Hanno chiuso il Duomo di Milano. Hanno chiuso Brera. Chiudono le scuole. L'amuchina è a prezzi da mercato nero. Hai visto la mascherina griffata, online? 190 euro. L'Italia è il malato d'Europa, guarda quanti contagi: ne parla tutto il mondo. L'allarme arriva dal Financial Times e dal Washington Post. Se ne parla a casa di domenica con figli e nipoti bambini, riuniti a tavola. E allora cosa bisogna fare? In uno sforzo di sintesi e chiarezza gli adulti elencano.
Allora. Bisogna lavarsi le mani prima e dopo aver mangiato, o quando si è toccato qualcosa che può averle sporcate. Anche se non sembrano sporche, sì: perché sono sporche di cose molto piccole che non si vedono con gli occhi. Poi. Bisogna starnutire o tossire mettendosi il gomito davanti. Non si starnutisce in faccia agli altri senza coprire la bocca. E poi?, Domanda il seienne. Perché questo lo dite sempre, questo si sa già.
Infatti sì. Infatti la…
Allora. Bisogna lavarsi le mani prima e dopo aver mangiato, o quando si è toccato qualcosa che può averle sporcate. Anche se non sembrano sporche, sì: perché sono sporche di cose molto piccole che non si vedono con gli occhi. Poi. Bisogna starnutire o tossire mettendosi il gomito davanti. Non si starnutisce in faccia agli altri senza coprire la bocca. E poi?, Domanda il seienne. Perché questo lo dite sempre, questo si sa già.
Infatti sì. Infatti la…
Hanno chiuso il Duomo di Milano. Hanno chiuso Brera. Chiudono le scuole. L'amuchina è a prezzi da mercato nero. Hai visto la mascherina griffata, online? 190 euro. L'Italia è il malato d'Europa, guarda quanti contagi: ne parla tutto il mondo. L'allarme arriva dal Financial Times e dal Washington Post. Se ne parla a casa di domenica con figli e nipoti bambini, riuniti a tavola. E allora cosa bisogna fare? In uno sforzo di sintesi e chiarezza gli adulti elencano.
Allora. Bisogna lavarsi le mani prima e dopo aver mangiato, o quando si è toccato qualcosa che può averle sporcate. Anche se non sembrano sporche, sì: perché sono sporche di cose molto piccole che non si vedono con gli occhi. Poi. Bisogna starnutire o tossire mettendosi il gomito davanti. Non si starnutisce in faccia agli altri senza coprire la bocca. E poi?, Domanda il seienne. Perché questo lo dite sempre, questo si sa già.
Infatti sì. Infatti la normale profilassi contro il contagio corrisponde alle regole igieniche elementari, alla buona educazione, al rispetto delle persone attorno, e di se stessi: guarda te se ci voleva l'emergenza sanitaria a restituire dignità all'abc della convivenza.
E per estensione, parlandone ancora un po' dopo il caffè - gli adolescenti già tornati a giocare online in Escape room, come uscire incolumi da una trappola: una delle varianti del gioco, vedo con la coda dell'occhio, si chiama Chernobyl - per estensione tornano in auge categorie in disuso, derise e desuete.
La competenza. La comunità. Sono proprio indispensabili alla profilassi, sono come il bugiardino dell'antibiotico. Per sapere cosa fare bisogna rivolgersi a qualcuno che abbia studiato la materia: non serve la chat online, il referendum dove uno vale uno è la democrazia diretta, parrucconi della casta. Serve un medico. Un immunologo, un virologo. Più in grande: una comunità scientifica.
E a proposito di comunità: perché uno sia al sicuro lo devono essere tutti, nessuno si salva da solo. Non basta essere padroni a casa propria, chiudersi, alzare il muro, pensare a sé. Perché, come tanti hanno detto tante volte a proposito dei vaccini, non posso proteggere me stesso se non si proteggono anche gli altri. Detto in altre parole: mi tutelo solo facendo in modo che ci tuteliamo tutti, e tutti insieme. Prendersi cura di sé significa prendersi cura degli altri. Ecco. Leggo, per esempio, le parole di Ilaria Capua, immunologa: parla dell'esigenza di un "collettivo sforzo di responsabilità", lei che di suo - per come è stata trattata - di sforzo deve averne già fatto parecchio.
"È una sindrome simil-influenzale", dice. Non è il caso di drammatizzare né di ridicolizzare. Non c'è da seminare il panico, ma nemmeno da fare i buffoni - scrivere meno, commentare meno sui social, per esempio, sarebbe d'aiuto. Per il resto, quel che serve è una terapia in quattro passi: cura, rispetto, competenza, comunità. Un ritorno ai quattro pilastri della convivenza. Che grande lezione, di questi tempi. Già qualcuno dice: non è arrivata per caso. Lascerei perdere anche i millenarismi. Vedo piuttosto che nell'antica disputa fra fede e scienza, messa alle strette la fede cede il passo: niente acqua nelle acquasantiere in chiesa a Vercelli, sospese le scuole di preghiera al Seminario di Padova. Nel dubbio che la Provvidenza non sia barriera sufficiente, immagino.
Poi, il resto. Sospese le gite, cancellate le sfilate, rinviati i concorsi, chiuse le Università. Armani rinuncia, la Scala cancella, il carnevale a Venezia non si fa. In tv programmi senza pubblico. Campionato di calcio in forse, misure che mai nessuna epidemia di razzismo e di violenza era stata in grado di ottenere. Le varianti grottesche: il Sud che non vuole quelli del Nord, stop agli etilometri, agli accertamenti fiscali. Ma poi chi lo sa. Magari, se chi ha nozioni ha valutato che sia giusto, è questo che bisogna fare.
Non è obbligatorio avere "una posizione" sul virus. È inevitabile avere uno stato d'animo, però. Io sono in quello che Avvenire ha scritto in prima pagina: "Prudenza e unità contro virus e paura". Prudenza e unità. Manzoni avrebbe detto: ragione e carità. A metà del 1800, a proposito della Colonna infame: "I più vani indizi, le più avventurose affermazioni" se "il sospetto e l'esasperazione" non siano frenati da "ragione e carità" hanno la triste virtù di trasformare "gli sventurati in colpevoli".
Tornando a cosa dice chi sa di cosa parla. Esiste un rischio molto grande di contagio globale, soprattutto perché in molti Paesi non ci sono gli strumenti per diagnosticare e contenere la diffusione del virus. Un'altra lezione di cui tenere alto conto: i Paesi ricchi che hanno prosperato a danno dei Paesi poveri adesso non hanno come difendersi dal rischio che arriva dai luoghi - i continenti - dove non c'è sanità pubblica e diffusa. In queste condizioni, dice Capua, "chi può stia a casa". Ma niente scuola niente pizzeria niente cinema niente teatro niente stadio niente lavoro significa, per un Paese, la paralisi. La quarantena collettiva come si sposa con il bisogno di cura reciproca, di mutuo sostegno che abbiamo appena detto indispensabile a tutti e a ciascuno?
La rete, qui, potrebbe dar prova di virtù. Il telelavoro, le lezioni online, la condivisione di protocolli, Skype. Per il tempo che serve. Per il vaccino ci vorrà almeno un anno, ho letto. I contagi aumenteranno, con l'aumentare dei controlli: se cerchi trovi. Anche il sistema dei media potrebbe conformarsi, sarebbe molto utile: non enfatizzare, non gridare. Non c'è niente di più contagioso della paura. Ho letto anche che le grandi società stanno mettendo a punto nuovi giochi online per gli isolamenti prolungati, e non dubito che presto arriveranno offerte specifiche di home cinema, serie tv. Il mercato si adatta. Pensavo che anche l'editoria potrebbe fare la sua parte, nel caso dovessimo arrivare a primavera e oltre: tutto Tolkien, tutto Cechov in offerta - per dire. Podcast di Ferrante opera omnia a 0.99. Musica in streaming, se i concerti sono annullati. Contenuti liberi per la stampa utile. Chissà. Magari.
Intanto noi da soli quel che possiamo fare è attenerci alla profilassi in quattro punti. Lavarci, non starnutire in faccia a nessuno, stare a sentire chi sa le cose, preoccuparci che stiano bene e facciano lo stesso le persone attorno a noi. Con gentilezza, se possibile. Non sentirci obbligati a replicare alla battuta del momento, anche fare silenzio qualche volta. Sull'acquasantiera non saprei. Forse chi ne sente il bisogno può celebrare il rito a secco. Sulla mascherina griffata a 190 euro invece un'idea ce l'ho. Devolvere l'incasso integrale alla ricerca scientifica, subito.
Allora. Bisogna lavarsi le mani prima e dopo aver mangiato, o quando si è toccato qualcosa che può averle sporcate. Anche se non sembrano sporche, sì: perché sono sporche di cose molto piccole che non si vedono con gli occhi. Poi. Bisogna starnutire o tossire mettendosi il gomito davanti. Non si starnutisce in faccia agli altri senza coprire la bocca. E poi?, Domanda il seienne. Perché questo lo dite sempre, questo si sa già.
Infatti sì. Infatti la normale profilassi contro il contagio corrisponde alle regole igieniche elementari, alla buona educazione, al rispetto delle persone attorno, e di se stessi: guarda te se ci voleva l'emergenza sanitaria a restituire dignità all'abc della convivenza.
E per estensione, parlandone ancora un po' dopo il caffè - gli adolescenti già tornati a giocare online in Escape room, come uscire incolumi da una trappola: una delle varianti del gioco, vedo con la coda dell'occhio, si chiama Chernobyl - per estensione tornano in auge categorie in disuso, derise e desuete.
La competenza. La comunità. Sono proprio indispensabili alla profilassi, sono come il bugiardino dell'antibiotico. Per sapere cosa fare bisogna rivolgersi a qualcuno che abbia studiato la materia: non serve la chat online, il referendum dove uno vale uno è la democrazia diretta, parrucconi della casta. Serve un medico. Un immunologo, un virologo. Più in grande: una comunità scientifica.
E a proposito di comunità: perché uno sia al sicuro lo devono essere tutti, nessuno si salva da solo. Non basta essere padroni a casa propria, chiudersi, alzare il muro, pensare a sé. Perché, come tanti hanno detto tante volte a proposito dei vaccini, non posso proteggere me stesso se non si proteggono anche gli altri. Detto in altre parole: mi tutelo solo facendo in modo che ci tuteliamo tutti, e tutti insieme. Prendersi cura di sé significa prendersi cura degli altri. Ecco. Leggo, per esempio, le parole di Ilaria Capua, immunologa: parla dell'esigenza di un "collettivo sforzo di responsabilità", lei che di suo - per come è stata trattata - di sforzo deve averne già fatto parecchio.
"È una sindrome simil-influenzale", dice. Non è il caso di drammatizzare né di ridicolizzare. Non c'è da seminare il panico, ma nemmeno da fare i buffoni - scrivere meno, commentare meno sui social, per esempio, sarebbe d'aiuto. Per il resto, quel che serve è una terapia in quattro passi: cura, rispetto, competenza, comunità. Un ritorno ai quattro pilastri della convivenza. Che grande lezione, di questi tempi. Già qualcuno dice: non è arrivata per caso. Lascerei perdere anche i millenarismi. Vedo piuttosto che nell'antica disputa fra fede e scienza, messa alle strette la fede cede il passo: niente acqua nelle acquasantiere in chiesa a Vercelli, sospese le scuole di preghiera al Seminario di Padova. Nel dubbio che la Provvidenza non sia barriera sufficiente, immagino.
Poi, il resto. Sospese le gite, cancellate le sfilate, rinviati i concorsi, chiuse le Università. Armani rinuncia, la Scala cancella, il carnevale a Venezia non si fa. In tv programmi senza pubblico. Campionato di calcio in forse, misure che mai nessuna epidemia di razzismo e di violenza era stata in grado di ottenere. Le varianti grottesche: il Sud che non vuole quelli del Nord, stop agli etilometri, agli accertamenti fiscali. Ma poi chi lo sa. Magari, se chi ha nozioni ha valutato che sia giusto, è questo che bisogna fare.
Non è obbligatorio avere "una posizione" sul virus. È inevitabile avere uno stato d'animo, però. Io sono in quello che Avvenire ha scritto in prima pagina: "Prudenza e unità contro virus e paura". Prudenza e unità. Manzoni avrebbe detto: ragione e carità. A metà del 1800, a proposito della Colonna infame: "I più vani indizi, le più avventurose affermazioni" se "il sospetto e l'esasperazione" non siano frenati da "ragione e carità" hanno la triste virtù di trasformare "gli sventurati in colpevoli".
Tornando a cosa dice chi sa di cosa parla. Esiste un rischio molto grande di contagio globale, soprattutto perché in molti Paesi non ci sono gli strumenti per diagnosticare e contenere la diffusione del virus. Un'altra lezione di cui tenere alto conto: i Paesi ricchi che hanno prosperato a danno dei Paesi poveri adesso non hanno come difendersi dal rischio che arriva dai luoghi - i continenti - dove non c'è sanità pubblica e diffusa. In queste condizioni, dice Capua, "chi può stia a casa". Ma niente scuola niente pizzeria niente cinema niente teatro niente stadio niente lavoro significa, per un Paese, la paralisi. La quarantena collettiva come si sposa con il bisogno di cura reciproca, di mutuo sostegno che abbiamo appena detto indispensabile a tutti e a ciascuno?
La rete, qui, potrebbe dar prova di virtù. Il telelavoro, le lezioni online, la condivisione di protocolli, Skype. Per il tempo che serve. Per il vaccino ci vorrà almeno un anno, ho letto. I contagi aumenteranno, con l'aumentare dei controlli: se cerchi trovi. Anche il sistema dei media potrebbe conformarsi, sarebbe molto utile: non enfatizzare, non gridare. Non c'è niente di più contagioso della paura. Ho letto anche che le grandi società stanno mettendo a punto nuovi giochi online per gli isolamenti prolungati, e non dubito che presto arriveranno offerte specifiche di home cinema, serie tv. Il mercato si adatta. Pensavo che anche l'editoria potrebbe fare la sua parte, nel caso dovessimo arrivare a primavera e oltre: tutto Tolkien, tutto Cechov in offerta - per dire. Podcast di Ferrante opera omnia a 0.99. Musica in streaming, se i concerti sono annullati. Contenuti liberi per la stampa utile. Chissà. Magari.
Intanto noi da soli quel che possiamo fare è attenerci alla profilassi in quattro punti. Lavarci, non starnutire in faccia a nessuno, stare a sentire chi sa le cose, preoccuparci che stiano bene e facciano lo stesso le persone attorno a noi. Con gentilezza, se possibile. Non sentirci obbligati a replicare alla battuta del momento, anche fare silenzio qualche volta. Sull'acquasantiera non saprei. Forse chi ne sente il bisogno può celebrare il rito a secco. Sulla mascherina griffata a 190 euro invece un'idea ce l'ho. Devolvere l'incasso integrale alla ricerca scientifica, subito.