Viva la mozione di sfiducia individuale contro il ministro grillino della Giustizia, a meno che non sia ritirata la proposta sulla prescrizione di cui i Cinque Stelle hanno fatto una bandiera e che Renzi considera invece - non a torto - lo strumento più efficace per umiliare Bonafede e con lui tutto il M5S. Ma soprattutto per infastidire il Pd di Zingaretti, dimostrandone la soggezione nei confronti del partner grillino.

Tutto qui?, verrebbe da dire. Si tratta di questioni già note e riferite non al domani, bensì al dopodomani: una mozione prima di Pasqua, quindi tra quasi due mesi. C'è tempo per asso…
In ossequio alle leggi non scritte della Seconda Repubblica, il governo Conte 2 è stato sottoposto ieri sera all'esame della terza Camera, ossia Porta a Porta. L'inquisitore, come tutti sanno, era Matteo Renzi e il risultato è un mezzo ultimatum ribadito e riproposto. Nel giro di qualche settimana dovrebbe essere presentata da Italia Viva la mozione di sfiducia individuale contro il ministro grillino della Giustizia, a meno che non sia ritirata la proposta sulla prescrizione di cui i Cinque Stelle hanno fatto una bandiera e che Renzi considera invece - non a torto - lo strumento più efficace per umiliare Bonafede e con lui tutto il M5S. Ma soprattutto per infastidire il Pd di Zingaretti, dimostrandone la soggezione nei confronti del partner grillino.

Tutto qui?, verrebbe da dire. Si tratta di questioni già note e riferite non al domani, bensì al dopodomani: una mozione prima di Pasqua, quindi tra quasi due mesi. C'è tempo per assorbire la minaccia, tanto più che in questo lasso di tempo si faranno un certo numero di nomine pubbliche e le forze della maggioranza saranno coinvolte. Tutte, anche le più irrequiete. Era lecito attendersi qualcosa di più dal frenetico ex premier che aveva promesso iniziative clamorose. Invece quel che abbiamo è un altro episodio della guerra di logoramento al presidente del Consiglio, sul piano personale, e all'asse Pd-5S sul terreno politico. Legittimo, ma forse abbastanza sterile per un partito che nei sondaggi resta ancorato più o meno al 4 per cento e che può solo dedicarsi a quel gioco di interdizione che pochi anni fa il Renzi delle origini giudicava con severità come tipico dei "partitini" meritevoli d'essere spazzati via.

Certo, c'è anche la richiesta di eliminare il reddito di cittadinanza, ma date le circostanze non sembra destinata a impaurire più di tanto Palazzo Chigi. Il Renzi di lotta e di governo avrebbe migliori argomenti, se volesse usarli. Ma non vuole o non può.

Probabilmente non vuole, perché sarebbe costretto a non posticipare gli ultimatum: vale a dire a ritirarsi davvero dall'esecutivo, a sfiduciare Conte, a battere gli insidiosi sentieri dell'opposizione senza una rete protettiva. Rischiando anche le elezioni anticipate.

Sono considerazioni che di sicuro l'ex premier ha messo sul piatto della bilancia, ma solo per scegliere la via più confortevole, almeno per il momento: logorare il quadro senza lacerarlo. Per quanto tempo si potrà andare avanti in questa situazione, con un governo privo di iniziative e una maggioranza scossa? L'esperienza dice: non per molto. Non al giorno d'oggi, con i suoi ritmi veloci, non paragonabili con le liturgie degli anni Sessanta. Qui è il punto che dovrebbe essere chiaro ai protagonisti e agli osservatori dello psicodramma quotidiano: la stagnazione civile ed economica corrode le istituzioni e può aprire scenari pericolosi. Non sarà con l'apporto di una pattuglia raccogliticcia di "responsabili" che Conte potrà evitare il rischio e sostenere la "cura da cavallo" di cui parla adesso.

Ecco perché c'è ancora un elemento da cogliere nella giornata di ieri ed è la proposta renziana, in apparenza estemporanea, di un patto di legislatura, aperto ovviamente a tutti, per fare le riforme. A cominciare dall'elezione diretta del premier: il "sindaco d'Italia". Concreta realizzabilità: vicina allo zero. È il coniglietto tirato fuori dal cilindro del prestigiatore: un tema non nuovo e tutto da approfondire. Colpisce che dopo aver accusato Salvini di volere i "pieni poteri", adesso si prefiguri una riforma, senza dubbio interessante sulla carta, ma suscettibile di rafforzare in modo drastico le prerogative del presidente del Consiglio proprio ora che il leghista è in testa a tutti i sondaggi. Ma forse l'idea renziana è un'altra. Si parla del "sindaco d'Italia" per bloccare l'intesa per la nuova legge proporzionale con quorum al 5 per cento. E questo è più credibile.