Un Pd finalmente di sinistra
Piero Ignazi , di PIERO IGNAZICome cambiare il partito: i nomi di Valentina Cuppi ed Emanuele Felice portano freschezza. Poi c'è la risorsa dei sindaci, a partire da Sala
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha tutte le ragioni per continuare ad esibire un'aria placida e tranquilla, Agitato non lo è mai stato, per la verità. Però ora si trova in una situazione particolarmente confortevole, quella che alcuni chiamano di "win-win": vale a dire, qualunque cosa succeda, se ne esce bene. In effetti, dopo la vittoria in Emilia-Romagna, ottenuta anche grazie agli apporti di altre componenti, come la lista Coraggiosa, guidata da Elly Schlein, e il movimento delle Sardine, la leadership di Zingaretti si è rafforzata.
Il primo segnale viene dai nuovi incarichi alla testa del partito e nella nuova segreteria, aperta e inclusiva: solo chi si sente sicuro apre i battenti a tutte le anime del partito.
La nomina alla presidenza di una giovane emiliana, sindaco di un Comune piccolo ma significativo come Marzabotto, è certo importante; e altrettanto, e forse ancor più significativo, è l'incarico d…
Il primo segnale viene dai nuovi incarichi alla testa del partito e nella nuova segreteria, aperta e inclusiva: solo chi si sente sicuro apre i battenti a tutte le anime del partito.
La nomina alla presidenza di una giovane emiliana, sindaco di un Comune piccolo ma significativo come Marzabotto, è certo importante; e altrettanto, e forse ancor più significativo, è l'incarico d…
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha tutte le ragioni per continuare ad esibire un'aria placida e tranquilla, Agitato non lo è mai stato, per la verità. Però ora si trova in una situazione particolarmente confortevole, quella che alcuni chiamano di "win-win": vale a dire, qualunque cosa succeda, se ne esce bene. In effetti, dopo la vittoria in Emilia-Romagna, ottenuta anche grazie agli apporti di altre componenti, come la lista Coraggiosa, guidata da Elly Schlein, e il movimento delle Sardine, la leadership di Zingaretti si è rafforzata.
Il primo segnale viene dai nuovi incarichi alla testa del partito e nella nuova segreteria, aperta e inclusiva: solo chi si sente sicuro apre i battenti a tutte le anime del partito.
La nomina alla presidenza di una giovane emiliana, sindaco di un Comune piccolo ma significativo come Marzabotto, è certo importante; e altrettanto, e forse ancor più significativo, è l'incarico di responsabile economico affidato ad un brillante intellettuale come Emanuele Felice, altrettanto giovane e di sinistra come la neo-presidente.
Con questa guida alle scelte economiche finalmente il Pd manda alle ortiche il neoliberismo che lo ha avvolto e soffocato per tanti anni , e sposa una politica economica in cui acquistano centralità la questione salariale, le diseguaglianze, le fratture territoriali e la protezione dei nuovi lavori (è di ieri la sentenza del Comitato dei Diritti sociali di Strasburgo che attesta la violazione della Carta europea dei Diritti sociali da parte del Jobs Act in merito ai licenziamenti). Queste nomine dimostrano che il partito democratico dispone di un ampio bacino di reclutamento di energie fresche, oltre che di personale qualificato, pronto per incarichi di rilievo: basti pensare ai sindaci delle grandi città, Beppe Sala in primis. Il Pd si trova ora nelle condizioni migliori per promuovere la propria politica senza timore delle conseguenze, perché qualunque siano le reazioni ne trae vantaggio: gli basta abbandonare l'immobilismo, e persino l'arrendevolezza mostrata fin qui, e imprimere una connotazione precisa, di sinistra, alla politica del governo.
Questo perché il Pd ha bisogno di connotarsi di nuovo come una forza politica che, oltre ai diritti civili, si interessa ai diritti sociali, e torna a parlare con quella parte della popolazione che si sente abbandonata, e perciò vota, di rabbia, chi gli offre una qualche speranza di protezione, seppure su tutt'altro piano come fa la destra leghista e meloniana. Se i partner di coalizione accettano questa virata in direzione della difesa e rimodulazione del welfare, della riduzione delle diseguaglianze, e della ricucitura delle fratture tra nord e sud, tra città e campagne e tra centri e periferie, solo per citare alcuni punti cardine di una politica economico-sociale di sinistra riformista, allora il marchio sul governo diventa il suo.
Non solo: grazie a questa impostazione autenticamente riformista - perché le riforme, ricordiamolo agli smemorati, sono state fatte nel Novecento sulla base della triade case, scuole ospedali, intonata dai laburisti nel Dopoguerra, e non per vellicare i benestanti con riduzioni e agevolazioni fiscali ad hoc - il Pd si riconnette con quell'elettorato popolare che gli è sfuggito nei gli ultimi lustri. E senza il quale rimane un partito incentrato, fin troppo, su un asse borghese-cittadino.
Se poi gli alleati recalcitrano, allora spetta a Zingaretti l'onere di lasciare il tavolo. Ma è una opportunità, perché andare alle elezioni a testa alta, con un programma di rottura e fortemente caratterizzato, offre prospettive ben migliori rispetto al vivacchiare e alle continue mediazioni al ribasso.
Il primo segnale viene dai nuovi incarichi alla testa del partito e nella nuova segreteria, aperta e inclusiva: solo chi si sente sicuro apre i battenti a tutte le anime del partito.
La nomina alla presidenza di una giovane emiliana, sindaco di un Comune piccolo ma significativo come Marzabotto, è certo importante; e altrettanto, e forse ancor più significativo, è l'incarico di responsabile economico affidato ad un brillante intellettuale come Emanuele Felice, altrettanto giovane e di sinistra come la neo-presidente.
Con questa guida alle scelte economiche finalmente il Pd manda alle ortiche il neoliberismo che lo ha avvolto e soffocato per tanti anni , e sposa una politica economica in cui acquistano centralità la questione salariale, le diseguaglianze, le fratture territoriali e la protezione dei nuovi lavori (è di ieri la sentenza del Comitato dei Diritti sociali di Strasburgo che attesta la violazione della Carta europea dei Diritti sociali da parte del Jobs Act in merito ai licenziamenti). Queste nomine dimostrano che il partito democratico dispone di un ampio bacino di reclutamento di energie fresche, oltre che di personale qualificato, pronto per incarichi di rilievo: basti pensare ai sindaci delle grandi città, Beppe Sala in primis. Il Pd si trova ora nelle condizioni migliori per promuovere la propria politica senza timore delle conseguenze, perché qualunque siano le reazioni ne trae vantaggio: gli basta abbandonare l'immobilismo, e persino l'arrendevolezza mostrata fin qui, e imprimere una connotazione precisa, di sinistra, alla politica del governo.
Questo perché il Pd ha bisogno di connotarsi di nuovo come una forza politica che, oltre ai diritti civili, si interessa ai diritti sociali, e torna a parlare con quella parte della popolazione che si sente abbandonata, e perciò vota, di rabbia, chi gli offre una qualche speranza di protezione, seppure su tutt'altro piano come fa la destra leghista e meloniana. Se i partner di coalizione accettano questa virata in direzione della difesa e rimodulazione del welfare, della riduzione delle diseguaglianze, e della ricucitura delle fratture tra nord e sud, tra città e campagne e tra centri e periferie, solo per citare alcuni punti cardine di una politica economico-sociale di sinistra riformista, allora il marchio sul governo diventa il suo.
Non solo: grazie a questa impostazione autenticamente riformista - perché le riforme, ricordiamolo agli smemorati, sono state fatte nel Novecento sulla base della triade case, scuole ospedali, intonata dai laburisti nel Dopoguerra, e non per vellicare i benestanti con riduzioni e agevolazioni fiscali ad hoc - il Pd si riconnette con quell'elettorato popolare che gli è sfuggito nei gli ultimi lustri. E senza il quale rimane un partito incentrato, fin troppo, su un asse borghese-cittadino.
Se poi gli alleati recalcitrano, allora spetta a Zingaretti l'onere di lasciare il tavolo. Ma è una opportunità, perché andare alle elezioni a testa alta, con un programma di rottura e fortemente caratterizzato, offre prospettive ben migliori rispetto al vivacchiare e alle continue mediazioni al ribasso.