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Il premier Giuseppe Conte nella sede della Protezione civile a Roma (ansa)

Coronavirus, il braccio di ferro dei perdenti fra governo e Regioni

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Una lacerazione tra l'esecutivo, la maggioranza che lo sostiene in Parlamento e il Nord sarebbe l'ultimo colpo inferto a un Paese in sofferenza. Urge ritrovare un certo equilibrio
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Basta un pizzico di buonsenso per capire che non è questo il momento più adatto per riproporre il conflitto tra Stato centrale e istanze federaliste delle Regioni. Quindi è positivo che si sia trovato un compromesso sulla gestione sanitaria del virus. In poche parole, sembra di capire, l’autonomia delle Regioni in materia di salute pubblica non viene intaccata, ma al governo spetta di dare un minimo di armonia e di omogeneità ai diversi provvedimenti amministrativi, così che Milano, Udine, Venezia e Bologna, per citare alcune città tutte del Nord, non producano involontariamente una cacofonia istituzionale di cui non si avverte il bisogno.

S’intende che la questione è più seria di una cattiva comunicazione tra centro e periferia. Vi si intravede la coda velenosa di una riforma poco fortunata quale fu a suo tempo la riscrittura del Titolo V della Costituzione, in particolare l’articolo 117 che regola le competen…
Basta un pizzico di buonsenso per capire che non è questo il momento più adatto per riproporre il conflitto tra Stato centrale e istanze federaliste delle Regioni. Quindi è positivo che si sia trovato un compromesso sulla gestione sanitaria del virus. In poche parole, sembra di capire, l’autonomia delle Regioni in materia di salute pubblica non viene intaccata, ma al governo spetta di dare un minimo di armonia e di omogeneità ai diversi provvedimenti amministrativi, così che Milano, Udine, Venezia e Bologna, per citare alcune città tutte del Nord, non producano involontariamente una cacofonia istituzionale di cui non si avverte il bisogno.

S’intende che la questione è più seria di una cattiva comunicazione tra centro e periferia. Vi si intravede la coda velenosa di una riforma poco fortunata quale fu a suo tempo la riscrittura del Titolo V della Costituzione, in particolare l’articolo 117 che regola le competenze dello Stato centrale e appunto delle Regioni.

Si è sempre saputo che di fronte a un’emergenza — sia essa il coronavirus, un meteorite o un terremoto — sarebbero nati seri problemi soprattutto nel campo della sanità, la cui gestione è tutta regionale. E il fatto che le Regioni del Nord possano vantare un sistema sanitario di buon livello rappresenta per loro una medaglia in chiave federalista, ma non le mette al riparo dagli scontri con Roma e dalle contraddizioni rispetto ad altre amministrazioni meno virtuose. Anzi, in questo caso lo scontro è stato accettato e rilanciato per motivi di immagine o di bandiera.

Ne deriva che chi governa ha il dovere di mettere in campo un supplemento di prudenza, evitando di soffiare sul fuoco. Una lacerazione tra l’esecutivo, la maggioranza che lo sostiene in Parlamento e il Nord sarebbe infatti l’ultimo colpo inferto a un Paese in sofferenza, ormai sull’orlo di una nuova recessione o comunque impigliato in una lunga stagnazione. L’allarme per l’epidemia si è tramutato troppo in fretta in allarmismo e poi in panico: urge ritrovare un certo equilibrio, dato che gli italiani si aspettano che la politica, quanto meno, non sia una fabbrica d’ansia. E poi c’è l’esigenza di non incrinare ancor di più la fotografia dell’Italia nel mondo, dove ormai siamo messi sullo stesso piano della Cina come nucleo di diffusione del virus.

Ha senso dunque immaginare il governo Conte, che si regge a malapena sulle due gambe Pd e Cinque Stelle, contrapposto al Nord governato dalla Lega, salvo l’Emilia-Romagna di Bonaccini? La risposta è ovviamente no. Una coalizione parlamentare Pd-5S-LeU che non ha la maggioranza nel Paese e che soprattutto non rappresenta, se non in minima parte, il consenso delle Regioni settentrionali, dovrebbe astenersi dall’ingaggiare un simile braccio di ferro, quali che siano i torti e le ragioni specifiche Se il problema sono le storture del Titolo V, l’interesse generale dovrebbe consistere nell’individuare mediazioni attraverso trattative discrete, svolte in penombra, anziché annunciare sconquassi in diretta tv.

È una fortuna che si sia posto rimedio allo strappo, ma non sappiamo quanto durerà l’emergenza e quali saranno i rischi del prossimo futuro. Quel che sappiamo è che non si può un giorno invocare l’unità politica del Paese contro i microbi cinesi e il giorno dopo ignorare il prezioso e fragile patrimonio della coesione nazionale. Non è l’ora dei soliti giochi di piccolo cabotaggio. La crisi sanitaria aiuta nell’immediato — e probabilmente solo nell’immediato — il governo Conte. A patto che non commetta gravi errori e sia sempre consapevole della sua debolezza di fondo.