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(fotogramma)

Se Milano si scopre fragile

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Il coronavirus della Covid-19 non è e non sarà la peste e tutti i medici e le autorità chiedono di tenere i nervi saldi. Ma di Alessandro Manzoni, del grande narratore lombardo dell'epidemia, è il caso di riesumare oggi una frase. La pronuncia il gran cancelliere Ferrer, che attraversa una folla minacciosa e dice al cocchiere: "Pedro, adelante con juicio". Avanti, ma con prudenza. E sembra esattamente questo lo slogan della prefettura e delle varie autorità politiche.

Nella capitale del lavoro, non si chiudono ancora gli uffici e i negozi, mai sia. Ma se serve, telelavoro da subito. Aperitivi, eventi, mostre? Ma perché no, se servono, se ci rilassano, se "incontriamo"? Eppure, "invito i milanesi alla riduzione delle relazioni sociali", dice il sindaco Beppe Sala. E aggiunge: "Si naviga a vista". Anche questa è una frase simbolo della stagione.

Milano programma la rotta, riesce a realizzare l…
Il coronavirus della Covid-19 non è e non sarà la peste e tutti i medici e le autorità chiedono di tenere i nervi saldi. Ma di Alessandro Manzoni, del grande narratore lombardo dell'epidemia, è il caso di riesumare oggi una frase. La pronuncia il gran cancelliere Ferrer, che attraversa una folla minacciosa e dice al cocchiere: "Pedro, adelante con juicio". Avanti, ma con prudenza. E sembra esattamente questo lo slogan della prefettura e delle varie autorità politiche.

Nella capitale del lavoro, non si chiudono ancora gli uffici e i negozi, mai sia. Ma se serve, telelavoro da subito. Aperitivi, eventi, mostre? Ma perché no, se servono, se ci rilassano, se "incontriamo"? Eppure, "invito i milanesi alla riduzione delle relazioni sociali", dice il sindaco Beppe Sala. E aggiunge: "Si naviga a vista". Anche questa è una frase simbolo della stagione.

Milano programma la rotta, riesce a realizzare l'Expo nei tempi previsti, cambia sovrintendenti alla Scala senza lasciare strascichi, realizza nuovi quartieri mettendo insieme capitali privati e ragionamenti pubblici. Ma d'improvviso il pronto soccorso di Codogno vince il capitale imprenditoriale e sono costrette a navigare a vista anche le aziende più grandi, con i direttori che telefonano ai pendolari, quelli che abitano nei dieci comuni della "zona rossa" e dicono loro di restare a casa. Anche le università annunciano ai 200 mila studenti che la settimana prossima saltano gli esami, niente lezioni, biblioteche sprangate.

E se non si fa più il Mido, il salone degli occhiali più grande del mondo, qualcuno comincia a temere che possa avere qualche scossone l'Evento Milanese Totale, e cioè il Salone del Mobile, che unisce come raramente nel mondo business, cultura e spasso.

L'economia generale e la politica navigano saggiamente a vista, ma nel frattempo i vagoni del metrò pieni, le sfilate della moda, i Navigli affollati mostrano fotogrammi di una città intera che non ce la fa a rassegnarsi. Che non intende smettere di essere (e di essere rappresentata come) la locomotiva Milano a causa di questi "agenti virali", invasori invisibili, ed esce lo stesso.

Accanto all'antica voglia di resistenza, cominciamo però a respirare - ed è il caso di usare questo verbo - una nuova fragilità. In quarantott'ore ci si è ritrovati, alle porte della metropoli, da zero a quasi 50 contagiati. E non è tanto l'arrivo del coronavirus a inquietare, quanto la sua padana virulenza.
L'avanzata nella pianura - anche se ufficialmente non lo dice nessuno - appare più alta rispetto ai dati che erano arrivati finora dalla Cina. Dati contrastanti si riferiscono anche al periodo di incubazione: in alcuni casi sembrerebbe ai nostri sanitari più breve rispetto a quanto non si fosse finora pensato.

Oggi, certo, si capirà più di ieri e probabilmente meno di domani. Perché, davvero, si naviga a vista e "non ci sono in questo momento emergenze tali da far provvedimenti di chiusura di servizi pubblici, ma ci stiamo attrezzando per farlo", annuncia il prefetto.

E, come lui, l'assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera, dalla notte di giovedì rassicura: "Tutti sono ai loro posti, seguiamo ogni caso, siamo attrezzati e ci aggiorniamo di ora in ora".

Le ultime conferme riguardano contagi a Sesto San Giovanni e Mediglia. È come se le pedine del virus fossero ormai vicine a dare uno "scacco" alla città, che ne ha viste tante, che era stata descritta e curata ai tempi della peste manzoniana da Tadino e Ripamonti, medici ai quali sono dedicate due vie frequentatissime. È da allora che resiste "l'eccellenza della sanità": ed è di questa che a Milano ci si fida.