Folla a passeggio in corso Buenos Aires (fotogramma)
Coronavirus, Massimo Moratti: "Capisco la nostra paura, per ripartire servono garanzie"
Dario Cresto-Dina
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di DARIO CRESTO-DINA
L'ex presidente dell'Inter è di quelli che nella Milano del virus si schierano con il partito della cautela: "La città non è diventata un deserto, ma i timori sono comprensibili. L'emergenza è reale, non è psicosi". E sulla partita con la Juve a porte chiuse: "Decisione giusta"
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
MILANO. Ci sono due partiti nella Milano del virus: quello della ripartenza ad alta velocità e quello che sì, bisogna scrollarsi di dosso l'ossessione, facciamolo pure appena sarà possibile, ma adelante con juicio. A sorpresa, Massimo Moratti ha preso la tessera del secondo. "Sono ottimista - dice - ma penso che dobbiamo affidarci alle indicazioni degli esperti, dei tecnici che sono in prima linea e che si assumono anche rischi importanti: gli scienziati e i medici".
Lei suggerisce: ascoltiamoli e sulla base di ciò che ci consigliano decidiamo. Come ha spiegato Mattarella, la conoscenza ci deve mettere al riparo dai comportamenti irrazionali?
"Certo, in un senso e nell'altro. Non è che in questi giorni Milano sia diventata un deserto, il paragone con la peste raccontata dal Manzoni è retorico e, appunto, solo letterario, ma i timori delle persone sono comprensibili. Tutti facciamo più attenzione perché si …
MILANO. Ci sono due partiti nella Milano del virus: quello della ripartenza ad alta velocità e quello che sì, bisogna scrollarsi di dosso l'ossessione, facciamolo pure appena sarà possibile, ma adelante con juicio. A sorpresa, Massimo Moratti ha preso la tessera del secondo. "Sono ottimista - dice - ma penso che dobbiamo affidarci alle indicazioni degli esperti, dei tecnici che sono in prima linea e che si assumono anche rischi importanti: gli scienziati e i medici".
Lei suggerisce: ascoltiamoli e sulla base di ciò che ci consigliano decidiamo. Come ha spiegato Mattarella, la conoscenza ci deve mettere al riparo dai comportamenti irrazionali?
"Certo, in un senso e nell'altro. Non è che in questi giorni Milano sia diventata un deserto, il paragone con la peste raccontata dal Manzoni è retorico e, appunto, solo letterario, ma i timori delle persone sono comprensibili. Tutti facciamo più attenzione perché si tratta della nostra salute, del benessere dei nostri cari, di un vicino di casa, di un compagno di banco di tuo figlio, di un collega di lavoro che ti siede accanto da anni. Guai a sottovalutare un'emergenza che è reale, come dimostra l'espansione del contagio in altri Paesi europei".
Nessuna psicosi, dunque?
"Se esiste io non me ne sono accorto. Ci saranno, senza dubbio, sentimenti personali più o meno forti, più o meno razionali, ma credo sia sbagliato colpevolizzare i cittadini. Diciamo la verità: nell'ultima settimana dalle autorità abbiamo ricevuto informazioni contraddittorie. Si è passati troppo rapidamente dall'allarme rosso alle rassicurazioni, un atteggiamento che può risultare sospetto anche se in buona fede. Giustifico la cautela delle famiglie e l'irritazione di chi non sa bene come comportarsi".
Gli intenti di governo e regioni si sono prima divaricati, poi le istituzioni hanno firmato una tregua armata sollecitati ancora una volta dal Quirinale. Il governatore della Lombardia all'inizio parla di semplice influenza poi sceglie l'autoisolamento con tanto di mascherina protettiva. È un quadro che le dà ragione.
"Non commento i retroscena politici, ma quello che viene illuminato dalla luce del sole. Lo ripeto: la gente ha fondati motivi di essere preoccupata. Non si fida fino in fondo di chi dovrebbe rassicurarla. Ha detto una cosa giusta Sala il primo giorno: le misure non si discutono, si seguono". Massimo Moratti, 74 anni Vero, ma adesso il sindaco insiste per la riapertura della città, con tanto di spot sui social. Le confesso che torna un po' alla mente il tempo della Milano da bere, senza offese. Giusto mostrare i muscoli?
"Guardi, non si tratta di gonfiare il petto, ma di seguire l'istinto di una capitale che storicamente ha saputo rialzarsi da tragedie più grandi di questa. Io dico soltanto che proprio all'istinto dobbiamo affidarci. Sarà lui a dirci quando spalancare di nuovo porte e finestre. Ma prima c'è un confine da guadagnare e ce lo deve indicare la scienza".
Qual è?
"Il termine del contagio o perlomeno una sua forte attenuazione. Mi sembra che siamo ancora lontani da questo traguardo. Fino ad allora raccomanderei prudenza, d'altra parte non stiamo facendo vita da reclusi. La paura è un avversario difficile da affrontare, ingaggia una battaglia con la nostra anima non con il nostro corpo, gli esiti del quale possono essere imprevedibili".
L'economia è ferma, i turisti rinunciano alle prenotazioni, la cultura si spegne, le scuole sono chiuse. Non sono preoccupanti segnali di resa?
"No, sono precauzioni. Siamo nel mezzo di una tempesta, bisogna abbassare la testa e andare avanti. Dobbiamo accettare un sacrificio che potrà forse durare un paio di mesi: grandi aziende, bar, cinema, sarti e parrucchieri. Dobbiamo pensare non al domani ma al dopodomani, quando staremo meglio e riprenderemo l'attività regolare. Nel frattempo abbiamo bisogno che il Paese sia unito e che le istituzioni diano una immagine di serietà e chiarezza, senza tatticismi e convenienze politiche".
Si calcola che almeno ottomila lombardi abbiano scelto di imporsi una quarantena preventiva. Lei sta prendendo qualche accorgimento, ha modificato le sue abitudini?
"Mi lavo più spesso le mani, niente di più. In ufficio rimango solo per la maggior parte del tempo. Neppure i dipendenti hanno però cambiato la loro vita, anche se non abbiamo obbligato nessuno a presentarsi al lavoro nell'ultima settimana".
Juventus-Inter a porte chiuse. Un rammarico da tifoso nerazzurro?
"Assolutamente no. Decisione giusta. Mi auguro che resti, come esempio di coerenza".